La bufala sull’abuso di Olio di Palma nelle industrie alimentari

In queste ore circolano con sempre maggiore frequenza numeri sulle importazioni di olio di palma nel nostro Paese. Alcune organizzazioni agricole italiane hanno parlato di un +212% di prodotto arrivato in Italia negli ultimi 10 anni, ma quanto finisce davvero nei prodotti alimentari e quanto invece serve ad altri usi? L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile ha fatto chiarezza su questo aspetto, analizzando meglio i dati e spiegando quali sono gli effettivi consumi in Italia di questo ingrediente. “Negli ultimi dieci anni i volumi complessivi di olio di palma importato in Italia sono effettivamente aumentati, ma bisogna precisare che le quantità utilizzate dall’industria alimentare sono rimaste pressoché stabili, con una crescita media inferiore al 2% annoha spiegato Giuseppe Allocca, Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile.

 

Nel 2005 l’olio di palma importato nel nostro Paese e destinato a uso alimentare ammontava a circa 325.000 tonnellate, che oggi sono diventate circa 386.000 (dati ISTAT). Senza considerare che una quota importante di questa materia prima, pari a circa il 25-30% del totale, riprende la strada dell’estero visto che i prodotti in cui viene utilizzata sono uno dei vanti del made in Italy esportati in tutto il mondo. Questi numeri, ovviamente, non tengono conto del fatto che ci sono anche alcuni prodotti che possono scadere (sia quelli nei magazzini della GDO che quelli in casa) o che nei vari processi di trasformazione, in alcune fasi della lavorazione, si può verificare – come avviene per altri ingredienti – un calo di raffinazione, lo sfrido di produzione, etc. Insomma se parliamo di palma a uso alimentare ci accorgiamo che solo una piccola parte di quello che viene importato finisce in quel settore.

 

Rispetto agli altri oli, il palma importato in Italia a uso alimentare non pesa neppure la metà del totale usato dall’industria, visto che l’altra metà (circa) è costituito da olio di girasole, soia, arachidi, colza e cocco. A crescere evidentemente è la quota d’olio di palma importato per altri usi, non alimentari: dal biodiesel, all’energia, alla cosmetica etc. … Basta vedere che in Europa, sempre dal 2011 al 2015, l’olio di palma a uso industriale, diverso dall’alimentare, è cresciuto di quasi il +40%, passando da 2.310 a 3.100 milioni di tonnellate.

 

Ma le stesse organizzazioni agricole italiane parlano anche di “preoccupazioni dal punto di vista ambientale”. Ebbene, esiste un olio di palma che è prodotto coltivando le palme nel rispetto dell’ambiente, preservando il territorio dalla deforestazione e nel pieno rispetto delle popolazioni locali ed è l’olio di palma certificato RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil), lo standard maggiormente riconosciuto a livello mondiale. Già da anni, tutte le aziende utilizzatrici di palma aderenti all’Unione adoperano olio di palma 100% certificato RSPO e puntano, per il 2020, ad adottare criteri di certificazione ancora più stringenti rispetto a quelli attuali già di alto livello. Una scelta precisa che va incontro alla via suggerita dalle grandi organizzazioni internazionali e ambientaliste, come Greenpeace e WWF International, che continuano a considerare il palma come uno degli oli vegetali più sostenibili. L’approvvigionamento di olio di palma certificato è l’unica via per rispettare la natura, tutelare la bio diversità e i diritti dei lavoratori.