Autonomia e riforma costituzionale: il NO di Pergher al referendum di ottobre

Si riceve e si pubblica la lettera di Roberto Pergher per il NO al referendum costituzionale di ottobre in merito alla questione delle autonomie speciali e del rapporto tra Stato e regioni.

“Non vorrei che qualcuno fraintendesse: ho votato a favore del disegno di legge di Riforma Costituzionale ed è pertanto evidente che voterò SI’ al prossimo referendum di ottobre”. Queste sono le parole che accompagnano sul sito dell’onorevole Mauro Ottobre una foto del nostro “naufrago” con la belloccia del PD e intima di Renzi tale Boschi di ineffabile spudoratezza. Dicono i soliti ben informati che la giuliva Boschi abbia garantito ad Ottobre che il referendum propositivo costituzionale sarà celebrato appunto in ottobre in onore del nostro naufrago, che di cognome fa proprio Ottobre, e così il solone sedotto si sia addolcito alle sirene renziane e stia di fatto svendendo la nostra autonomia alla corte del Principetto. Proprio lui,Ottobre, nominato con il Porcellum nella lista della SVP a tutela del nostro territorio. Parliamoci chiaro, si può essere autonomisti o non autonomisti, ma dire che la riforma costituzionale del Senato non metterà sul lastrico anche la nostra autonomia è una “stronzata” primordiale.
E’ vero che l’art. 39, comma 12, del ddl costituzionale Renzi-Boschi detta “non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano” ma questo avviene solo fino “all’adeguamento dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome”.
Andando però a ritroso scopriamo la vera intenzionalità del governo. Il primo testo presentato dal Governo e poi colpevolmente ripresentato tale e quale in commissione affari costituzionali del Senato prevedeva che la riforma si applicasse alle autonomie speciali, previo adeguamento dei relativi statuti. Questa sconcezza è stata poi modificata per l’intervento dei parlamentari siciliani (ma non dei nostri ammaliati pseudo tutori dell’autonomia Panizza e Ottobre), nel testo attuale che prevede l’adeguamento successivo degli statuti. Fosse stato per Ottobre e Panizza, pur di garantirsi la “carega”, avrebbero riferito di essere stati improvvisamente colpiti da scotoma o da improvvisa cecità.
E che nonostante questa parziale concessione fatta per ammorbidire gli animi in realtà le cose non stiano così lo dimostra anche la dichiarazione che la Boschi ha proferito il 14 maggio durante la sua visita in Sicilia: “Chiediamo che le regioni a statuto speciale si adeguino d’intesa con lo stato perché anche loro possano rimettere in discussione il rapporto tra stato e regioni rispetto alle competenze”. Di una chiarezza cristallina e sibillina ma che pero i naufraghi ammaliati dalle sirene renziane non vogliono cogliere!
Il governo attuale e ampi settori del parlamento ritengono le province e regioni a statuto speciale costose a anacronistiche. All’opposto il Governatore del Veneto Zaia ha proposto con una lettera al governo del 15 marzo scorso che al Veneto vengano concesse le stesse prerogative della Provincia di Trento. Anche la Regione Lombardia ha avanzato proposte di autonomia del proprio territorio con articolate proposte di riorganizzazione delle regioni e Province autonome. Queste proposte sono palesemente incompatibili con la riforma costituzionale che propone con la modifica sostanziale del Titolo V una riduzione delle competenze regionali in settori come i trasporti, l’energia e altri importanti settori.
La questione non è pertanto quella di mettere in discussione le autonomie speciali quanto piuttosto favorire un innalzamento delle competenze delle altre regioni, cosa che con l’attuale legge costituzionale non avviene. Votare NO al referendum di ottobre (non di Ottobre) è un importante obbligo delle genti della nostra terra per mantenere la propria identità e per aiutare altre popolazioni a noi vicine a fare altrettanto.

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