La razionalità di Kim Jong-un e la follia dettata dalla paura della sconfitta

Negli ultimi tempi sui media si assiste col fiato sospeso al braccio di ferro tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, entrambi dichiaratisi disposti ad utilizzare qualunque mezzo per dimostrare al mondo chi è il più forte. E’ quanto confermato dal video diffuso da Kim Jong-un dopo la parata della Giornata del Sole, in cui si trasmette la simulazione di un missile che dalla Corea del Nord esplode negli Stati Uniti, bruciando la bandiera a stelle e strisce. Un segnale esplicito che dimostra la disponibilità ad attaccare l’America in risposta a qualsiasi tipo di minaccia concreta da parte di Washington.

Fin dal giorno del proprio insediamento, lo scopo del leader nordcoreano è stato quello di difendere il regime da tre principali minacce: la prima è un intervento militare straniero, il quale ha portato leader come Gheddafi ad essere rimossi con la forza; la seconda minaccia proviene dall’interno ed è un possibile colpo di Stato, il cui timore ha indotto Kim ad uccidere razionalmente i famigliari costituenti una potenziale minaccia al suo potere; il terzo rischio è rappresentato da una possibile rivolta popolare, la quale spinge il leader nordcoreano a mantenere il Paese in condizioni estremamente povere, con un’economia relativamente primitiva. La volontà di conservare un sistema chiuso e auto-centrato rientra in un progetto perfettamente calcolato, il quale vede nella liberalizzazione dell’economia un pericolo che porterebbe la società nordcoreana a rendersi conto delle effettive mancanze rispetto al resto del mondo. E’ per questi motivi che il regime fa affidamento soprattutto sulle armi nucleari, le quali costituiscono la principale difesa per la casa regnante. I nordcoreani vivono inconsapevoli di ciò che accade nel resto del pianeta e il loro unico punto di contatto con l’esterno è proprio Kim.

I media occidentali hanno finora rappresentato Kim Jong-un come un folle che agisce senza una spiegazione razionale e, di conseguenza, come qualcuno da combattere solo attraverso la guerra. Il pensiero unico è imposto dal credo statunitense, da sempre concepito come difensore degli interessi dell’occidentalità; di conseguenza, quando nel 2002 Bush dichiarò che la Corea del Nord è uno “Stato canaglia” insieme all’Iraq, tutto l’Occidente ha cominciato a rapportarsi alla nazione nordcoreana come tale. Se Obama si era mostrato più incline al soft power nelle relazioni internazionali, Trump non ha esitato a ripristinare l’hard power tanto caro a Bush. La Corea del Nord, infatti, ha recentemente accusato gli USA di “disturbare la pace e la stabilità globale, insistendo in una logica da gangster”.

Alcuni, come il Presidente delle Filippine Duterte, hanno insinuato che il vero obiettivo di Kim sarebbe quello di distruggere il mondo e di giocare con oggetti il cui scopo non è quello di divertire. Il Segretario di Stato americano Tillerson ha dichiarato sul leader nordcoreano: ”Può essere spietato. Può essere un assassino. Può essere qualcuno che per molti aspetti considereremo irrazionale per i nostri standard. Ma non è folle”. Dal canto suo, Trump continua ad adottare strategie contraddittorie: da un lato affida alla Cina il compito di fermare le mire espansionistiche della Corea del Nord, dall’altro lato continua a perseguire dure sanzioni contro Pyongyang le quali vengono puntualmente evase, come si evince dal rapporto della commissione incaricata dal Consiglio di Sicurezza ONU. L’atto di forza di Trump nei confronti della Corea del Nord è stato condannato anche da Putin, che lo ha definito un atto di prepotenza ingiustificato pari a quello contro Assad in Siria.

Ciò nonostante, al momento nessuno sembra voler fare effettivamente il primo passo: se Pyongyang attaccasse, si troverebbe contro anche Cina e Giappone, mentre se fossero gli USA ad attaccare per primi, causerebbero una strage in Corea del Sud grazie ai 12.000 missili puntati su Seul. La bomba atomica oggi è diventata una minaccia per antonomasia e il fallimento dei test balistici della Corea del Nord confermerebbero il detto che “can che abbaia non morde”. Dunque, i continui giochi di forza attuati da Kim Jong-un sarebbero dettati dallo stato di isolamento internazionale della Corea del Nord, spaventata dalla potenziale caduta della famiglia Kim. Il leader sembrerebbe voler perseguire la dottrina dell’Uomo Pazzo di Nixon, secondo il quale farsi credere folli e imprevedibili incuterebbe maggior timore al nemico. Forse Trump dovrebbe ricordare più spesso che la bomba atomica è stata usata due sole volte nella storia. E indovinate un po’ da chi.

di Antonella Gioia

[Photocredit: ItalNews]