Nelle periferie francesi regna ormai la sharia

In Francia sempre più giornalisti e reporter stanno denunciando la scomparsa delle donne – causa imposizione della sharia – dalle strade di periferia delle metropoli francesi, a partire da Parigi. A Dicembre sulla rete France 2TV la giornalista Caroline Sinz ha dato rilievo allo stato di timore in cui vivono le donne nelle periferie a maggioranza musulmana. Riporta svariate interviste dove le donne ammettono di non uscire più truccate e di indossare solo abiti larghi, la parola d’ordine é invisibilità.

Già nel 2002 Samira Belill tramite il suo libro “Via dall’inferno” ha denunciato con la sua esperienza adolescenziale la situazione drammatica delle banlieue parigine, ella tra i 14 anni e i 17 ha subito per tre volte violenze fisiche da dalle gang-bang. Per riuscire a sopravvivere in quel mondo come molte altre ragazze si è rintanata nell’alcool, nelle droghe e negli eccessi.

Ora la situazione sembrerebbe peggiorata, come denuncia Nadia Ramadna fondatrice della “Brigata delle madri”. Ella afferma che se fino ad alcuni anni fa bisognava aiutare i giovani delle banlieue parigine a non associarsi alle gang o ad associazioni malavitose, ora soprattutto per i ragazzi di origine arabo-musulmana, l’attenzione va rivolta al loro avvicinamento ai radicali islamici. Nadia Ramadna ha fondato la sua associazione per riunire le madri che vogliono combattere contro coloro che hanno intenzione di rubare i loro figli dalle loro case. Ramadna incolpa anche il governo e la direzione Francese la quale per anni elargendo libertà false e dicendo parole onorevoli ma agendo sempre nello sesso identico modo non ha fatto altro che indurire i cuori e creare ostilità. Lei e le sue compagne hanno da poco girato un video, in un bar di Parigi, in cui venivano intimate ad andarsene prima ancora di sedersi in quanto nel bar non vigono le leggi occidentali ma quel del “villaggio”, riferendosi così al Maghreb, in cui le donne non possono entrare in bar maschili.

Questo reportage ha fatto molto parlare, e la reazione del mondo politico francese è stata di completa negazione e chiusura rispetto al problema a loro dire inesistente. Il Ministro per gli Affari digitali e il primo funzionario governativo Axelle Lemaire, ha commentato l’intollerabilità della discriminazione verso le donne emersa del video però ha preso le distanze dal colpevolizzare la religione islamica.

Anche un dottor Dieder Fassin denuncia la colpevolezza della direzione politica francese, il medico francese ha seguito per ben 3 anni la polizia speciale dei sobborghi parigini, la Brigata Anticriminalità. Questo corpo ufficiale è stato creato ad hoc per poter mantenere la situazione vivibile in quelle zone della metropoli, i loro metodi si basano sul razzismo e la violenza psicologica. Questi atteggiamenti creano solo e soltanto più ostilità da parte dei giovani verso il paese di accoglienza o di nascita.

Nel 2011 invece lo studioso di questioni islamiche Gilles Kappel ha studiato come la “sharia” stava soppiantando la legge in certi sobborghi francesi. Nei suoi studi è emerso il progetto di islamizzare il nostro territorio e di marginalizzare lo stato di diritto su cui si fondano gli ideali europei. Il diritto alla famiglia e l’eguaglianza tra donna e uomo sono alla base dello stato europeo moderno ma nei quartieri dove vigono le regole islamiche ciò viene completamente cancellato. Questi quartieri sono come exclavi islamici nei territori francesi ed europei.

Tutto ciò viene negato dall’elité politica che fino ad ora ha proclamato accoglienza e benessere per tutti. Le bugie che loro si raccontano e raccontano fanno ancora più danni, fa pensare il loro rigetto nel solo ammettere che negli ultimi anni l’islam salafita ha investito, nella diffusione della sua dottrina, più di 22miliardi di dollari solo nella città di Parigi.

Beatrice Debiasi