Lorenzo Baratter e gli Schützen: attesa per la decisione del GIP

Il clima politico in Trentino – è evidente – non è dei migliori: tanto che, nei giorni scorsi, si è alzato improvvisamente un vento di burrasca che ha investito il PATT a diverse riprese; quel che merita sottolineare, però, è che non siamo in una “fiction” e non siamo in un romanzo politico. Oscar Wilde potrebbe essere d’aiuto con il suo laconico e anglofono stile: “che parlino male o che parlino bene, purché ne parlino“, ma il buonsenso non porta esattamente in questa direzione.

La moda che sta dilagando localmente è quella della calunnia e del discredito preventivi, a farne le spese per dieci giorni in prima pagina sulla stampa e in TV è stato – questa volta – il Consigliere Lorenzo Baratter, coinvolto in una lunga diatriba politica, arricchita da strisce offensive e pesanti che hanno fatto il giro dei social network, accusato di un reato – peraltro gravissimo – legato alle elezioni regionali scorse, in cui si accusava – e non si tratta di uno scherzo purtroppo – di uno scambio di voti di stampo mafioso – si sottolinea di stampo mafioso, compravendita di voti – un cittadino, all’epoca dei fatti ancora non eletto in alcuna regione, che ha firmato un documento per un sostegno di beneficenza personale verso gli Schützen. Ebbene il reato – in questo caso – secondo quanto emerso oggi, non si sarebbe conformato, quindi il fatto non ha conseguenze penali.

A stabilirlo non sono stati gli utenti di facebook e di twitter e neanche i cittadini intervistati – chi è rimasto allibito ha scoperto la doppia faccia della politica parlata, chi si è dimostrato avverso e ostile ci sarà rimasto male – è stata la Procura di Trento. Che ne ha chiesta l’archiviazione.

“La odierna Richiesta di archiviazione della Procura di Trento conferma quanto ho sempre sostenuto circa l’irrilevanza penale dell’accordo del giugno 2013. In attesa della decisione del Giudice, mi permetto di invitare chi si è improvvisato investigatore, giudice e boia, a maggiore rispetto delle persone, oltre che delle istituzioni.” Ha dichiarato attraverso facebook il Consigliere provinciale e regionale Lorenzo Baratter.

Chiaro che per la cittadinanza, che si rimette un po’ a quello che dichiarano i politici stessi e che scrivono i giornali, o che si legge on line, oggi è stato un giorno bello, bello perché se si mette in dubbio l’onestà di chi governa, chi è governato non è certamente sereno.

Il caso di Baratter ha tuttavia comportato una reazione a catena, tanto che nei giorni seguenti si sono messe in dubbio altre posizioni all’interno del PATT, ma quello che non va bene, parlando chiaramente dal punto di vista di un giornale, è che taluni politici si facciano portavoce diretti di una “lapidazione mediatica” prima di avere in mano le risposte della legge.

Farsi giustizia da soli non va bene, viviamo in una società violenta, per parola e per fatti, in cui è importante attendere il percorso della giustizia, a decidere della questione sarà infatti il GIP; il danno però si è già esteso a macchia d’olio.

Questa riflessione merita, forse, anche l’attenzione “nostra” giornalistica, poiché siamo “noi” che poi possiamo influenzare e determinare pareri errati, con le conseguenze politiche del caso.

In questo caso il Consigliere Baratter ha già pagato un caro prezzo, perdendo il suo ruolo di Capogruppo del PATT, sarà certamente una perdita seppure compensata dal subentrante Ossana, una perdita che sicuramente, per come si sta muovendo il PATT in questi anni, darà – alla fine – un arricchimento. Dalla Valle Lagarina alla Valle di Non, un percorso che completa un territorio; tuttavia una perdita c’è, quella dei danni causati dalla legittimità della “pena di morte” sui social network.

Il nostro giornale più volte ha trattato questo tema: siamo una giovanissima redazione e quotidianamente siamo bombardati dalla violenza dei messaggi social, che arrivano sempre più prepotentemente e con compulsione fino al telefonino, dovremmo imparare a liberarcene, prima di esserne il “taxi” privilegiato, a maggior ragione poiché siamo giovani giornalisti, il mondo che vogliamo è quello che scriviamo.

Insomma: un gesto di nobile e spontaneo sostegno a un’associazione amata da sempre, quella degli Schützen, che fa parte di un intero percorso di vita – indipendentemente dal momento elettorale – per Baratter, è costato la pubblica gogna, un atto d’amore è diventato odio, ma specialmente quello che il cittadino votante ha diritto di sapere, cioè quali associazioni e network non profit sostengono i politici, ovvero cosa fanno i politici dei loro soldi personali e privati, con chi lavorano e perché, sapere se comprano armi, se sostengono i terroristi, se aiutano la malvivenza, per una volta che è reso trasparente, è diventato motivo di vergogna. Strana gente, parte dell’elettorato, che ferisce la politica trasparente mentre non si accorge di nulla se si parla di illegalità e omertà.

Se l’occhio che guarda è malfidato e malato, tutto sembrerà infido e malato; a quel punto essere trasparenti diventa un reato, ma contro se stessi!

Di Martina Cecco