FORSE NON CI CREDERETE MA NON E’ UNA SODDISFAZIONE

Non ci crederete ma che i fatti mi abbiano dato platealmente ragione non è una soddisfazione.
Non provo alcun godimento a registrare il fatto che Putin abbia riunito i rabbini di mezzo mondo per coordinare con loro la lotta alle destre radicali subito dopo aver varato contro il revisionismo storico una legge così rigida che in confronto ad essa quelle da tempo esistenti in Francia e in Olanda sono diventate barzellette. ()

Non lo è neppure la “linea rossa” preferenziale messa in piedi con Tel Aviv insieme all’impegno preso di sostenere la causa israeliana contro i palestinesi all’Onu, né lo è il sostegno apertamente espresso al nuovo genocidio di palestinesi in atto nei Territori Occupati .
E’ invece una piccola soddisfazione la comprova del conflitto di bassa intensità tra Usa e Germania con l’espulsione del direttore della Cia di Berlino.
Ma che gioia c’è nella riprova che avevo ragione e che i trip dell’antagonismo “eurasiatico”, ovvero di questo ologramma orwelliano che ho ribattezzato Papertopolina, non ha sostanza, che per difenderne l’utopia adolescenziale non si può far altro che mistificare la realtà in un mix di delirio e mala fede?
Di fatto nessuna.
Magari fosse vero
Ci piacerebbe, eccome, che esistesse un antagonismo reale o possibile, che il mondialismo non fosse qualcosa di molto più che non l’imperialismo americano o l’egemonia finanziaria ed anche che il mutipolarismo potesse offrire una risposta radicale all’unipolarismo e non una strutturazione organizzata del potere oligarchico. Ci piacerebbe ma non è.
La libertà – così come la sovranità – è sempre più un fatto di assialità, di autonomia e, in subordine, di relazioni, anche e non solo internazionali. Un impegno lungo, infinito, che non sarà mai compiuto al posto nostro da salvatori delegati. I quali, in ogni caso, sono sempre espressione del sistema mondiale le cui faglie, varianti e asimmetrie possono offrire spazi di manovra e terreni fertili a un soggetto radicato e formato. Ma non concedono a beoti adoranti, ad aspiranti schiavi o a fiduciosi spettatori, altro che delusioni.
Mi piacerebbe eccome che s’iniziasse a ragionare a mente fredda, come faccio ormai da trentun anni, su tutti, senza limitarsi alla semplicistica suddivisione in buoni e cattivi da cui poi si scoprirà che si è perdonato ai buoni cose che i cattivi non si sono mai sognati di fare.
Immaginate per un attimo se quel che fa oggi Putin con i rabbini lo avesse fatto Berlusconi il quale, se qualcuno ricorda, fu praticamente cacciato da Tel Aviv per aver paragonato le vittime innocenti del raid su Gaza a quelle dell’Olocausto. Ma Berlusconi non fa sognare guerre per delega e non gli si perdona nulla; all’altro invece sì, anche tutto quello in cui non si discosta da Rosi Bindi o da Obama.
Si fa invece finta di non vedere quel che di buono fanno i cattivi, minimizzandolo, oscurandolo; salvo poi magari a rivalutarli dopo morti, come fu il caso di Craxi.
Purtroppo a parlare è l’illusione viscerale che detta ai neuroni (di quelli che li hanno) la selezione in mala fede tra quello che può e dev’essere detto e quello che dev’essere invece taciuto. Non conta agire nel reale, bisogna presentarselo come lo si vuole, su ordinazione. Finché, prigionieri di un’illusione che ci paralizza, ci si fa più male di quanto intenderebbe farcelo qualsiasi nemico serio.

Avete detto Eurasia?
Mi piacerebbe aver torto e che esistesse una contrapposizione reale al potere dei poteri e non invece una serie di rivalità tra soci in malaffare, Sarei pure contento che il fumetto si facesse realtà? Che nascesse l’Eurasia orwelliana? No. Questo comunque no.
Amerei eccome, anzi dico di più: amerò eccome un’apertura a est, un’apertura organica a est e una cooperazione futura eurussa e più ancora, anche con l’Hearthland e la Mongolia.
Ma la concezione eurasiatica proprio no.
Intanto perché ideologicamente rivendica la radice tellurica e matriarcale della steppa e propugna la costituzione dell’orda affermando l’insofferenza per la Civitas. Affascinante sin che si vuole, a patto di considerarla una sfida esistenziale del singolo, del signore, di colui che si fa Ungern Khan e cavalca la tigre. O anche dell’esploratore Marco Polo.
Ma combattere l’occidentalizzazione – intesa come cultura americana e quel che ne è a monte – non vuol dire allargarne confusamente la negazione fino a destrutturare la forma formante, lo spirito romano o elleno/romano che, saldatosi con il suo antenato barbarico germanico ha prodotto la civiltà plurimillenaria.
Civiltà caratterizzata, identificata, in cui si afferma la Persona (da Phersu: la maschera del Nume, quindi il sacro e il superiore).
A prescindere da quanto c’è di discutibile su quella che è stata assunta come dottrina geopolitica, l’Eurasia è impossibile e direi che lo è per nostra fortuna. Maschio e femmina possono congiungersi, convivere, cooperare, complementarsi, integrarsi. Ma la fusione unisex è transgender.
E la pulsione transgender, il fastidio per il differenziato, l’ansia di allontanarsi dal radicato sono elementi troppo marcati per non prenderne le distanze, affermando comunque la complementarità tra Europa ed est.
L’ideologia eurasiatica in ultima analisi è un altermondialismo, è una pulsione sovvertitrice della Civiltà e persino della barbarie eroica, dico eroica non titanica; è insomma complementare proprio alle azioni che vorrebbe ostacolare, alle operazioni destrutturanti del Grande Fratello veterotesteamentario e usuraio. Ha lo stesso obiettivo di “superare” la Civiltà e annientare il seme fecondo.
La prospettiva eurussa (o di Europa e Russia) è ovviamente tutt’altra cosa.

Una soddisfazione c’è
L’antagonismo come illusione e la frenesia di una metamorfosi spiegano, senza con ciò giustificarlo minimamente, l’insieme d’insolenze, di falsità, di invettive rivolte contro i camerati in armi e un popolo in lotta, l’ucraìno. Nell’attesa che si estendano anche a quello palestinese.
Qui una soddisfazione c’è, e questa sì che è una grande soddisfazione.
Che i fatti abbiano provato che le complicità internazionali che s’imputavano a Pravy Sektor senza alcuna prova siano iscrivibili in realtà comunque al Cremlino fa un immenso piacere.
E’ come uno sputo in piena faccia a tutti coloro che in questi mesi hanno mistificato ed esternato un animo servile, vile e ignobile.
Una buona parte di coloro che hanno condannato Pravy Sektor o che ne han preso le distanze, anche con discrezione, si sono invece comportati con stile, con ragionevolezza.
Non si deve parlare in questo caso di sputo in faccia perché non se lo sono meritato e confermo che per loro, specie per quei pochi che hanno un vissuto di rispetto, continuo a provare stima anche se talvolta hanno ecceduto nel forzare i fatti con un briciolo di mala fede.
E’ però spunto di riflessione. Quand’anche tutte le motivazioni che li hanno spinti a tifare per il partito russo fossero state reali e fondate, quand’anche, cioè, i fatti oggi avessero dato ragione non al reale a cui richiamo sempre tutti ma all’utopia che essi continuano a perseguire ostinatamente, resterebbero comunque traditi due fattori essenziali.
C’è un popolo in lotta con una sua tradizione storica a noi amica e con un senso d’appartenenza a cui non si sa con quale logica si possa pensare di voltare le spalle affermando che non ha il diritto d’insorgere perché la geopolitica non lo richiede.
Ci sono i camerati in armi. Quand’anche fosse vero che si sbagliano come si può non essere comunque solidali con loro? Popolo e camerati, non so se mi spiego…
Si stanno smarrendo l’organicità, il senso di appartenenza e si premette loro un ragionamento contabile.
Se si fosse ragionato così trentacinque anni fa gente come me, che riteneva nichilista la lotta armata e che ha visto metter fine al proprio operato e alle proprie realizzazioni proprio per il suo repentino avvento, stando ai ragionamenti di oggi, avrebbe avuto non solo il diritto ma il dovere di sconfessare e condannare i camerati, una buona parte dei quali erano oltretutto i migliori e disgiungere il suo dal loro destino invece di andare a compierlo insieme. Per fortuna allora non si ragionava così e l’essenziale prevalse sul cerebrale.

Ripartire
Tutto ciò si è evidentemente smarrito in una selva oscura.
Per riprender la dritta via si riparta, ovviamente quelli che ne hanno la stoffa e la natura, proprio come fece Dante dall’ausilio del cantor dell’Eneide.Quella sì che sarà un’autentica soddisfazione: ripartire dallo stile, dalla radice e dalla rivoluzione culturale ed esistenziale che imperativamente li accompagnano.
Poi, sul piano razionale, fenomenico, prospettico, una volta riaffermata l’essenza d’Europa e scelti come orientamenti Budapest sul piano etico e legislativo e Berlino su quello delle dinamiche geo-economiche e di diplomazia estera, centratici nuovamente sull’Italia negletta, ricostruita insomma una prospettiva organica, continueremo a guardare con buon aspettativa alla Russia e a Putin, rabbini o non rabbini, leggi speciali o non leggi speciali. Con freddezza, con la freddezza di un fanatismo freddo che si discosta di parecchio dalle frenesie scalmanate degli esagitati La si smetterà infine di esaltare o di denigrare chicchessia con tifo adolescenziale e con pulsioni psicotiche.
Coraggio, dobbiamo ripartire, con un’altra mentalità e un altro animo.
Che l’oggi ci serva da lezione!

Gabriele Adinolfi

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