Statua di Re Laurino rimarrà al suo posto, Uzì: “insulto alla convivenza”

La Statua di Re Laurino? Rimarrà al suo posto, davanti al Palazzo del potere provinciale.
Altro che depotenziamento.

Così Alessandro Urzì, L’Alto Adige nel cuore, in una nota ufficiale, continuando ancora:

Una sberla in faccia alla convivenza ed a tutti i bolzanini ai quali improvvidamente era stato annunciato un gesto di riconciliazione tardivo ma importante da parte della Provincia perché della stessa portata, per valore simbolico, di quelli messi in atto fra piazza della Vittoria e piazza Tribunale.

Macchè: il Consiglio provinciale su richiesta di Arno Kompatscher (e con il silenzio della delegazione in giunta del PD) fregandosene di tutto e di tutti ha approvato l’ordine del giorno di Pius Leitner dei Freiheitlichen che dispone: “Il Consiglio provinciale impegna la giunta provinciale a non intraprendere passi di alcun genere per il trasferimento della statua di Re Laurino e a garantire che rimanga in piazza Sivius Magnago”.
Perché? Per ragioni storiche, spiegano! Insomma proprio per le ragioni che ne giustificavano il trasferimento.

Ma dove si era immaginato di avere avuto assicurazioni allora il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi che solo dieci giorni fa dichiarava: «Bolzano ha depotenziato il monumento alla Vittoria, si prepara a coprire il duce a cavallo con la scritta della Arendt mostrando di voler superare i simboli divisivi: adesso Laurino che si sposta dai luoghi dell’autonomia e del suo governo va nella stessa direzione. Il passato deve passare per tutti noi».
Una presa in giro solenne. Se Caramaschi aveva parlato evidentemente aveva avuto assicurazioni. Invece è bastato fare passare solo poche ore che Kompatscher decidesse in senso diametralmente opposto ancora una volta schierandosi con i secessionisti invece di scegliere la via della conciliazione.

Cosa significa la Statua di Re Laurino? «Fu scolpito nel 1907 dall’altoatesino Kompatscher – scrive lo storico Ettore Frangipane – e poi posto lungo il Talvera. Da lì i fascisti lo tolsero nel 1933 per portarlo al museo di Rovereto. Ritornò a Bolzano solo nel dopoguerra…». Il monumento riguarda una leggenda con la figura mitologica del re dei nani, latini, che risiedevano nel Rosengarten (Catinaccio). La popolazione fu sconfitta dal germanico Dietrich.

Nell’epoca della guerra dei monumenti (Dante a Trento, Walther a Bolzano), in pieno scontro fra cultura germanica e italiana l’erezione della statua a Re Laurino fu l’atto di rivendicazione di supremazia teutonica sull’Alto Adige latino.
E come tale il monumento fu sacrificato sull’altare del nazionalismo durante il fascismo. Poi ricostruito solo recentemente non è stato ricollocato nel posto originario ossia sulle passeggiate del Talvera ma davanti al Palazzo del potere. Uno schiaffo in faccia al proclami della convivenza.

Tutte le belle parole di Caramaschi appaiono un enorme paradosso. Cosa farà ora? Silenzio o porrà la questione? Poche le speranze da parte nostra.
Ancora una volta costretti ad incassare provocazioni e atti unilaterali. Tutto per salvare il posto al caldo in giunta.

Basterebbe che Tommasini minacciasse di dimettersi dalla giunta o che Caramaschi chiedesse di rivedere il patto con Baur che Kompatscher cambierebbe idee. Ma siamo alla fantascienza.