L’autocertificazione di rapporto occasionale. Ultima soluzione per evitare accuse di stupro

Il Caso Weinstein e tutti gli altri scandali che ne sono derivati hanno riportato in auge il problema dello stupro.

Attualmente il consenso a un rapporto sessuale viene considerato non come negozio giuridico, ma come mero atto giuridico, ossia un generico permesso che, in quanto tale, sarà sempre revocabile. Esso, inoltre, deve essere effettivo, quindi non prestato per simulazione o scherzo. Non si richiede una particolare forma ed è pertanto sufficiente, ma necessario, che questo sia riconoscibile all’esterno.

Ma vale la pena mantenere gli attuali principi o forse è necessaria la realizzazione di un vero e proprio negozio giuridico? Alla luce di quanto sta accadendo si.

Attualmente sono considerati reati legati alla prostituzione il reclutamento, favoreggiamento, prostituzione minorile, induzione tratta di persone ed esercizio in luoghi chiusi.
A ciò si aggiunge la prostituzione indoor, vietata in alberghi, case mobiliate, pensioni, spaccio di bevande, circoli, locali da ballo o luoghi di spettacoli, o loro annessi e dipendenze, o qualunque locale aperto al pubblico o utilizzato dal pubblico. La prevalente giurisprudenza richiede, per integrare il concetto di casa di prostituzione previsto dalla legge Merlin, un minimo, anche rudimentale, di organizzazione della prostituzione, che implica il necessario contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone negli stessi locali ed, all’interno dello stesso locale (cfr. ex multis, Cass., sent. n. 7076/2012 e 33160/2013).
Un’autocertificazione di prestazione occasionale sessuale sembrerebbe quindi la soluzione più logica. L’unico problema sarebbe l’eventuale accusa di di violenza, di errore, di incapacità di una delle parti o di dolo. In tal caso il negozio sarebbe da considerare annullabile. L’eventuale azione di annullabilità si prescrive in 5 anni, mentre la sua eccezione è imprescrittibile. La legittimazione è relativa, spetta cioè solo al soggetto nel cui interesse è posta la norma (es. vittima della violenza). Esiste un solo caso di annullabilità assoluta e riguarda gli atti posti in essere da un interdetto legale, e possono essere quindi impugnati da chiunque vi ha interesse.
Nei fatti molte delle accuse che stanno circolando a Hollywood in questi giorni sarebbero cadute in prescrizione se si fosse fatto un simile contratto a tutela dei partner.
Rimane un’unica analisi da fare a riguardo, ovvero la norma che possiamo trovare l’articolo 1442, co. 2, c.c. che  afferma: “quando l’annullabilità dipende da vizio del consenso o incapacità legale il termine decorre dal giorno in cui è cessata la violenza, è stato scoperto l’errore o il dolo, è cessato lo stato di interdizione o di inabilitazione, ovvero il minore ha raggiunto la maggiore età.  Negli altri casi il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto”.
Giorgio Cegnolli