L’abisso di Berlino: i giovani che vivono di alcolismo e droga

La Berlino della seconda guerra mondiale, della morte e della rinascita, del muro e della musica elettronica, visitata e fotografata ogni anno da milioni di turisti, nasconde un aspetto importante della sua cruda realtà: il degrado, l’abbandono, l’alcolismo e la droga. Ma non si sta parlando di adulti, di extracomunitari, di gente che ha perso il lavoro con una famiglia a carico, ma di giovani che decidono di scappare da casa e dai propri genitori. Sono tossicodipendenti e depressi. La loro casa è diventata la strada, tra i quartieri più comuni e le piazze più note come Alexanderplatz, e le strade più buie e i parchetti abbandonati.

Sul giornale die Welt vengono raccontate alcune storie, ad esempio quella di Jonathan, 20 anni, che se ne sta seduto su una sedia pieghevole verde in mezzo ad Alexanderplatz. Alcuni passanti lo osservano incuriositi e scioccati. A lui sembra non importare. Con le dita sporche sguscia un uovo. Vicino a lui siedono i suoi amici, due ragazzi e due ragazze, e tra loro si trova una bottiglia mezza vuota di liquore alla mela.

Quando il 20enne Jonathan commette una rapina segue sempre lo stesso schema: prima cerca un vicolo, poi punta un coltello o un bastone alla sua vittima e dice: “un controllo delle tasche, per favore.” Questo è di solito sufficiente per Jonathan per ottenere quello che vuole: un portafoglio, magari un cellulare.

Ogni giovedì si parcheggia ad Alexanderplatz un furgoncino con all’interno vari tipi di alimenti: dal panino integrale con salsiccia, a banane, mele, kiwi, uova, condimenti, yogurt alla frutta, acqua calda per il tè, succo di frutta, preservativi, cerotti, creme per ferite. Tutto materiale del quale giovani come Jonathan e i suoi amici hanno bisogno. Frank Fischer e l’autobus bianco appartengono al Servizio di Emergenza berlinese per la salvaguardia dei bambini. “Noi siamo l’ultima spiaggia per i ragazzi come Jonathan.”

Chi vive in strada assume quasi sempre delle droghe

“Queste sono le anime spezzate dei bambini”, afferma Fischer. La frase suona un po’ come un cliché. “Molti di loro non hanno mai ricevuto affetto”. Nonostante le frasi fatte, restano entrambe delle crude verità. Sono soggetti che fanno fatica a relazionarsi con gli altri, violenti, tossicodipendenti. Giovani come Jonathan e i suoi amici hanno però i peggiori requisiti per ottenere un aiuto. Il motivo? Assumono droghe. E le droghe sono nella procedura vietate. Ne sono dipendenti e non possono smettere all’improvviso per ottenere aiuto. Al contrario, necessitano di un aiuto per smettere.

Esattamente come le droghe, anche la violenza può essere motivo di rifiuto. Suona plausibile, ma nella realtà per questi giovani la violenza è all’ordine del giorno, è come se fosse un’abitudine normale, come per altri può esserla suonare il clarinetto o fare i compiti. Questi giovani hanno avuto un’infanzia segnata dalla violenza, e non hanno imparato che era qualcosa di sbagliato, anzi, hanno imparato a diventare violenti a loro volta.

“A 18 anni ho cominciato a bucarmi”

Jonathan dice di sè che dalla droga più leggera è passato all’eroina. Poi solleva la bottiglia di alcool e ne prende un gran sorso. “Le mie giornate cominciano sempre con un bicchierino”. Ha cominciato con l’alcool, poi voleva qualcosa di più forte, percui è finito nel giro dell’eroina a 18 anni. Sua madre l’ha buttato fuori di casa proprio per colpa della droga, mentre suo padre a malapena lo conosce. C’è soltanto una persona nella sua vita su cui pensa di poter contare: Lina, la sua fidanzata. Un metro e cinquanta, capelli neri rasati da un lato.

I Ragazzi dello Zoo di Berlino che non se ne sono mai andati

Sono circa 29.000 i giovani che in Germania non hanno una dimora fissa. La cifra è una stima della comunità nazionale per l’aiuto ai senza tetto (BAGW), anche se non potrà mai essere esatta in modo assoluto: contare con precisione i senza tetto presenti in Germania, ovvero persone che ritirano la propria registrazione, risulta difficoltoso. Nel 2014 i giovani senza tetto ammontavano a 335.000, vale a dire il 18% in più rispetto al 2012. Il prossimo anno probabilmente saranno 200.000 in più. Se i conti quadrano, in Germania le persone senza una casa diventeranno presto 536.000.

Questa storia riprende una realtà già descritta e narrata alla fine degli anni 70 da Christiane Vera Felscherinow, una ragazza che ha voluto denunciare le problematiche sociali dei giovani di allora tramite la sua opera autobiografica Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino. Il suo background personale, infatti, caratterizzato da episodi famigliari di violenza, l’hanno spinta a stringere amicizia con altri giovani altrettanto problematici. La situazione non sembra essere, ad oggi, cambiata.

Melissa Toti Buratti