Trump telefona ai maggiori leader mondiali, scordandosi dell’Italia

A una settimana dal suo insediamento alla Casa Bianca, il nuovo Presidente Usa Donald Trump ha contattato telefonicamente i capi di Stato e di Governo dei più importanti Paesi del mondo per rimarcare le relazioni diplomatiche in corso e per parlare dei grandi temi che interessano la sicurezza (inter)nazionale.

Sulla sua pagina Facebook Trump ha resi pubblici gli argomenti affrontati nelle telefonate coi leader mondiali contattati: primo fra tutti, il Presidente russo Vladimir Putin, il quale ha telefonato a Trump congratulandosi per la sua vittoria alle scorse elezioni americane e per la cerimonia d’insediamento. Il dialogo con Presidente russo ha portato a un maggiore rapporto d’amicizia tra le due superpotenze, che intendono concentrare le proprie energie nella lotta al terrorismo islamico in Medio Oriente – soprattutto in Siria.

Dopodiché è stata la volta del Premier australiano Malcom Turnbull: la telefonata di 25 minuti ha avuto come oggetto di discussione principalmente «la duratura forza e la vicinanza del rapporto tra Stati Uniti e Australia, che è fondamentale per la pace, la stabilità e la prosperità nelle regioni asiatiche e del Pacifico, oltre che nel resto del mondo», si legge sulla pagina Facebook di Donald Trump.

Infine è stato il turno del Presidente francese Francois Hollande e della Cancelliera tedesca Angela Merkel. I temi toccati nella telefonata col Primo Cittadino di Francia sono stati la sicurezza del Vecchio Continente e la lotta ai foreign fighters; inoltre il Presidente statunitense ha espresso il suo cordoglio per le vittime dei numerosi attentati terroristici avvenuti negli ultimi anni in Francia. Gli stessi argomenti sono stati il perno della conversazione con la Cancelliera Merkel, la quale ha inoltre invitato il neo-Presidente ad Amburgo per il prossimo G20 Summit.

A discapito delle sue recenti dichiarazioni in merito al ruolo della Nato («La Nato è un’organizzazione obsoleta»), il Presidente Trump ha convenuto con Hollande e la Merkel che per raggiungere gli obiettivi di sicurezza globale e sconfiggere lo Stato Islamico è necessario sia rafforzare i rapporti bilaterali sia gli sforzi nelle spese militari all’interno della Nato. Da ciò si evincerebbe la reale intenzione di Donald Trump di non abbandonare né scalfire (ancora, per lo meno) il Patto Atlantico, bensì di utilizzare tutto il suo potenziale contro il terrorismo in Medio Oriente.

Così il nuovo Inquilino alla Casa Bianca ha provveduto a tessere e ricucire i rapporti diplomatici con gli altri Paesi in lotta contro L’Isis. Fa riflettere che l’Italia, uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, nonché storicamente a stretto contatto col mondo arabo, non sia stata minimamente calcolata. Ancora un’altro schiaffo diplomatico al Paese che, se in passato fu grande, oggi è abituata a ricevere solo rimproveri, umiliazioni e silenzi.

D’altro canto, questo trattamento di sufficienza non è altro che “pan per focaccia”: perché mentre gli altri leader europei hanno avuto il senno e l’accortezza di non esprimersi mai preventivamente su Trump e le elezioni americane, è da ricordarsi l’imbarazzante commento dell’ex-Premier italiano Matteo Renzi che invocava la vittoria di Hillary Clinton su Trump prima dello spoglio dei voti: «Sono ore decisive per gli Stati Uniti e quindi per il mondo. Tra qualche ora sapremo il nome del 45° presidente americano ed è ovvio che questa scelta influenzerà moltissimo il mondo dei prossimi quattro anni. Noi… speriamo che sia femmina, come recitava il titolo di un vecchio film».

Il silenzio di Trump con l’Italia potrebbe essere dovuto anche per una questione di non-rispetto: la stima dev’essere reciproca, soprattutto se si parla di uno dei Paesi più influenti e potenti al mondo. Alle prossime elezioni di un Paese estero rilevante nello scacchiere internazionale i futuri capi di Governo imparino dalla figuraccia di Renzi, e facciano log out da tutti i social network.

Giuseppe Comper