Gerusalemme tra Israele e Palestina: intervista all’imam Breigheche

Aboulkheir Breigheche, medico in pensione e imam del Trentino – Alto Adige, nonché responsabile della comunità islamica locale, promuove la pace tra popoli e si prodiga per l’integrazione dell’islam in territorio trentino e altoatesino. Ha sempre condannato con fermezza gli attentati di matrice islamica avvenuto in Europa, sottolineando la devianza degli attori sanguinari e ricordando che la sua è una religione di pace e amore, alla ricerca della convivenza civile.

E proprio di questi tempi la questione integrazione è più attuale che mai, dopo il riconoscimento di Gerusalemme come Capitale dello Stato d’Israele da parte del Presidente Usa Donald Trump, scatenando l’indignazione dei popoli musulmani in Medio Oriente e nel resto del mondo.

In particolare, dott. Breigheche, pensa che la decisione del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme come Capitale dello Stato d’Israele sia effettivamente un passo verso la pace in Medio Oriente oppure porterà ancora piú guerra?

Tutto il mondo sta assistendo a una situazione a dir poco allarmante per le conseguenze della politica del Presidente americano e dell’amministrazione americana nel suo insieme. Una politica fatta di sfide continue alla logica dei Diritti Umani a vari livelli per imporre la sua linea e la sua visione dove può arrivare.
Non sarà ultima la sua decisione di riconoscere Gerusalemme unita come Capitale indivisibile dello Stato di “Israele” e come città totalmente ebraica, ignorando la realtà delle cose, cioè che Gerusalemme appartiene anche ad un altro popolo, quello palestinese, come ad altri religioni, e seppellendo così tutte le speranze del progetto costruito dai suoi predecessori e dall’Unione Europea: quello di creare per i palestinesi un loro Stato.
Invece no, lui va oltre, scappa più avanti e più lontano, comportandosi così a causa della bassa popolarità che ha nel suo Paese da “realista più del re”, ignorando i legittimi diritti del popolo palestinese.
Il risultato sarà sicuramente più disordine, più guerra e più morti, che sono già numerosi, senza aver sciolto il nodo principale e più ingarbugliato: quello dei diritti di un popolo che viene privato dai suoi diritti naturali pur vivendo sulla propria terra.

E come crede che debba porsi l’Europa, e nello specifico l’Italia, nei confronti di questa scelta?

I Ministri degli Esteri dell’Unione Europea incontrando Netanyahu (Premier israeliano, ndr) hanno giustamente già detto No a questa decisione unilaterale di Trump, distinguendosi e così facendo allineandosi al fianco della ragione. L’Italia e l’Europa fanno bene di comportarsi in questa maniera autonoma per vari motivi, non meno importante quello dei rapporti storici, geografici e umani che la legano con l’area del Medio Oriente (che è piuttosto Vicino Oriente).

Qualche giorno dopo la decisione di Trump i leader di 57 Paesi musulmani si sono riuniti a Istanbul per riconoscere Gerusalemme Est come Capitale della Palestina: come commenta la notizia?

E’ stato un gesto doveroso per la posizione che Gerusalemme ha nella religione islamica, nella storia dell’islam e nella coscienza di ogni musulmano. Anche per arginare reazioni violente che potrebbero danneggiare il potere di ciascuno di questi governi.

Protagonista dell’incontro è stato Recep Tayyip Erdogan: crede che il Presidente turco voglia (e possa) porsi come leader di un’eventuale alleanza musulmana internazionale?

Erdogan, che conserva tuttora rapporti diplomatici con il governo israeliano, ha già acquistato una popolarità considerevole nel suo Paese, la Turchia, e nel mondo arabo islamico non certo per questo gesto, ma per le concrete conquiste di enorme importanza che ha realizzato per il suo Paese e per il suo popolo.
D’altra parte quando la Turchia si vede snobbata e abbandonata dall’Unione Europea non ha altre scelte che cercare alleanze altrove, con il mondo islamico compreso.

di Giuseppe Comper