“War Room”: La parola a Vladimir Putin

Il 22 novembre il Presidente della Federazione Russa Vladimir Vladimirovich Putin ha rivelato ai media occidentali l’esistenza di una “war room”, della quale i cittadini russi erano già a conoscenza almeno dal giorno dopo la strage di Parigi. Essa si sviluppa su tre livelli ed è situata all’interno del Centro di controllo nazionale della difesa di Mosca. È dotata di schermi cinematografici da cui avviene il controllo delle azioni militari in tutto il mondo in diretta. Per quanto agli occhi dei più sensibili una cosa del genere possa assumere connotati diabolici e spaventosi, Putin ci ha tenuto a sottolineare che questa “camera dei bottoni” rappresenta di fatto il primo passo nella coalizione con la Francia alla lotta al terrorismo.
Sicuramente si tratta di una strategia coraggiosa ed efficace contro la minaccia sempre più impellente dell’ISIS, quindi contro il possibile scoppio di una nuova guerra di distruzione mondiale. In questo modo il controllo è diretto e il Presidente segue le vicende in prima linea in stretto accordo con il Ministro della Difesa Sergey Kuzhugetovich Shoygu.
Dal 30 settembre 2015 la Russia ha dato il via alla campagna anti-ISIS in Siria per supportare Damasco nell’opposizione ai guerriglieri islamici, effettuando allora il primo bombardamento aereo sulla zona di Homs. Il mese dopo precipitava sul monte Sinai l’Airbus A321 diretto a San Pietroburgo, portando via 224 vite.
Il 17 novembre, a seguito di accurate indagini, il direttore del Servizio federale di sicurezza russo ha comunicato che “Durante il volo è esplosa una bomba con potenza equivalente a 1,5 kg di TNT. Di conseguenza l’aereo si è disintegrato nell’aria, il che spiega l’estensione dell’area, nella quale sono stati rinvenuti i frammenti della fusoliera”. Il presidente Putin, da parte sua, ha descritto l’attentato come uno dei crimini più sanguinosi della storia e ha assicurato che “in qualunque punto del mondo si trovino, responsabili dell’attentato nel Sinai, saranno individuati e puniti”, invocando il diritto all’autodifesa nazionale sulla base all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, come risposta al tale attacco terroristico.
Il 18 novembre 2015 la flotta militare russa colpiva le cellule dell’ISIS in Siria con 34 missili sganciati sia a terra che in mare, sulle navi che trasportavano il petrolio da quell’area fino in occidente. Tale strategia di attacco è stata presentata da Sergey Shoygu come un tentativo di annientarne l’economia che indirettamente alimenta il terrorismo.
Oggi il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konashenkov, ha dichiarato inoltre che tra il 20 e il 22 novembre l’esercito di Mosca ha colpito 472 infrastrutture dei terroristi dell’ISIS nelle province di Aleppo, Damasco, Idlib, Latakia, Hama, Homs, Raqqa e Dei-ez-Zor con 141 raid aerei. Per gli animi più sensibili uno scenario del genere non può che rappresentare uno scempio, una condanna disumana per le vite dei civili siriani, la distruzione di Sodoma e Gomorra narrata nel libro della Genesi trasposta nella realtà immanente. Rimane però innegabile che si tratti di una schiacciante vittoria militare in risposta alla barbarie dei terroristi e mirata a cessare le ostilità.
Un dettaglio da non tralasciare, infatti, in questo conflitto formatosi inizialmente sul web a suon di propaganda tra video di decapitazioni attuate dai guerriglieri islamici e indignazione sui social network, poi sfociato in sanguinose tragedie, è l’opinione pubblica. Sulla base di questo la famosa agenzia di sociologi russi “Obščestvennoe Mnenie” (FOM) ha condotto un’indagine su un campione di mille persone. I due terzi degli interrogati hanno risposto che le operazioni militari consentite da Putin in Siria porteranno la Federazione Russa a esercitare un buon ascendente sulla politica mondiale, determinando la fine del conflitto con l’ISIS. Una nota senz’altro positiva scaturita da questa indagine è che il 91% degli intervistati ha dichiarato di tenersi costantemente informato riguardo la faccenda.
Per concludere, occorre ricordare che l’Europa è avvolta da un clima di cupo sconcerto determinato dalle gravi perdite umane nella strage consumatasi a Parigi lo scorso 13 dicembre. Presumibilmente lo stesso dolore avrebbe portato le flotte francesi a bombardare la città siriana di Raqqa due giorni dopo. In questo scenario di conflagrazione mondiale, spicca il ruolo della Federazione Russa. Trattasi, infatti, di un grande e decisivo alleato, oltreché di una Potenza da non sottovalutare nella scacchiera geopolitica per le sue iniziative in materia di difesa militare e ordine pubblico.
Alessandra Schirò

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