La caccia all’ebreo in Francia ad opera dei musulmani

Ritorna la caccia all’ebreo in Francia, solo che questa volta non ad opera di nazisti. Oggigiorno sono i musulmani a macchiarsi di atti di antisemitismo che a Saint Denis, Bondy, La Courneuve, Sarcelles, Stains e altri comuni del Grand Paris sono cominciati con la seconda Intifada dei primi anni Duemila e si sono intensificati dopo le stragi di Merah a Tolosa e gli attentati islamisti a Parigi.

La situazione ha portato molti ebrei francesi a fuggire in Israele, come riporta il Corriere della Sera, nel 2015 sono stati oltre 8000, i più numerosi al mondo per il secondo anno consecutivo. Molti altri che continuano a considerare la Francia come il loro Paese scelgono di cambiare zona e di vivere raggruppati.

Il metodo usato dai musulmani è quello della rapina con la scusa che gli ebrei sono sempre ricchi. Avvengono così rapine non solo di notte, ma anche in pieno giorno e nella totale impunità. Da anni le banlieue francesi sono in mano alla criminalità organizzata, criminalità che a volte utilizza anche le leggi islamiche per imporre la propria volontà.

Nel corso degli anni si sono verificati spesso episodi di rivolta, scaturiti dall’emarginazione sociale, fino a quelli dell’ottobre-novembre del 2005. La cosiddetta langue de la banlieue (“lingua di periferia”) indica un gergo usato nei quartieri popolari, è un misto di verlan e di termini provenienti dalle lingue d’origine dei migranti. Anche il termine banlieusard (“abitante della banlieue”) ha assunto una connotazione peggiorativa.