Profughi: la chiave di Berlino per la sicurezza sarà il controllo

Una breve track list che serve per farsi un’idea della situazione attuale, in vista della prossima ondata di profughi che – inevitabilmente – arriveranno in Italia, stando anche alle previsioni fatte da UNHCR nel mese di aprile.

La situazione: l’Unione Europea ha oggi stabilito che le “terre di approdo” di profughi e migranti, cioè le nazioni che sono ai confini dell’Europa, tra cui l’Italia, hanno la conferma dell’obbligo a farsi carico della prima emergenza, fino a qui niente di nuovo, la novità è nel fatto che secondo la modifica alla “convenzione europea” il numero di persone che sono stabilite come limite massimo per l’accoglienza, se passa la nuova legge, sono il 150% di quelle previste per il 2015, cioè 3 volte tanto.

I dati di Eurostat per il 2015 dicono questo: l’anno è stato eccezionale, dal punto di vista dello spostamento migratorio e degli arrivi in Europa, che sono saliti del 72% rispetto al 2014. Le richieste accolte sono la metà del totale. Per l’altra metà il diniego.

La metà delle persone accolte è stata inserita in Germania, a seguire la Svezia, l’Italia, la Francia, il Regno Unito, l’Austria e infine l’Olanda. In Italia sono state accolte complessivamente 26 mila persone circa.

Fino a qui tutto bene, ma allora il problema delle migrazioni dove sta? Sembra veramente un assurdo gioco di numeri, ma il problema reale è quello della migrazione non regolare, cioè le persone che non maturano diritti lavorativi e non hanno un carteggio sufficiente per poter essere ritenuti rifugiati. I numeri di queste persone emergono sporadicamente, cioè durante le sanatorie, che ogni volta rivelano quanti sono realmente gli “invisibili” in Italia.

In questo periodo non si parla – chiaramente – di sanatorie, però le cifre, calcolate facendo la differenza tra domande presentate, accolte e rimpatrio, in Italia, sono di circa 70 mila unità, cioè più del doppio delle persone che hanno ottenuto la certificazione per rimanere nel nostro paese.

Poco ci giova sapere che in realtà l’Inghilterra, la Spagna, la Grecia e il Portogallo hanno problemi molto più gravi dell’Italia, rispetto alla presenza di “invisibili” sulla carta. Sono queste infatti le nazioni in cui è eluso con più portento il principio di legalità.

L’Italia, con i suoi quasi 70 mila “invisibili” si trova a fare i conti, di fatto, con il problema delle presenze di lavoratori impiegati nel settore agricolo “a nero” prevalentemente nel Sud Italia, come mostrano le statistiche, nonché di persone che non hanno una fissa dimora e non risultano, se non quando sono “pizzicati” dalla Polizia in nessun carteggio ufficiale.

Cosa ne pensano i cittadini e cosa ne pensano gli operatori del settore? Lo scollamento tra la società, la politica e la legge è proprio qui: la società è fortemente divisa, a seconda della situazione personale, tra coloro che sono decisamente fermi contro il fenomeno delle migrazioni irregolari e coloro che, al contrario, sono libertari in merito, non è possibile tracciare una linea di demarcazione per stabilire con precisione il sentore della comunità italiana. Quello che invece si può dire è un’altra cosa: secondo Frontex il non rispetto della legge è un danno, paradossalmente il rigorismo appoggia le tesi del centrodestra italiano, per cui di fronte alla legge una persona che non è in possesso di diritto di permanenza o non è in attesa del diritto può essere arrestata ed essere reclusa fino a 18 mesi, nel caso in cui non possa essere rimandata a casa. La politica, invece, ci fa pensare il contrario: cioè che in Italia sia quasi legittimo permanere anche senza diritto.

Sarebbe dunque interessante porsi un quesito: come mai l’Italia fa emergere il problema degli “invisibili” invece le nazioni maggiormente interessate non lo fanno? Raramente infatti si sente parlare di Inghilterra, Spagna, Portogallo, in riferimento al trattamento dei migranti, con un sentore che porta a pensare che in queste nazioni il migrante non regolare sia rispedito a casa; non è così. La differenza sostanziale è che in Italia, il migrante non regolare, emerge: è il paradosso di un buon sistema di controllo da parte delle Forze dell’Ordine.

La cittadinanza italiana però ha paura. I fattori che portano i cittadini ad avere paura sono i seguenti: l’emergere nelle cronache di episodi di violenza tra migranti, violenze sessuali, sessismo, latenti cellule terroristiche, aggressioni, furti, spaccio, barbonaggio. I dati esatti su cosa pensino gli italiani in merito agli stranieri sono dati dal Cestim e dal Censis, che in merito ha elaborato un preciso quadro del pensiero degli italiani nei confronti del migrante.

La realtà: l’80% delle persone straniere criminali proviene dalla migrazione non regolare, cioè si tratta di migranti clandestini o in qualche modo presenti illegalmente in Italia.

Secondo il Centro Migrazioni di Torino, un ufficio studi che si occupa di stranieri a livello regionale, il problema dei migranti relativamente al crimine è un problema di inadeguatezza delle leggi (2013) e in questo confermerebbe il precedente studio relativo a Immigrazione e Illegalità pubblicato dall’Università di Firenze (2009). In primis quindi la distinzione tra reati generici e reati “propri” di un tipo di società che sono tipici di uno status (ad esempio la clandestinità); in secondo luogo manca una legge che consenta un approccio al migrante che sia alternativo ai due attuali: l’accoglienza o la regolarità.

In sostanza l’Europa non sarebbe preparata alla migrazione di lungo raggio, quella che prevede lo spostamento attraverso diverse nazioni di una massa di popolazione e che mette dunque i migranti nella posizione di essere propensi alla delinquenza.

Una buona notizia c’è: nonostante la percezione del reato sia notevolmente aumentata (sono aumentati i controlli e le notizie in merito) il numero dei reati è in diminuzione. Sono in diminuzione i reati intra-stranieri ma hanno maggiore risalto sulla stampa, sono diminuiti i crimini organizzati ad opera di associazioni straniere (emergenza che si rifà ai primi anni 2000), ad eccezione degli eventi terroristici (emergenza relativa agli anni 2014/16).

Tutto tenderebbe a evidenziare che il futuro italiano potrebbe essere ancora migliore, perseverando nel migliorare le leggi, aumentare i controlli, monitorare, anche con la stampa, le situazioni rischiose, entrando nel merito del disagio in anticipo. Esattamente coincidente con quanto stabilito oggi a Berlino. Tuttavia la politica, in questo senso, è latente (ad eccezione a onor di cronaca degli ululati della Lega Nord) poiché è assolutamente un dato di fatto che il Governo in carica, Renzi, limitatamente alla politica di accoglienza, investe molto poco in fatto di comunicazione con e per la cittadinanza italiana, lasciando e delegando quindi alle Regioni di affrontare il problema dei “profughi” secondo un principio di assegnazione che – dal punto di vista strettamente geopolitico – produce certamente poco risultato in fatto di integrazione.

Migrazioni temporanee? Questo è il punto critico. La politica messa in atto attualmente in Italia è una politica adatta a situazioni temporanee (2/3 anni) ma secondo quanto relazionato dalla UNHCR la permanenza e lo sviluppo di questo fenomeno non sarà di durata inferiore ai 6 anni, anche se i numeri delle presenze potranno diminuire, particolarmente per quanto riguarda i profughi che provengono dalle terre di Siria. Motivo per cui tutto fa pensare che siamo solo all’inizio di un lunghissimo percorso che non si attenuerà. Dunque – a maggior ragione – la politica dovrà lavorare sull’integrazione e sulla creazione di reti educative alla legalità. In questo modo proteggendo, anche, laddove necessario, la cittadinanza.

 

Di Martina Cecco