La politica internazionale nel 2016

L’anno che si conclude verrà forse ricordato da molti non necessariamente per i giusti motivi per i quali serve una chiave di lettura non da poco. L’anno che verrà, che per tutta una serie di ragioni potrà assumere una valenza decisiva, sarà contrassegnato in superficie da alcune decisioni scontate non certo gradevoli a cui si contrapporrà un’agitazione talvolta isterica e fuori luogo. Potrà altresì essere segnato da importanti scelte alternative. In profondità però, e discretamente, non nello schiamazzo e nell’esagitazione che sono fuorvianti e che lo saranno sempre di più. Ma andiamo con ordine, partendo dal riassunto di quello che è realmente accaduto quest’anno. Sarà, il mio, un intervento in tre puntate (politica internazionale; politica economica; situazione in Italia e in Europa). Iniziamo oggi con la politica internazionale.
La matassa Migranti a raffica, terrorismo diffuso, rinnovata contesa tra potenze, spartizioni energetiche e accese concorrenze commerciali internazionali hanno dettato l’agenda dell’anno che si sta chiudendo. La Logica di Yalta, le certezze stabilizzanti della Strategia della tensione – evoluta nello Scontro di civiltà – gli squilibri demografici e il relativo, progressivo, esaurirsi delle fonti energetiche, hanno dettato le mosse di un’innovativa gestione mondiale che ricorda sempre più una matassa ingarbugliata. Vale a dire un qualcosa che ha tanto un capo che una coda ma anche parecchi grovigli nei quali ci s’impiglia e ci s’incastra. A gestire il capo e la coda della matassa, al tempo stesso la Casta dominante (non solo usuraia) e la Potenza dominante; in tutti i grovigli qualsiasi player attivo o semplicemente potenziale, ovviamente con peso specifico diverso. Cina e Israele di sicuro su tutti gli altri: Petromonarchie, Russia, Germania, Turchia e, sotto traccia, India oltre a Francia e Inghilterra nel disperato tentativo di mantenere un ruolo sostanziale. Assistiamo al prodigio di un Multipolarismo asimmetrico, con un’indiscussa Primazia americana. Un Multipolarismo asimmetrico che si nutre delle contrapposizioni tra tutti i players che, però, sono anche cointeressati. Avviene così che ognuno si ritrovi rivale di un altro in un dato scenario e alleato con esso in uno scenario ulteriore. Lo si nota soprattutto nelle relazioni tra Russia e Stati Uniti, tra Russia e Germania e tra Russia e Israele per il quale caso si è giunti al paradosso che i due siano alleati e rivali addirittura nel medesimo scenario – la Siria – dove ormai ogni player pratica il triplo e quadruplo gioco.
Yalta La logica di Yalta. Ho l’impressione, leggendo qua e là, che non si sappia più in cosa consistesse. Parliamo della spartizione del mondo in zone d’influenza: originariamente erano tre e mezzo, poi divenute due a causa dell’offensiva della “decolonizzazione”. I quattro vincitori ufficiali della Seconda Guerra Mondiale (Usa, Russia sovietica, Inghilterra e Francia) stabilirono il bottino che avrebbero incassato quando la guerra era ancora in corso ma ormai con esito scontato. La spartizione in zone d’influenza non significava, né significherà mai, l’assenza degli scontri intestini (unità e scissione dell’imperialismo). Gli schemi di Yalta in vigore, Usa e Russia Sovietica furono sistematicamente alleate contro le potenze minori e si scatenò l’offensiva americana contro gli alleati inglesi e francesi. Al contempo le due Superpotenze si sfidarono più volte, con punte alte a Cuba (1962) e in Afghanistan (dal 1979 all’implosione sovietica). Durante gli equilibri di Yalta si aprirono possibilità di triangolazioni e anche aperture che permisero di far nascere tanto i Non-Allineati, quanto la Terza Posizione peronista, la Tricontinentale di Guevara e il Terzo Blocco guidato dalla Cina. La sola vera sconfitta di Yalta fu l’Europa spartita, divisa, congelata, asservita. All’epoca permasero comunque delle politiche alternative che vennero praticate dalla Francia e, più silenziosamente ma più strutturalmente dalla Germania Ovest che finì con l’ottenere la caduta del Muro, la Riunificazione e la nascita di un sostrato germanorusso sul quale è ancora lecito fare affidamento per un futuro diverso.
L’inganno In che consisteva l’inganno di Yalta? Forse soprattutto in un auto-inganno grazie al quale chiunque si schierasse da una parte o dall’altra si attendeva una lotta senza quartiere anziché un insieme di concorrenze anche significative ma obbligate – e forse anche con un certo compiacimento – a non trascendere. Come all’epoca dell’addà venì Baffone la base comunista si meritasse l’iconografia trinariciuta di Guareschi per la sua mitizzazione del “paradiso sovietico” è ben noto. Chi puntava sui russi per scacciare gli americani fu uno sciocco ingenuo come chi sperava che gli americani si opponessero all’avanzata comunista in Europa. Meno stolto fu chi comprese che nelle linee di faglia si potevano sempre intessere nuove relazioni e preparare equilibri nuovi. Yalta non fu lo stadio finale della storia e la sua riedizione asimmetrica non lo sarà ugualmente. Le improvvide mire sovietiche sull’Heartland lungo la direttrice afghana segnarono la fine del bipolarismo. Qualche pretesa di troppo, magari cinese, potrà intervenire ugualmente a scompaginare il tutto. Aggiungiamoci le preoccupazioni per la demografia travolgente o l’ascesa di qualche personaggio inquietante (per esempio Hilary Clinton) a un ruolo-chiave e perfino una guerra nucleare potrà verificarsi. In ogni caso non per impedire a una potenza di agitarsi nel suo spazio vitale ma per ragioni apparentemente più irrazionali.
Siriana Alcuni osservatori hanno notato come in Siria ormai siano i quattro vincitori della Seconda Guerra Mondiale ad aver preso l’iniziativa. Se a questo si aggiungono i tripli e quadrupli giochi di tutti nei confronti dei soggetti impegnati nella guerra e si considerano gli intrecci energetici, la nazione di Assad com’è ridotta adesso rischia di passare al futuro come il prototipo di una nuova era. Forse lì più che altrove si denota come gli interessi di ogni player e di ogni sotto-player (vale anche per noi) si giochino al contempo su fronti contrapposti in un formidabile tutti-con-tutti/tutti-contro-tutti. Certamente, al di sopra dei singoli giochi, alcuni leit motiv distaccano. Lo scontro sciiti-sunniti, l’opposizione Iran-Petromonarchie e il tentativo di far scontare Iran e Turchia oltre a quello, riuscito, di distaccare la Turchia dalla Russia, si mescolano con il controllo dei pozzi da parte di gangs islamiste sicuramente d’accordo con le Compagnie e con la de-stabilizzazione delle regioni destinate a comporre in futuro la Grande Israele, almeno secondo il progetto sionista. L’accordo fragile che si prospetta all’orizzonte sui destini siriani si disegna su spinta russo-americana dopo che Putin ha ufficialmente richiesto la nascita di una coalizione a comando statunitense. Lì come in Ucraìna l’uomo forte del Cremlino, che si sforza di raggiungere una governance mondiale sotto l’autorità dell’Onu da varare finché la Russia sarà ancora la terza potenza, gioca palesemente la carta della Nuova Yalta sulla quale, semmai, sono gli Usa ad essere formalmente riluttanti. Ma è una Yalta asimettrica perché chi rischia di entrare in gioco a breve come gigante diplomatico è la Cina. Tuttavia – e questo è un segno che ci rende ottimisti – la mediazione tra Riad e Teheran è tentata dal ministro degli Esteri tedesco che lavora in stretto contatto con i russi.
Intesa russo-tedesca L’intesa russotedesca spaventa più di ogni altra cosa l’élite americana. Il CFR (il think tank che decide la politica statunitense) ha minacciato il ricorso alla guerra nel caso di un’alleanza tra Mosca e Berlino. Poi ha programmato, annunciato e intrapreso la corsa allo strangolamento tedesco. Lo ha fatto con l’ondata migratoria e con l’attacco alla Volkswagen ma anche, come preannunciato, con il sostegno a Varsavia e a Parigi perché si ergessero a poli d’attrazione per un’Europa dis-centrata. A soffermarci alla superficie sembrerebbe che il colpo mortale sia stato inferto. Tuttavia… Tuttavia, oltre ad aver offerto sponda ai russi in Siria, Berlino ha raddoppiato il gasdotto North Stream, segno che nella Yalta energetica essa non rinuncia a costituire un polo d’attrazione per il futuro. Inoltre la strutturazione europea va a passo di corsa. Bisognerà decidere se a più valute o a più velocità e definire i singoli poteri interni, ma sembra difficile che la Germania venga scalzata perché, diciamocelo francamente, non esiste concorrenza in Europa capace di tenerle testa. Si aggiunga quello che pensano i cinesi in proposito che non mi sembrano degli sprovveduti e che di recente hanno valutato la politica tedesca sicuramente vincente perché prudente, sostanziale e positiva.
E noi? Resta l’Italia o, meglio, quel che resta dell’Italia. Le fortune politiche del nostro valvassinato sono inversamente proporzionali a quelle della nostra gente nel suo insieme: l’Italia vinta ha fatto le sue fortune sulla logica di Yalta, sotto l’ombrello russoamericano si è coperta per ritagliarsi spazi nei confronti dei rivali (Inghilterra, Francia, Israele). Nel che è stata sempre ostaggio degli umori americani del momento. Quando questi divennero negativi conosciamo gli esiti drammatici o tragici (Mattei, Moro, Craxi). In questo momento di Nuova Yalta, l’Italia gestita dal partito gesuita dà l’impressione di galleggiare e in effetti lo sta facendo. Solo che l’asimmetria della Nuova Yalta e la mancanza di obiettivi nel servilismo astuto non ci lasciano sperare molto. Senza contare quel che riguarda tutto il resto (immigrazione, Ius Soli, boldrinismi, svendite ecc).
La Casta Infine resta la Casta dominante che a tutti questi giochi assiste ma che vuol mantenere l’usura, la speculazione ed è animata da fervori sacri – ivi compresi i sacrifici umani – che si aggiungono alla continuazione di Piani Morgenthau e Kalergi. L’immigrazione massiccia, la sostituzione della popolazione (in particolare dei ceti produttivi) e il terrorismo diffuso sono all’ordine del giorno. Noi ce la stiamo cavando per ora grazie all’abilità dei nostri servizi segreti (che sono tra i migliori del mondo ma non sono sovrani) e alla nostra furbizia. Abbiamo concesso ad Al Nusra di piazzare il suo stato maggiore in Europa lì dove prima c’era il Triangolo Rosso e con una sorta di Lodo Moro ci aspettiamo che ci vendano i terroristi prima che colpiscano. Fatto sta che finora gli attentati sventati sembra siano stati quasi sessanta. Basterà giocare tutto sull’efficienza dei servizi e sulla connivenza di Al Nusra? Non se entriamo in Libia, né se le stragi saranno sotto false flag. Il fermo domenica scorsa di due israeliani che si gingillavano con droni a fotografare ogni angolo utile induce quantomeno al sospetto.
Questo è una prima parte del quadro generale da tenere a conto per qualsiasi posizionamento intelligente; le conclusioni generali le avremo nel terzo articolo in materia, tra due giorni, dopo quello di domani incentrato sulla situazione economica generale a cavallo tra il 2015 e il 2016.
Gabriele Adinolfi

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