Dal 1970 in Europa è calato il numero di attentati

Ogni giorno lo schermo della televisione e le frasi sui quotidiani si macchiano di sangue per colpa di un nuovo attentato terroristico, o di qualche pazzo che si lancia sulla folla con un camion a Nizza o che rincorre la moglie incinta con un macete a Reutlingen, o che si fa esplodere a un centro commerciale a Monaco di Baviera, emulando l’organizzazione Islamica che ad oggi sta facendo più distese di morti della storia. Non ci si sente sicuri e si crede che un simile putiferio sia scoppiato in questi pochi anni, non contando, invece, quanti altri ce ne siano stati in passato.

Sul sito Watson.ch nella rubrica Wissen (sapere) si legge un articolo molto interessante riguardo gli attentati e la pericolosità dell’Europa prima e dopo la nascita dell’Unione Europea. Com’è cambiata la situazione dagli anni 70/80 a oggi?

Il titolo “Gli anni dimenticati del terrore” fa subito riferimento ad un periodo storico del Novecento in cui ci sono state ondate di terrorismo sanguinario che, tuttavia, sono state dimenticate. Tramite grafici si nota che fino a dieci anni fa c’erano fino a 500 attacchi terroristici all’anno, più di uno al giorno, in Europa, e più di 700 arresti. Sono stati “dimenticati” perchè nessuno pensa più al conflitto dell’Irlanda del Nord, durato dal 1969 al 1998, a causa del quale morirono in Gran Bretagna e Irlanda circa 3500 persone, con 10 mila bombe fatte esplodere da organizzazioni criminali quali l’Armata Repubblicana Irlandese e la protestante Ulster Defence Assosiation. Città come Belfast, Manchester, Brighton, Whiteall e tante altre erano state attaccate spietatamente. Questa lotta di sangue si concluse dopo ben tre decenni con il patto tra cattolici e protestanti del 10 aprile 1998, nonostante la radicale Real Irish Republican Army continua ancora oggi a condurre una guerra con attacchi esplosivi.

Il conflitto basco, il quale protagonista era il gruppo Euskadi Ta Askatasuna, lottò in Spagna dal 1959 per ottenere l’indipendenza della regione basca, e fino al 2009 ha ucciso più di 800 persone.
L’attentato alla stazione di Bologna, del 1980, chi se lo ricorda? Morirono 85 persone quel giorno, e 200 rimasero feriti. E’ stato un attentato che, fino ad oggi, ha avuto le più difficili conseguenze nell’Europa del dopoguerra.

Il 21 febbraio 1970 esplose una bomba a bordo del volo Swissair 330, sul quale il capitano cercò di tornare indietro a Zurigo. Non facendocela, l’aereo esplose in una foresta. In realtà la bomba era stata progettata contro i passeggeri israeliani del volo El Al, che però partì con ritardo da Monaco a Tel-a-Viv.
La Rote Armee Fraktion (RAF, la frazione dell’armata rossa) era un’organizzazione terroristica di estrema sinistra che uccise 34 persone negli anni 70 e 80, ma durante gli attentati ne vennero ferite circa 200. Molte delle vittime erano agenti di polizia e soldati, come anche forze politiche ed economiche.
Il gruppo terroristico palestinese Schwarzer September (Settembre nero) colpì all’inizio degli anni 70 con un’ondata di molteplici attacchi in tutta Europa, come ai giochi olimpionici estivi a Monaco e all’Aeroporto di Atene.

Dal 2011 in poi sono stati tuttavia registrati più attacchi, sia per colpa degli attacchi del gruppo islamico ISIS, sia perchè gli attentati vengono registrati (dal 2012) elettronicamente tramite i computer, quindi anche i più piccoli attacchi fanno numero.

In Europa occidentale gli attacchi terroristici hanno ucciso meno di dieci persone ogni anno negli ultimi 15 anni, nonostante non siano dilazionati con regolarità nel tempo e, invece, ci siano anni più sanguinosi di altri, come il 2004 a Madrid in cui 191 persone restarono vittima di numerosi attacchi e nel 2005 a Londra ne rimasero uccise 52 durante l’attacco alla metropolitana. Indimenticabile l’assassinio del norvegese Anders Behring Breivik nel 2011, che uccise senza pietà ben 77 persone, tra cui moltissimi ragazzi e ragazze norvegesi, per motivi razziali.

La concentrazione dell’Unione Europea si sofferma certamente sulla propria situazione, senza badare ingenuamente a quanto più grave e maggiori siano gli attentati nella zona asiatica che comprende l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan, la Nigeria, l’India e via discorrendo, dove si contano 8797 attacchi e 42760 morti soltanto in Iraq. Le organizzazioni terroristiche più pericolose al mondo in assoluto sono in Perù, Afghanistan (Talebani) e Colombia, a seguire in Spagna (ETA), Irlanda del Nord (IRA), India, Siria e Iraq, Filippine, Yemen e Nigeria.

Alla polemica buonista che vuole difendere la religione islamica sostenendo il fatto che “anche i non-islamici uccidono e fanno crimini”, sul sito si possono leggere dei dati che, comunque, confermano la tesi contraria: è vero che anche cristiani, atei o altre religioni compiono crimini, ma quelli di matrice islamica ne commettono in maggior numero e più frequentemente.

Melissa Toti Buratti