Sanità, Baratter (PATT): “Il disagio degli Operatori Socio Sanitari non passi inascoltato”

Sanità trentina, spese ingenti e personale ridotto all’osso, sono le due principali problematiche all’ordine del giorno, che toccano prima di tutto l’Ospedale Santa Chiara, collocato nel capoluogo e secondariamente le APSP che offrono i servizi residenziali alla persona.

«È tutta una corsa, mi sento come una macchinetta che non si ferma mai, che fa le cose automaticamente. Suona il campanello, ti chiama il paziente, il medico, terapie, bidè, spugnature, cambio pannoloni, mandano su i degenti dal pronto soccorso. Tutti pretendono subito, in fretta» è quanto ha dichiarato pubblicamente in un accorato appello alla politica una delle tante infermiere che lavorano presso il reparto di Medicina dell’Ospedale trentino.

Dello stesso parere la CISL FP del Trentino: “Ci preoccupa un modello che disimpegna il pubblico su settori che per importanza investono i soggetti deboli della società particolarmente vulnerabili, come l’assistenza agli anziani. Per non parlare del blocco delle assunzioni, si sta investendo molto nelle strutture architettoniche, ma non si impone un regolamentazione dei parametri di assistenza.”

Eppure le carenze di personale sono state fatte presenti a più livelli: dal sindacato dei lavoratori fino agli uffici organizzativi del personale, che si trovano a dover far tornare i conti con turni da salto mortale, tanto che se la carenza è di un migliaio di posti, di contro i concorsi in atto complessivamente arrivano a un totale di una quindicina di posti per OSS e Infermieri in tutta la Provincia. Qualcosa non torna dunque e nella giornata di oggi a farsi carico del problema è il Consigliere Baratter: “Quando ad esprimerti il suo disagio è una sola persona, hai il dovere di fartene carico. Ma quando a farlo sono molte persone e tu sei un decisore politico, forse conviene fermarti e riflettere perché certi segnali d’allarme non vanno ignorati – in queste settimane ho ricevuto più volte il grido silenzioso di decine di singoli OSS (Operatori Socio Sanitari) che operano nelle strutture pubbliche della nostra Provincia le quali mi hanno interpellato per denunciare turni molto pesanti e condizioni di lavoro al limite della sopportabilità, con una evidente e perdurante carenza di organico.”

Lo stesso Michele Falzone, rappresentante O.S.S. della UIL FPL Sanità, ha confermato la gravità della situazione, spiega Baratter: “Ci sono operatori che a causa di questa sofferenza hanno avuto malori durante il servizio. Vi sono continue emergenze, dovute alle carenze di personale, che comportano lo spostamento frequente di OSS da un reparto all’altro, senza considerare il fatto che in ogni reparto servono competenze ed esigenze diverse. I congedi parentali negli ultimi decenni sono triplicati senza che il numero degli OSS sia stato integrato. Non vengono sempre garantiti, a causa della permanente emergenza, i riposi previsti. Presso l’Ospedale S. Chiara di Trento il problema è fortemente sentito in tutte le U.O. in particolar modo in P.S., ortopedia, ostetricia, le medicine e la geriatria. Spesso gli OSS non riescono nemmeno a effettuare la pausa pranzo o alcun genere di pause durante tutto il turno.”

Il percorso che la normativa locale ha fatto è stato difficile, da una prima contrattazione annuale, che ha cadenza regolare, per verificare la situazione delle strutture sanitarie pubbliche e parificate, si passa alle competenze, che per il Trentino sono regolamentate attraverso un percorso di studi che porta alla professione, ma che porta a diverse figure da inserire in organico: ausiliario, coadiuvante, OSS, OTA, infermiere per le quali esiste una legge in questo senso nazionale che regolamenta le ore di riposo nella turnistica e il riposo dalle notti, ovvero le 11 ore, 24 ore e le 48 ore. Questione che, secondo Baratter, è rispettata nella teoria ma disattesa nella pratica: “Si ha la certezza, non certo l’impressione, che nella generale carenza di organico del personale sanitario, la categoria più in sofferenza sia esattamente quella degli OSS. Esiste poi un tema importante legato anche alla questione contrattuale. Nonostante il sovraccarico di lavoro in aumento crescente per gli OSS, nonostante questa figura professionale (che è stata creata in Trentino e che ha contributo a diventare un modello per il resto del Paese, con un forte impegno professionale dei formatori e dei singoli operatori) sia stata riconosciuta a livello nazionale nel nuovo documento di indirizzo su “Personale dei livelli-Triennio contrattuale 2016/2018” proposto dal Comitato di Settore Comparto Regioni e Sanità con la creazione dell’Area Socio Sanitaria, l’inquadramento contrattuale in Trentino rimane quello di “operatore tecnico”: l’auspicio è che quanto prima venga riconosciuta a tale categoria la fascia C. Ho pertanto sottoposto queste problematiche all’Assessore provinciale competente, Luca Zeni, nella speranza che si faccia carico di questa situazione.”

Di Martina Cecco