GAZA: CRONISTORIA DI UN CONFLITTO

Una macchina si accosta e li fa salire ma i tre ragazzi non arriveranno mai. 18 giorni dopo la scomparsa i loro corpi vengono ritrovati nel villaggio di Halhul, vicino Hebron. Un omicidio brutale, che ha compromesso in maniera irreversibile il complicato rapporto tra Israele e Palestina.

Nelle ore successive alla scomparsa il premier Netanyahu ha accusato di terrorismo Hamas dichiarandolo responsabile dell’assassinio dei tre ragazzi (nonostante alcuni giorni dopo diverse siano state le voci di smentita).

Hamas è un movimento all’interno della resistenza palestinese, filiazione del Partito dei Fratelli Musulmani. Integralista e radicale, si è fatta portavoce delle istanze anti-occidentali e anti-israeliane in Palestina e nel 2006 ha vinto le elezioni della Striscia di Gaza, nonostante le forti opposizioni dei vicini israeliani, cresciute soprattutto nei giorni precedenti il rapimento, quando stavano per concludersi gli accordi di unità nazionale tra Hamas e l’Autorità Nazionale Palestinese guidata da Abu Mazen, per la guida del Paese, che avrebbero legittimato, definitivamente la leadership di Hamas anche a livello internazionale.

Al fine di facilitare le ricerche dei giovani israeliani, le frontiere intorno a Hebron, roccaforte di Hamas in Cisgiordania, sono state bloccate, così come sotto il nome di “Brothers’ keeper” è iniziata l’offensiva di Israele. L’operazione, ufficialmente avviata con l’obiettivo del ritrovamento dei ragazzi e della cattura del/dei rapitore/i, ha consentito di mettere in atto diverse azioni militari nei confronti del movimento lungo tutto il territorio della Cisgiordania.

Dopo la scoperta dei corpi la situazione è precipitata. Il governo israeliano ha continuato a fare pressioni sul premier per lanciare la definitiva offensiva con l’obiettivo di colpire non solo la Cisgiordania ma anche e soprattutto la striscia di Gaza e le operazioni si sono intensificate.

Hamas è stata ufficialmente colpita. Il 7 luglio 5 membri del movimento sono stati uccisi, scatenando la controffensiva di Gaza che ha risposto ai bombardamenti lanciando razzi Qassam M75 in direzione delle città israeliane al confine.

Da qui il vortice di violenza non si è più arrestato e l’8 Luglio è iniziata l’operazione “Margine di Protezione”di Israele, definita come un’azione di legittima difesa nei confronti del terrorismo di Hamas, voluta in nome della pace e mossa dalla preoccupazione di tutelare la sicurezza dei cittadini israeliani, dei civili palestinesi e della comunità internazionale dagli attacchi delle milizie fondamentaliste islamiche.

Motivazioni che hanno facilmente giustificato la politica di non intervento di molti degli Stati Occidentali nonostante i continui attacchi di entrambe le fazioni, attacchi predisposti per fomentare odio inutile, utilizzando senza vergogna le vite degli innocenti che combattono all’esterno dei palazzi del potere, dove, invece, si gioca la reale partita per il controllo del territorio.

Mentre il cielo sopra Gaza e il Neghev veniva solcato dai razzi e dai raid, una delle battaglie principali di questa guerra si è combattuta proprio all’interno dei tunnel sotterranei scavati da Hamas per collegare la Striscia a Israele, simbolo della resistenza di Gaza.

Durante gli anni dell’occupazione e dell’embargo poi, i tunnel sono stati, infatti, di vitale importanza sia per il commercio (naturalmente di contrabbando dati i blocchi israeliani),  l’approvvigionamento delle risorse necessarie alla sopravvivenza della popolazione e il rifornimento delle armi per gli attivisti. “Sono il cordone ombelicale che nella Striscia isolata garantisce la sopravvivenza alle famiglie”, come li ha definiti Carlotta Macerollo, giornalista di Rai News, invisibili anche agli occhi dei droni.

In questo mese di aperto conflitto il bilancio delle vittime è cresciuto in pochi giorni in maniera esponenziale.

Secondo i dati raccolti dall’United Nations Relief and Works Agency (UNRWA) dall’inizio del conflitto 1843 Palestinesi sono morti, di questi ben l’85% erano civili; 6 sono le scuole, usate come rifugio bombardate e danneggiate; 67 sono invece gli Israeliani uccisi, tre dei quali civili.

E questo considerando che il numero degli abitanti della Striscia di Gaza è pari a 1,8 milioni, mentre a Israele abitano 7,9 milioni di persone.

Questi sono i dati raccolti fino al 5 Agosto al momento dell’entrata in vigore della tregua di 72 ore accettata da entrambe le parti.

Purtroppo però il “cessate-il-fuoco” è finito come è iniziato: altri razzi sono stati lanciati su Israele che accusa Hamas di non aver rispettatola tregua. Dopo aver negato la responsabilità dell’attacco, Hamas incolpa Israele di voler continuare a combattere, non avendo risposto a nessuna delle richieste portate a Il Cairo per l’accordo definitivo.

E come in un’inquietante partita di ping-pong dove a rimbalzare sono però le accuse e i bombardamenti, il numero delle vittime continua a salire insieme al numero delle persone sfollate e al numero delle macerie di una città ormai da ricostruire.

Anna Maurizi

 

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