Hanno vinto i non votanti: a quando una loro rappresentanza diretta?

I risultati parlano chiaro: da Roma a Napoli, passando per Milano e Torino e non solo, ancora una volta, stravincono i non votanti con percentuali che vanno dal 43% al 46%.

Ancora una volta, in sostanza, il primo partito non è il Cinque Stelle, il Pd o Forza Italia, bensì è il partito del NON VOTO e questo è il dato che troppo spesso si tende a nascondere o a sminuire sotto il profilo mediatico ed invece dimostra come abbiano vinto quei cittadini che, stanchi della politica delle ruberie locali e dell’autoritarismo autoreferenziale ed antisociale del governo centrale, hanno preferito dare un chiaro segnale di dissenso alla politica nostrana ed al sistema dei partiti, dei movimenti e dei politici.

Come scrivo da tempo, anche nell’ambito del pensatoio che ho fondato tre anni fa “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org), ritengo sia dunque necessario fornire un’adeguata rappresentanza civica, civile e politica anche e soprattutto ai non votanti, in quanto largamente maggioritari rispetto a tutti gli altri partiti e movimenti.

Un sistema potrebbe essere ad esempio l’attribuzione dei seggi che potrebbero spettare ai non votanti a tutti i cittadini aventi diritto al voto, estraendoli a sorte. Oppure l’attribuzione dei seggi spettanti nei Consigli ai non votanti, attribuendoli ai non votanti medesimi, estratti sempre a sorte, come nell’Agorà dell’Antica Grecia, culla della democrazia.

E così a Roma, ad esempio, quel 43% di non voti potrebbe essere occupato nel Consiglio comunale da altrettanti cittadini comuni estratti a sorte. E così il 46% di non voti nel Consiglio comunale di Milano e così via. Diversamente si toglierebbe la possibilità alla stragrande maggioranza dei cittadini che hanno liberamente scelto di non dare deleghe in bianco ai politici, di essere rappresentata democraticamente.

Bisognerebbe, in sostanza, far sì che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà greca.

Sarebbe peraltro interessante che, progressivamente, si arrivasse ad abolire le elezioni stesse (come peraltro suggerito anche dall’intellettuale belga David Van Reybrouck, che ha scritto un saggio in merito edito in Italia da Feltrinelli, “Contro le elezioni”) e si favorisse la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni e di comitati popolari composti da chiunque voglia dire la sua ed incidere nella gestione del Paese sul modello, peraltro, del “Bilancio Partecipativo”, già attuato in numerosi Comuni italiani ed a Porto Alegre in Brasile.
Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all’interno del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.

Questa, in sostanza, l’attuazione della vera democrazia.
E tutto ciò al di là del solito imbroglio partitico-mediatico-elettorale che, di fatto, rappresenta una vera e propria “delega in bianco” che i cittadini, ormai a larghissima maggioranza, hanno dimostrato e stanno dimostrando di non volere più.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it