Ospedali colpiti da raid, MSF: appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

“Il discrimine che può rendere questo incidente mortale una grave violazione del diritto internazionale umanitario non è la sua intenzionalità” continua Meinie Nicolai di MSF.“Mentre le coalizioni internazionali combattono con diverse regole d’ingaggio in un’ampia serie di guerre, dall’Afghanistan alla Siria allo Yemen, i gruppi armati non possono eludere le proprie responsabilità sul campo semplicemente negando l’intenzionalità di un attacco contro strutture protette come un ospedale.”

La natura del bombardamento contro il centro traumatologico di MSF a Kunduz, e i ricorrenti attacchi contro strutture mediche in Afghanistan, richiedono da tutte le parti del conflitto una chiara riaffermazione dello status di protezione dell’azione medica nel paese. MSF deve ottenere queste necessarie garanzie in Afghanistan prima di prendere qualunque decisione sulla possibilità di riavviare in modo sicuro le proprie attività mediche a Kunduz.

Il prossimo martedì 3 maggio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite voterà una risoluzione per fermare futuri attacchi contro ospedali, pazienti e civili nelle zone di guerra. MSF ne ha seguito da vicino la redazione e ora vuole dare alla propria richiesta la maggior forza possibile.

Nello specifico, MSF chiede che la risoluzione:

– Riaffermi il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario da parte di tutti i Paesi

– Garantisca la possibilità di fornire assistenza medica imparziale, proteggendo gli operatori sanitari e tutti i pazienti, indipendentemente da chi sono (come afferma il Diritto Internazionale Umanitario)

– Stabilisca investigazioni indipendenti efficaci sugli attacchi contro le strutture sanitarie per individuare i responsabili.

Su Facebook e Twitter si può sovrapporre alla propria immagine profilo l’icona del bersaglio #NotATarget, per ribadire in modo diretto e personale che i civili non sono obiettivi militari. 

Lunedì 2 maggio alle 12.00 la piattaforma Thunderclap invierà un messaggio simultaneo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da parte di tutte le persone che hanno aderito alla mobilitazione.