Alessandro Bertoldi: “La fine degli italiani in Alto Adige”

La politica è tutto e niente, oggi più probabilmente esprimendo un giudizio di valore diremo che è niente. In questo preciso momento storico ci sembra inutile o talvolta un ambito capace di produrre soltanto cattivi risultati, ma proprio perché è l’arte di governare, di decidere, di rappresentare ed essere rappresentati, di volere e potere, di essere, è e sarà sempre “tutto”, al di là del momento storico e della qualità che i suoi attori esprimono rappresenta l’ambito sociale in cui necessariamente si determina il futuro e si deve agire per cambiarlo. Persino la definizione etimologica della parola “politica” ci significa quanto il termine attenga alle scelte che facciamo o che subiamo. Dal greco antico politikḗ cioè “che attiene alla pόlis” (la cittàstato), con sottinteso téchnē (“arte” o “tecnica“); per estensione: “arte che attiene alla città-stato”, talvolta parafrasato in “tecnica di governo della società“.

Una cosa è certa, in una società democratica la politica dovrebbe determinarla i cittadini attraverso le loro scelte o le scelte dei loro rappresentati. Talvolta anche nelle nostre democrazie occidentali la democraticità delle stesse è in discussione, basti pensare a quante volte ormai si parla di brogli elettorali o di governi tecnici, oppure a per quanto tempo la politica ha governato l’Italia senza che il suo indirizzo venisse espresso dai cittadini per degli ultimi anni, ma lasciando che fosse un Parlamento costituzionalmente illegittimo eletto molti anni prima a coadiuvare incarichi istituzionali di governo e decisioni importanti in netta discrasia con la volontà popolare.

Basti pensare alle regole del “gioco” che sono state determinate da questo stesso Parlamento ed hanno prodotto una legge elettorale che ancora una volta genererà caos e regalerà instabilità politica e di governo al Paese. Sono tutti esempi di cattiva politica, ma uno su tutti, che non è in realtà proprio un esempio, ma un fatto probabilmente irreversibile sta passando abbastanza inosservato seppur cambierà la nostra storia per sempre: è la vicenda degli italiani dell’Alto Adige, di quella che ormai potremo definire una minoranza di secondo grado. Le elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018 infatti per la prima volta nella storia non eleggeranno nessun rappresentante degli italiani che vivono in Alto Adige. Questo accadrà per diversi motivi, primo su tutti per via delle regole elettorali volute, legittimamente, dalla Suedtiroler VolksPartei ed accettate, meno illegittimamente dal Parlamento italiano, che mirano a massimizzare la rappresentanza della minoranza tedesca ed in particolare proprio della SVP stessa. Il partito di raccolta eleggerà infatti 4 parlamentari su 6 eletti in provincia e due a metà con il Partito Democratico. Oltre ad eleggerne due o tre sui collegi proporzionali regionali tra Camera e Senato. Un pienone di eletti. Ma il risultato dato anche dal disinteresse totale dei partiti nazionali per la nostra realtà che porta un contributo in termini elettorali di modestissima entità rispetto ai numeri di cui parliamo a livello nazionale. In termini prettamente numerici il disinteresse per l’Alto Adige da parte dei partiti è comprensibile, non lo è dal punto di vista strategico e politico considerando la nostra posizione geografica e il nostro ruolo di realtà mitteleuropea. Delle mia esperienza politica ricordo con rammarico in proposito quando i dirigenti nazionali del mio partito, ma successe e succede anche ad altri, ci zittivano dicendoci in maniera abbastanza diretta che contiamo come un quartiere di una metropoli qualsiasi in termini di voti. Avevano ragione, ma sbagliano ancora una volta dal punto di vista strategico e delle relazioni, perché qui eleggiamo più rappresentati di quanti ce ne spetterebbero è perché quando i numeri per le maggioranze di governo sono risicate, come già accaduto in passato, anche pochi parlamentari possono fare la differenza e quelli della SVP lo sanno bene. Poi inutile ricordare loro come nel 2006 e nel 2008 la vittoria elettorale alle politiche si aggiudicò per poche decine di migliaia di voti, proprio i nostri. L’epilogo di queste elezioni sarà molto triste, perché proprio grazie a queste logiche scomparirà definitivamente la rappresenta parlamentare degli italiani dell’Alto Adige, che eleggeranno per il Pd due parlamentari di fuori regione e non eleggeranno più nemmeno un altoatesino di lingua italiana sul proporzionale, se così si concluderanno le trattative, sarà la prima volta nella storia. Un epilogo storico per gli altoatesini di lingua italiana, sconcertante, conseguenza delle logiche nazionali dei partiti, della litigiosità dei partiti a livello locale, specialmente nel centrodestra, ma anche della noncuranza del centrosinistra nazionale rispetto al nostro territorio. Non essere più rappresentanti in Parlamento da un altoatesino e quindi competere a queste elezioni politiche sapendo che i giochi sono già chiusi vuol dire matematicamente che anche alle provinciali di questo autunno diminuirà la già scarsa rappresentanza italiana in Consiglio provinciale a Bolzano, che scenderà quindi sicuramente sotto i 5 consiglieri. Non voglio essere pessimista, ma realista, pertanto agli italiani dell’Alto Adige non resta che unirsi davvero questa volta in un solo partito di raccolta oppure rivolgersi alle Nazioni Unite per promuovere una forma di tutela come minoranza di secondo grado. Tutela già ottenuta per esempio in Quebec dai francesi. Saranno ipotesi sempre più realistiche. Auguri a tutti gli amici candidati alle prossime elezioni!

Cordiali saluti,

Alessandro Bertoldi