Disordini Trento: Bisesti ha seriamente rischiato per la sua vita

Quanto accaduto ieri sera a Trento è semplicemente assurdo e da condannare. L’Assessore alla Cultura Mirko Bisesti ha realmente corso un grande rischio e solo il pronto intervento delle Forze dell’Ordine ha impedito il peggio per lui e per l’Assessore alla Salute Stefania Segnana.

I volantini insultanti rivolti all’Assessore sono solo degli avvertimenti, delle minacce che si sarebbero poi rivelate fondate se agli esponenti dei centri sociali fosse stato permesso di entrare nella sala dove si stava tenendo l’ormai celebre convegno sulle differenze di genere.

Molte sono le cose da dire al riguardo. Si può dire che la libertà di espressione comprenda anche la libertà di critica, il che è vero. Si può dire che mancasse il contraddittorio, il che non ha senso perché non era, quella, la sede di un dibattito ma piuttosto un focus su una determinata posizione. Quel che non si può dire è che i centri sociali, ieri, abbiano cercato un confronto.

Il confronto infatti comprende la possibilità per entrambi gli interlocutori di parlare, esponendo le proprie ragioni al fine di arrivare a un accordo oppure di restare in disaccordo ma rispettando l’opinione altrui. Ieri chi ha cercato un confronto – vero – è stato solo Mirko Bisesti.

L’Assessore, al termine del convegno, ha infatti cercato di parlare con i manifestanti dei centri sociali, ma gli è stato reso impossibile. Li ha affrontati con coraggio, perché nessuno si sarebbe pacatamente avvicinato a degli odiatori dopo aver letto frasi come “Bisesti t’avessero abortito” o “Lega Bisesti e lascialo legato”.

Quelli che possono sembrare slogan, magari secondo qualcuno anche divertenti, sono vere e proprie minacce che ieri si sarebbero concretizzate senza l’intervento della Digos. Si arriva così, ancora una volta, al paradosso per cui gente che fa dell’antifascismo, della libertà e della democrazia i propri – presunti – valori fondanti rappresenti in carne ed ossa una forza antidemocratica, illiberale e nazista.

L’occupazione di ieri ha segnato un altro triste capitolo della storia trentina, ormai segnata da fatti di questo genere. È una fortuna che nessuno ieri si sia fatto del male, perché altrimenti oggi Trento sarebbe sotto i riflettori nazionali per via di alcuni che, evidentemente, non hanno digerito il risultato dello scorso ottobre.

D’altronde, quando una specie è in via d’estinzione, fa di tutto per rimanere in vita. Evidentemente i centri sociali si stanno rendendo conto che non hanno più quell’humus culturale e politico sostenuto dai trentini, che oggi in una maggioranza silenziosa ma sempre più cospicua scelgono di appoggiare chi, con serietà, affronta tematiche anche scomode.