Ritorna l’asse franco-tedesco

Già il 15 maggio, data in cui Macron ha fatto la sua prima visita all’estero ed esattamente a Berlino, si era prospettata l’idea di una rigenerazione dell’asse franco-tedesco sulla stessa scia di quanto fatto da Mitterand per dare un nuovo impulso all’Europa, che sembra, in questi ultimi tempi, arrancare e agire in maniera forse fin troppo cauta. Il 15 maggio sono emerse solo delle intenzioni, insomma un po’ la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo. La Merkel e Macron hanno sciolto il ghiaccio, e hanno ben affermato come l’Europa senza una stretta collaborazione tra Francia e Germania non può crescere; inoltre, si è ben chiarito che i trattati possono essere cambiati. Ovviamente, per poter procedere con una revisione dei trattati bisogna prima avere un’intesa e soprattutto un progetto, quindi stabilire dove e come si deve intervenire. Sin da allora, perciò, è stato chiaro come Francia e Germania abbiano iniziato a tracciare una road map, che porterà, nell’immaginario comune della cancelliera e del capo dell’Eliseo, ad un’Europa più salda e forte.

I due leader non hanno dovuto aspettare molto per poter concretizzare quelle che erano semplicemente delle intenzioni: in seguito alla riunione del Consiglio Europeo la Merkel e Macron hanno, infatti, tenuto una conferenza stampa congiunta. Era dall’epoca di Sarkozy che i leader di Francia e Germania non facevano una simil cosa: durante il mandato di Hollande i rapporti con la Merkel non erano così buoni, anzi! Una conferenza congiunta è un chiaro segno di come la Merkel appoggi totalmente la linea di Macron, che ribadisce la necessità di un asse franco-tedesco dicendo: “quando Francia e Germania non sono d’accordo, l’Europa non avanza”. L’obiettivo è giungere a delle soluzioni insieme, senza però, come la stessa cancelliera ha sottolineato, escludere gli altri Paesi: tutti dovranno lavorare insieme e giungere ad intese, ma ciò che può davvero incentivare i lavori in Europa è uno stretto legame tra Francia e Germania, come se questi due Paesi fossero il faro che, con la sua luce, guida chi si perde. “Gli interessi della Germania sono legati a quelli della Francia. La Germania sta bene se l’Europa sta bene, e l’Europa sta bene se la Francia è forte” – questo ciò che la Merkel aveva dichiarato durante l’incontro del 15 maggio, e che sembra essere stato ribadito il 23 giugno.

L’intesa e la collaborazione franco-tedesca è essenziale per i due leader, ma a cosa porterà o dovrebbe portare quest’asse? Macron si mantiene moderato, sostenendo che bisogna lavorare insieme e valutare ciò che si ottiene in concreto, invece di fare promesse che creano solo pressione.

In questa prima conferenza insieme, Berlino e Parigi sembrano intenzionate a creare un progetto europeo che si propone di meglio coordinare i 27. Già il prossimo 29 giugno la Merkel ha invitato i leader europei che parteciperanno al G20 di Amburgo 7 e 8 luglio, ad un incontro per prepararsi meglio all’evento rispetto al G7 di Taormina. Inoltre, alla conferenza si accenna alla questione degli immigrati, e a come l’Italia sia stata pressappoco inascoltata ed è proprio questo mancato equilibrio nella solidarietà che ha condotto l’Europa ad una sempre più pressante necessità di abbozzare e poi mettere in pratica un ambizioso progetto europeo per “migliorare la gestione delle nostre frontiere”, come ha suggerito Macron. Il che comporta delle regole comuni sull’asilo, e un maggior sostentamento dell’Italia, che è il principale Paese a soffrire di ondate immigratorie dai numeri record. Francia e Germania hanno poi considerato anche l’importanza di agire sul piano delle relazioni con Russia e Turchia a causa delle rinnovate sanzioni alla prima e ai difficili rapporti tra Berlino e Ankara.

Si nota bene che l’esito di questo primo Vertice è nel senso dell’indispensabilità di un asse franco-tedesco, quale baluardo di un rinnovato equilibrio in Europa e un propulsore dell’attività in seno ad essa. Macron è fermamente convito che “l’asse franco-tedesco è necessario, seppure non sufficiente per il successo dell’Europa” e che bisogna riabbracciare il metodo di lavoro adottato da Helmut Kohl e François Mitterand.

di Lorena Bisignano

[photocredit: The Local]