EBOLA VIRUS: E’ LA STORIA CHE SI RIPETE?

Tra il 1957 e il 1960 lo scienziato polacco Hilary Koprowski sperimentò il vaccino orale antipolio in Africa, nel Congo Belga, coltivando in tessuti di reni di scimpanzé il virus della poliomielite, altrimenti nota come paralisi infantile: una malattia acuta, virale, altamente contagiosa che si diffonde da individuo a individuo principalmente per via oro-fecale. Nel filtraggio del vaccino, con ogni evidenza, oltre al virus inattivato della polio, passarono altri virus animali. Tramite la sperimentazione umana del vaccino creato da Koprowski si rivelò il virus dell’immunodeficienza umana: l’HIV, derivato dall’SIV (Simian Immunedeficiency Virus), legato a varie specie di scimmie. L’esistenza dell’HIV venne riconosciuta soltanto a partire dagli anni ’80, quando si diffuse in tutto il mondo, dilagandosi in una vera e propria pandemia attraverso l’AIDS, ovvero la sindrome da immunodeficienza acquisita. A differenza di tutte le altre epidemie fino ad allora conosciute, questa fu a lungo mortale in percentuali vicine al 100% dei casi diagnosticati, pur nella variabilità dei tempi di sviluppo dei sintomi.

Quest’anno, su una popolazione mondiale di circa 7.261.472.757, i morti causati da AIDS sono 1.198.616, e le cifre aumentano di secondo in secondo.

L’epidemia del mortale virus Ebola, scoperto in Uganda nel 1976, anch’esso nella Repubblica Democratica del Congo, si è diffusa nell’ultimo mese del 2014 in tutto il mondo con una velocità che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità “non ha precedenti nei tempi moderni”. Il bilancio provvisorio conta oltre 2.500 morti e quasi 5.000 persone infettate in Africa Occidentale. Un virus di tale portata potrebbe essere utilizzato come arma biologica, infatti come agente di bioterrorismo, è classificato di categoria A.

Gli scienziati del Pentagono stavano sviluppando il vaccino contro questa epidemia ormai da 30 anni. Proprio a fine agosto 2014 lo hanno usato per la prima volta in fase sperimentale su due medici: i primi americani colpiti dal virus Ebola, entrambi poi guariti. A seguito di tale successo, di fronte a un contagio giudicato ormai fuori controllo, il presidente Obama, ha affermato che “il mondo ha la responsabilità di agire”. L’Unione Europea ha risposto al suo appello stanziando ben 150 milioni di euro per curare i pazienti infetti, arginare il contagio, rafforzare i sistemi di assistenza sanitaria e migliorare la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento idrico e le strutture igienico-sanitarie, in Africa Occidentale.

Cosa aspettano gli Stati Uniti d’America per curare la malattia visto che hanno il vaccino? Forse la decisione di portare tremila soldati a Monrovia, la capitale della Liberia, è un preludio a una simile azione? Certo è che spesso sui vaccini si compiono delle speculazioni economiche. Basti ricordare, ad esempio, l’influenza suina del 2009, l’aviaria del 2003, il “morbo della mucca pazza” scoperta nel 2000. Per contenere queste epidemie, dopo i primi casi di contagio di ognuna, furono venduti vaccini in numero esorbitante, mandando la popolazione mondiale in costante stato di allerta, di panico. Sembra strano che al giorno d’oggi di queste malattie virali non si faccia più menzione.

Alessandra Schirò

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