CONFERENZA STAMPA MEDICI SENZA FRONTIERE: “YEMEN, DISASTRO UMANITARIO”

Subito una risposta internazionale“. Il discorso del dr. Ghazali Babiker, capo missione di MSF in Yemen da tre anni.

In due conferenze stampa, ieri ad Amman e New York, Medici Senza Frontiere ha espresso crescente preoccupazione per le persone bloccate dal conflitto in Yemen. Sebbene la situazione ad Aden sia leggermente migliorata da quando le forze della coalizione hanno ripreso l’area del porto, la situazione resta drammatica.

Si tratta di un disastro umanitario che richiede una risposta internazionale urgente, come spiega in coda il capomissione di MSF nel paese.

La chirurga italiana Lamia Bezer (nella foto), appena rientrata da Aden dove era responsabile medico del nostro ospedale, racconta alcuni drammatici momenti della sua esperienza, “un massacro mai visto”: “Le vittime sono portate a braccio da decine di persone che li hanno raccolti sul campo di battaglia, o in questo caso, dalle macerie delle loro case che sono state bombardate alla cieca. Qualcuno mi prende la mano. Abbasso lo sguardo e vedo questi due occhi sgomenti e pieni di lacrime. Avrà sette anni o giù di lì, sta singhiozzando, mi dice qualcosa in arabo che io non capisco: Voglio la mia mamma! Poi corre fuori da solo alla vana ricerca e scompare nella folla“.

La sua testimonianza completa è qui: https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/blog/yemen-linconfondibile-suono-del-massacro – video audio.

In generale dal paese, B-roll per le tv, fotogallery e un briefing paper a questo link: https://www.dropbox.com/sh/os8h8500k02kgho/AAD6zo2vWm9mID0wX_FCywNfa?dl=0

Gli ultimi mesi hanno visto un grave deterioramento delle condizioni dei civili in Yemen. L’avvio di una campagna internazionale di bombardamenti nel marzo 2015 è l’ultima fase di una transizione politica fallimentare iniziata quando l’ex-Presidente Saleh ha lasciato il potere più di tre anni fa.

Da allora gli Yemeniti subiscono una violenza continua e quotidiana, temono per le proprie vite e per quelle dei propri cari, faticano a trovare cibo e acqua sufficienti per sopravvivere. Tutto questo comporta anche una grave limitazione della capacità delle persone, dalle donne incinte ai combattenti feriti, di accedere alle cure mediche. Alcune strutture e operatori sanitari sono stati colpiti dagli attacchi. La maggior parte dei centri sanitari ha chiuso perché non avevano forniture sufficienti o perché il personale medico è fuggito. Quelli ancora operativi hanno una capacità ridotta perché non hanno abbastanza carburante per i generatori. Mancando carburante e mezzi di trasporto, le poche strutture sanitarie ancora funzionanti sono difficili da raggiungere per chi ha bisogno di cure mediche.

La mancanza di forniture mediche e la scarsa disponibilità di carburante e cibo sono effetti collaterali tangibili dell’embargo sulle armi imposto dalla coalizione all’inizio del conflitto. Ad aprile il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rafforzato la legittimità di questo embargo, che nella pratica è ricaduto sui civili. Anche se l’obiettivo dell’embargo era un altro, la riduzione delle importazioni che raggiungono porti e aeroporti nel paese ha avuto gravi ripercussioni sulla popolazione, già indebolita da decenni di povertà e malnutrizione.

Medici Senza Frontiere chiede a tutti coloro che si trovano nella posizione di facilitare l’arrivo di beni umanitari, carburante, benzina e forniture mediche, di farlo con urgenza.

Purtroppo le restrizioni esterne imposte sugli Yemeniti non sono gli unici ostacoli che deve affrontare chi ha bisogno di cure mediche urgenti. In un Paese sempre più diviso e devastato dai combattimenti, le persone si trovano sempre di più di fronte a un bivio: aspettare per recarsi alle strutture mediche così da evitare zone pericolose, oppure cercare di attraversare posti di blocco che spesso non autorizzano nemmeno il passaggio delle emergenze mediche.

L’assistenza umanitaria deve essere garantita e le parti in guerra devono facilitarla, come indicato dal diritto internazionale umanitario. In Yemen, la possibilità di fornire assistenza medica indipendente e neutrale è ostacolata da processi complessi, dal tentativo delle parti in conflitto di controllare le risorse umanitarie disponibili, dal blocco e dalla confisca degli aiuti umanitari.

Nel frattempo, la risposta internazionale a questa crisi è decisamente inadeguata e limitata negli obiettivi e nell’impatto. Lo Yemen sta affrontando una fase del conflitto estremamente complessa, che richiede operatori umanitari esperti di conflitti e una leadership di qualità in grado di negoziare per portare assistenza a tutte le comunità vulnerabili. Nonostante i rischi, alcune organizzazioni hanno dimostrato che lavorare all’interno del paese su ampia scala con staff internazionale esperto è possibile.

Un problema costante è il disinteresse dei donatori internazionali per gli appelli lanciati dalle organizzazioni umanitarie. Oggi la maggior parte delle organizzazioni nel Paese è costretta a utilizzare i finanziamenti di una delle uniche fonti disponibili – una fondazione caritatevole saudita. Ma questi finanziamenti potrebbero essere visti con sospetto dai gruppi armati contrapposti e qualunque organizzazione fosse assimilata a una delle parti del conflitto vedrebbe compromessa la propria possibilità di operare.

Per MSF il sistema di aiuti internazionali deve impegnarsi subito e con maggiore forza per lo Yemen. La mobilitazione di organizzazioni umanitarie esperte in conflitti e crisi, meccanismi di finanziamento più rapidi e l’impiego permanente di staff esperto nel paese sono elementi chiave per recuperare la parvenza di una effettiva risposta all’emergenza.

Ma puntare tutto sull’assistenza umanitaria è come usare un cerotto per fermare un’emorragia. Nessuno sforzo umanitario avrà successo se le parti del conflitto non faranno la propria parte nel facilitarlo, indipendentemente dai propri obiettivi politici e militari.

Le parti del conflitto devono ridurre al minimo la sofferenza imposta sui civili evitando di attaccare quartieri densamente abitati e infrastrutture civili come ospedali e impianti per il trattamento dell’acqua. Devono consentire che i rifornimenti necessari raggiungano le persone che ne hanno bisogno. Devono impegnarsi in qualunque azione possa diminuire i livelli di violenza. Devono favorire tregue o cessate il fuoco per aiutare le comunità locali, che vivono nel terrore costante, ad avere accesso a beni di prima necessità e cure mediche.

Gli Yemeniti chiedono un maggiore impegno umanitario e un maggiore rispetto. MSF auspica che il loro appello sia ascoltato da chi può aiutarli nella loro lotta quotidiana per la sopravvivenza.

In Yemen MSF lavora a Aden, Al-Dhale’, Taiz, Sa’ada, Amran, Hajjah, Ibb and Sana’a. Negli ultimi quattro mesi MSF ha curato più di 1000 feriti a causa del conflitto. MSF ha portato nel paese 165 tonnellate di aiuti umanitari per le strutture che gestisce o supporta. MSF ha anche fornito supporto durante le emergenze agli ospedali locali in collaborazione con il Ministero della Salute locale. MSF ha fornito formazione sulla gestione di ondate di feriti nei governatorati di Sana’a, Al-Baydha, Sa’ada, Lahj, Aden, Marib, Hodaida, Hajjah, Ibb and Taiz. Oggi MSF opera nel paese con 726 operatori locali e 64 internazionali.

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