Militarizzazione dell’Artico e Questione delle Isole Kurili: la partita aperta tra Russia e Giappone

Perché la Russia sta implementando le sue basi militari nell’Artico? Era il mese di settembre scorso quando il Ministro della Difesa sovietico così dichiarava:  “Non lo nascondiamo, di fatto abbiamo completato la costruzione di una base militare nelle Isole della Nuova Siberia, sull’isola Kotelny. Si tratta di una grande base, nemmeno in epoca sovietica esistevano simili, è una struttura moderna, con tutte le attrezzature necessarie di difesa,” aveva detto Shoygu. Parliamo della militarizzazione dell’Artico e della lesione del diritto alla dignità storica e culturale della popolazione, seppur esigua, delle Isole Kurili.

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Ora, a distanza di qualche mese, riemerge la Questione delle Isole Kurili, un gruppetto di isole che, come si evince dalla mappa che pubblichiamo, ha avuto un destino conteso che risale al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale e che si chiude, appunto con il 1945. Anno di attribuzione del controllo delle isole all’Unione Sovietica.

Se la Guerra Fredda è finita, il Muro di Berlino è caduto, in questa terra di confine, abitata in origine da una popolazione autoctona lappone/nipponica, come ben dimostrano lingua e tratti somatici, sulla carta e nei tavoli diplomatici la questione è ancora aperta. Stando dalla parte di Putin si tratterebbe sostanzialmente di un problema di ratificazione delle decisioni ONU, che non sarebbero mai state controfirmate dal Giappone, stando invece dalla parte del Giappone si tratterebbe di un’imposizione sostanzialmente gratuita dettata da questioni politiche che non erano legate alla storia della nazione.

Dunque la Seconda Guerra Mondiale non ha lasciato solo la Questione Sudtirolese e la Questione Istriana, in sospeso, insieme alla Questione Palestinese; come non ha lasciato scampo in Europa lo stesso è accaduto in altre nazioni. In questo caso però con minor fortuna per le popolazioni residenti. Dalla penisola della Kamchatka fino ad Hokkaido infatti il controllo è russo e Putin ha stabilito di insediare in quei meravigliosi atolli una postazione militare. Una logica completamente diversa rispetto ai principi umanisti europei che tengono in considerazione le popolazioni locali, i diritti umani e la libertà di decidere insieme come sviluppare il territorio.

Chilometri di isolette vulcaniche fantastiche – razionalità vorrebbe da proteggere come patrimonio dell’umanità – che per motivi politici sono ora un accesso a una grande postazione di difesa del Nord del Mondo.

Le Isole Kurili infatti sono di fatto annesse alle altre isole giapponesi, dal punto di vista geologico: l’atollo si collega in modo naturale alla penisola russa, ma questo ha poco a che fare con la politica; nel 2016 saranno oggetto di sviluppo militare, secondo il piano “Infrastructure developments in the Kuril Islands” che sarà operativo a partire dal 2018. Non dimentichiamoci, però, che anche in Italia abbiamo ospitato le basi Nato, che sono tutt’ora attive lungo lo stivale. La logica di controllo della “pace mondiale” passa dunque attraverso opere di militarizzazione del territorio, ma la militarizzazione dell’Artico, è necessaria? Navi, sottomarini e potenziale nucleare mobile, sarebbero le novità, ma per controllare chi?

Il piano di sviluppo militare nell’Artico è in atto da due anni, tuttavia per Tokyo l’occupazione anche militare delle isole consiste in un vero e proprio attentato alla storia della popolazione locale. Ad occuparsi della Questione delle Isole Kurili attualmente è un mediatore politico, il Dr. Christof Lehmann, che oltre che essere il portavoce sulla stampa di altre trattative internazionali, ad esempio sulla Questione Palestinese, sta cercando di fare chiarezza sui principi umanitari e sul diritto internazionale relativamente alle posizioni tra Russia e Giappone, una ferita che – a distanza di 70 anni dalla fine della guerra – non è ancora sanata.

Di Martina Cecco

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