Sanifonds, Claudio Cia: “Restano contraddizioni e poca chiarezza”

Il consigliere provinciale Claudio Cia presenta una nuova interrogazione su Sanifonds Trentino, associazione non riconosciuta che dovrebbe fornire ai dipendenti pubblici della provincia i servizi di un fondo sanitario integrativo.

Il consigliere parte dal pasticcio sulla privacy, infatti per le norme sul diritto di riservatezza gli enti di appartenenza non possono comunicare l’adesione dei loro singoli dipendenti senza un’autorizzazione, con buona pace per l’adesione d’ufficio prevista. Questo ha fatto sì che su una platea di 39.106 dipendenti pubblici solo 2.745 risultassero “effettivamente” iscritti nella prima settimana di marzo. Sull’informazione Cia evidenzia la risposta della Provincia alla sua precedente interrogazione, secondo la quale «l’informazione diverrà chiara e completa ad avvio del Fondo prevista per i primi giorni di marzo», quindi un’informazione postuma, e chiede alla Provincia se, come indicato dal Consiglio di Stato per la riforma del canone Rai, non ritenga necessaria la predisposizione di istruzioni e modulistica necessarie affinché il dipendente possa richiedere di non essere iscritto.

Il consigliere evidenzia i numeri delle comunicazioni di non adesione, dai dati ufficiali disponibili 2500 in gennaio, 3205 a marzo, 4800 ad aprile, e si dichiara perplesso di fronte alle affermazioni di CGIL, CISL E UIL che il 15 aprile comunicavano tramite i quotidiani «Sanifonds, in calo il numero di disdette». Il consigliere chiede quindi un aggiornamento sui numeri delle dichiarazioni di mancata adesione al fondo e sui dipendenti effettivamente iscritti.

Cia lamenta evidenti contraddizioni, ad esempio gli stessi sindacati nel gennaio 2016 comunicavano che «il fondo, per poter essere avviato,necessita di un numero minimo di iscritti piuttosto consistente», salvo poi essere smentiti dalla Provincia, secondo la quale «non è fissato un numero minimo di adesioni per l’attivazione del Fondo». La Provincia spiegava poi in un suo comunicato di gennaio che «la decisione di non aderire al fondo può essere manifestata dal dipendente in qualsiasi momento», mentre è stato dato ampio risalto alla data del 15 aprile come ultima data utile per comunicare la propria non adesione, ma molti ricorderanno come per l’Azienda Sanitaria inizialmente era stata fissata la scadenza dell’11 gennaio, poi posticipata al 31 per le lamentele sulla mancanza di informazioni. Il consigliere chiede quindi alla Provincia se conferma che la decisione di non aderire può essere manifestata in qualsiasi momento.

Infine Claudio Cia evidenzia come lo Statuto del 2013 sia stato pubblicato solo a fine marzo 2016 sul nuovo sito del fondo, cioè ormai nella fase conclusiva delle operazioni di iscrizione d’ufficio, lasciando pensare che in pochi abbiano potuto valutarne i contenuti. Infatti alcune preoccupazioni manifestate dai lavoratori si sono effettivamente potute riscontrare sullo Statuto, il cui articolo 8 sulle modalità di recesso degli aderenti riporta che “possono esercitare il diritto di recesso non prima che siano trascorsi 3 anni consecutivi”, e il consigliere chiede alla Provincia come questo si concilia con la possibilità di manifestare in qualsiasi momento la decisione di non aderire. Cia evidenzia anche l’articolo 9 sulle contribuzioni che riporta come “per il funzionamento del fondo” il CdA può prevedere, a carico degli Associati, “il pagamento di una quota di adesione e/o l’utilizzo di una quota parte dei contributi” e chiede alla Provincia perché questo non sia mai stato evidenziato ai lavoratori, nemmeno in occasione dell’assemblea del 12 aprile dal titolo “Basta bugie su Sanifonds” e come questo si concilia con l’affermazione che il fondo “è completamente gratuito per il dipendente”, veicolata più volte anche a mezzo stampa.