Lettera al direttore: riflessioni di Enrico Lillo sul dopo referendum

Sui giornali e think tank d’area ferve il dibattito sullo scenario politico nazionale. Si parla in modo (a mio modesto avviso) troppo superficiale, di elezioni subito, di voto al massimo entro un paio di mesi etc. Io vado controtendenza e credo invece che si debba arrivare a fine legislatura e in due brevi punti spiego anche il  perché.

Il primo punto a sostegno di questa mia posizione sono i numeri. Infatti, i risultati del Referendum, dicono che Renzi e il PD a fronte di un 40% di voti totali ottenuti, un buon 30% appartiene al solo Partito Democratico, mentre il 60% di voti che hanno segnato la vittoria del “SI” e la relativa crisi di governo appartiene, per un altro 30% abbondante al M5S. Il resto ad un’area che comprende oltre ai partiti di centro destra anche una parte di centro sinistra e addirittura la sinistra più estrema. FI è in grave crisi di consenso, ben lontana dal 20% dai tempi d’oro,  la Lega ha ormai raggiunto il suo massimo consenso e si attesta intorno al 10-12% ,non se la cavano bene nemmeno Fratelli d’Italia e tutto il resto di possibili alleati.

Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e mettendoci anche Conservatori e Riformisti dovranno coalizzarsi  per poter aspirare ad una partecipazione dignitosa in una competizione elettorale, ma l’alchimia dell’intesa è tutta da inventare. Anzitutto sul piano programmatico. Ma anche quella della leadership non è una cosa semplice. Un Berlusconi che dovesse recuperasse agibilità politica accetterebbe mai di cedere la guida dello schieramento? E Salvini che è d’accordo a sottoporsi alle primarie del Centro Destra, potrebbe mai accettare l’alleanza con FI e il resto della coalizione senza rivendicarne la leadership qualora queste (le primarie) non si dovessero fare?  Salvini ha fretta di capitalizzare il consenso, Berlusconi è in ripresa, ma è in attesa di una possibile riabilitazione giudiziaria e non può permettersi di avere fretta, quindi, il rilancio, se ci dovesse essere, richiede tempo.  Pertanto, la domanda a conforto della mia tesi è: come sarà possibile comporre interessi così discrepanti che tuttavia sono obbligati per poter aspirare di essere concorrenti credibili? In questa situazione di caotica incertezza, come può riprendere quota il centrodestra?

La mia impressione dopo il referendum (ma penso di essere in buona compagnia), è che nessuno dei gruppi politici attualmente in campo è in grado di rappresentare il punto di confluenza egemone per la ricostruzione di un’aggregazione moderata di centro destra. Questo porta ad una inevitabile conclusione: chi oggi in quest’area alza la voce per andare ad elezioni subito, bleffa ben spendo di bleffare. Sono convinto che solo primarie aperte potranno inaugurare un processo virtuoso di rigenerazione del centrodestra, i cui effetti benefici, sopraggiungeranno solo nel medio-lungo periodo, benefici che andranno attesi con pazienza e preparati con tenacia. È imprescindibile in ogni caso per il Centro Destra, dover promuovere primarie, capaci di superare la selezione del ceto dirigente ottenuto per cooptazione e legato spesse volte più a simpatie e amicizie, che a vere capacità. Tutto questo comporta la necessità di dover fare un percorso finora disatteso ed inevitabile e con tempi lunghi e incerti. Affrontando una campagna elettorale senza questo percorso il Centro Destra è votato al suicidio quindi tutti sanno che è impossibile andare subito ad elezioni.

Il secondo punto post referendum è una considerazione, anche questa supportata dai numeri. Nel 2013 il Partito Democratico ha vinto le elezioni, ha formato un nuovo Governo seppur con un Premier non eletto, ma comunque con una maggioranza in grado sino ad ora di portare a casa tutte le leggi che sono passate in Parlamento. Sono certo, (e anche in questo caso penso di esser in buona compagnia) che il Popolo italiano, sia stufo di andare ad elezioni ogni due anni o giù di lì. Il sistema maggioritario serviva a dare stabilità e a permettere ad uno schieramento politico di governare per cinque anni, dopo di che, se il Popolo si riteneva soddisfatto di quanto fatto lo avrebbe premiato con la riconferma, diversamente lo avrebbe sostituito con un altro schieramento.

Se fossi il Presidente della Repubblica, affiderei l’incarico al Partito Democratico che al suo interno dovrà trovare un Presidente del Consiglio a cui affidare le sorti del Paese fino al 2018, perché questa è la data naturale di scadenza dell’attuale legislatura. A fine mandato, fatte le dovute considerazioni, il Popolo deciderà. Sarebbe un ottimo segnale non solo da far arrivare a chi in modo irresponsabile, pensa che far cadere un Governo sia una cosa da niente, ma anche un segnale di maturità per un Popolo che sempre di più si allontana dalla vita politica e dalle possibili inevitabili ricadute sulla vita di tutti i giorni.

Non è più possibile continuare in questa situazione di incertezza post referendum, occorre ridare credibilità alla politica per far ritornare i cittadini protagonisti della sorte del proprio Paese. Quanto stanno proponendo i partiti in queste ore, sono azioni che vanno invece in tutt’altra direzione e questo non è più accettabile!

Enrico LILLO