Io non difendo chi è violento

Chiariamo subito: io, non sto con nessuno! Tantomeno con i violenti. Poiché un individuo che annovera, in un curriculum tutto suo, una serie di DASPO non può catalogarsi tra gli “stinchi di santo”, bensì tra coloro che escono di casa cercando la rissa per chissà quale rotella svitata nel loro miserevole cervello. Non sto nemmeno con chi scaglia insulti volgari contro una donna, parliamoci chiaro: fosse stata mia moglie, avrei reagito anch’io con qualsiasi mezzo lecito e non. Affermato questo esistono altri aspetti, della vicenda di Fermo, che proprio non mi vanno giù. Anzitutto il rapporto matematico che vorrebbero fare intendere, i mezzi di comunicazione nostrani, violento uguale di destra. Mezzo messo in onda dappertutto, stile maratone televisive di mitraglia-Mentana, ma dove sta scritto che quel coglione di Amedeo Mancini sia di destra? Eppoi, di quale destra? Esiste una tessera, la presenza in un corteo, un comizio, uno scritto sui social? No. Amedeo Mancini è solo un ultrà, così come sono definiti i teppisti da stadio, e in genere, gli ultrà, non sono di destra. Destra uguale violenza, almeno per la sinistra, però Sergio Ramelli e con lui altri 26 ragazzi non morirono di sonno. Così come non morirono di sonno migliaia di persone, da Giuseppina Ghersi ai Fratelli Govoni. Morti mai pianti da nessuno, quindi nessuna meraviglia se la sinistra approfitta del turpe gesto per dar fiato ai tromboni, tutti presenti a Fermo, non meraviglia il loro opportunismo criminale. L’hanno sempre fatto ma io non ci sto a questo giochino innestato da troppi anni dai compagni, da questi falsi buonisti capaci di camminare sopra milioni di morti ammazzati per il loro interesse, così dice la storia. Come non ci sto, sia chiaro, al giochino dei cosiddetti camerati capaci di prendere le parti di quel pazzo di Fermo che dovrebbe solo marcire in galera! Cosiddetti camerati, con la c minuscola, la maiuscola è per i Camerati. Quelli veri, quelli che conoscono la storia. Quella vera. Quella storia che dopo 70 anni ancora non è riuscita a dire la verità su Giacomo Matteotti senza rispondere che Mussolini, proprio con Matteotti e l’amico Pietro Nenni, voleva dare il via ad un governo di unità nazionale con i socialisti. Idea che fu impedita dai camerati con la c minuscola, dai comunisti e dagli industriali dove, quest’ultimi, pare abbiano avuto più di una responsabilità nell’armare Amerigo Dumini. Idea socialista che il Duce cullò con sé, fino alla fine.
Marco Vannucci