La Brexit un anno dopo: l’elettorato inglese non è più diviso

Dimenticate un Paese diviso. Ora che i giochi sono stati aperti e che  il governo inglese è nel pieno delle trattative con Bruxelles, la Gran Bretagna presenta già un nuovo volto.

Le elezioni anticipate del dopo Brexit avevano mostrato ancora una volta la spaccatura interna del paese. La vittoria amara di Theresa May, messa alle strette dall’avanzata dei Labouristi guidati da Corbyn e costretta ad un governo di larghe intese con gli Unionisti nordirlandesi, stava per provocare un ulteriore Alt alle trattative con l’Unione Europea.

Il pronto intervento della Regina, che pare abbia dato alla May il via libero per creare un nuovo esecutivo, è servito per togliere dall’impaccio i Conservatori, alle prese con un forte calo di consensi. Ma in aiuto al nuovo governo pare sia venuta anche gran parte di quell’elettorato che nel referendum del 2016 aveva votato per rimanere nell’Unione.

Il sito inglese YouGov riporta una netta inversione di tendenza tra le file dei remainers, ovvero quelli che avevano votato per rimanere all’interno dell’UE. Il 23% pare infatti abbia cambiato idea, non tanto sulla scelta fatta un anno fa, ma sulla necessità di appoggiare il governo inglese nelle sue trattative con Bruxelles. Il popolo inglese sembra, dunque, disposto a mettere da parte le faide interne pur di ottenere un accordo più vantaggioso con l’UE nelle trattative del dopo-Brexit.

Che sia stato l’intervento della Regina o semplicemente il fatto che ormai i cittadini inglesi si sono resi conto di non poter più tornare indietro, quello che è certo è che a distanza di un anno dal referendum per la Brexit, che si era concluso con poco più della metà dei votanti (52%) favorevoli a lasciare l’Unione Europea, la situazione sembra essere decisamente cambiata.

A dispetto, quindi, di tutti i pronostici che davano una Gran Bretagna divisa a metà ipotizzando addirittura un ritorno alle urne, adesso si cerca solo di capire chi uscirà vincitore dal tavolo delle trattative. La doppia lama che si era scagliata sul popolo inglese, dividendolo in leavers (favorevoli a lasciare l’Unione Europea) e remainers (chi invece ha votato per rimanere), si è trasformata in un tridente con la punta rigorosamente rivolta contro Bruxelles.

Il nemico comune sembra aver messo – se non tutti – quasi tutti d’accordo, favorendo soprattutto i Conservatori che nelle ultime elezioni avevano perso la maggioranza. Ció è manifestazione di un crescente spirito nazionalista che potrebbe ridisegnare gli equilibri sorti con le scorse elezioni e far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei Tories.

L’appoggio di  una ritrovata parte di elettorato permetterebbe al governo di aver più facilità di manovra nelle trattative del dopo Brexit e soprattutto rafforzerebbe la posizione dei Conservatori al governo qualora i negoziati andassero a buon fine per la Gran Bretagna.

Negoziati già nel vivo, con le ultime notizie che danno Downey Street già in vantaggio. Pare infatti che per i viaggiatori dell’Ue non sarà necessario un visto per entrare nel Paese, favorendo così turismo e commercio. Tutt’altra storia per chi invece vuole studiare o lavorare nell’ambita isola. Dal 2019, anno in cui entrerà formalmente in vigore la Brexit, studenti e i lavoratori dovranno avvalersi di un regolare permesso di soggiorno.

Un anno dopo il referendum, la situazione in Gran Bretagna sta cambiando. Se alla vigilia si presentava spaccata a metà, ora che il dado è stato tratto e non resta che scegliere tra loro e noi, gli inglesi hanno le idee chiare. Nazionalismo o no, il popolo inglese sembra aver deciso.

Camilla Marotta

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