QUANDO I CITTADINI NON CI SONO, I POLITICI BALLANO

Dal 12 giugno 2014 i televisori e le teste degli Italiani sono incentrati principalmente su un solo, colossale argomento: i Mondiali di Calcio 2014 in Brasile. Milioni di spettatori italiani, ragazzi e ragazze, giovani e anziani, sono presi dall’enorme euforia che questa importantissima competizione sportiva trasmette: ci si raduna in piazza o al bar, sorseggiando una bevanda fresca, oppure si sta comodamente seduti sul divano di casa, in compagnia di amici e parenti, esultando e piangendo, per un goal segnato o un goal subito, per una vittoria o per una sconfitta.

E mentre la popolazione italiana è tutta presa dalla magia dei Mondiali, il governo cosa fa? Semplice: se ne approfitta. Come spesso accade, anche in questo caso Palazzo Chigi costeggia ben bene l’attenzione dell’opinione pubblica, concentrata su altro – come appena detto, appunto, i Mondiali di Calcio –, per stipulare emendamenti di legge che normalmente farebbero storcere assai il naso ai cittadini votanti.

Ricordiamo il DL Tremonti n. 357, varato il 10 giugno 1994 – anno del Mondiale di Calcio in U.S.A. –, che fa risparmiare alla neonata Mediaset dell’ex neo-Premier Silvio Berlusconi 243 miliardi delle vecchie lire, o, sempre nello stesso anno, il cosiddetto “Decreto Salva-Ladri”, varato il 13 luglio, che abolisce la custodia cautelare per reati finanziari e contro la Pubblica Amministrazione, favorendo un giro di tangenti scoperto pochi mesi prima, in cui – neanche a farlo apposta! – anche in questo caso spunta il nome di Silvio Berlusconi.

O ancora, si ricorderà la proposta di legge Mastella  per la “concessione di amnistia e di indulto, scrutinata il 18 luglio e approvata il 29 luglio 2006 – anno dei Mondiali di Calcio in Germania –, che prevede la riduzione di 3 anni per le condanne per corruzione, dimezzando la pena giudiziaria di Cesare Previti.

Infine è quantomeno doveroso ricordare il DDL Intercettazioni, varato il 13 giugno 2008 – anno degli Europei di Calcio in Austria e in Svizzera –, che limita fortemente l’uso delle intercettazioni per i deputati, e, sempre nello stesso anno, il Lodo Alfano, presentato il 2 luglio e approvato il 10 luglio, che prevede la “sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”, salvando nuovamente l’ex Premier Silvio Berlusconi da una condanna per corruzione datata dicembre 2007.

E quest’anno? Ricordando la fiducia che il popolo ha deciso di dare a questo governo in seguito alle elezioni europee del 25 maggio, dando una schiacciante vittoria sugli altri partiti al PD di Matteo Renzi con un pomposo 41%,  vediamo come s’è mosso il “Nuovo che Avanza” dal 12 giugno 2014.

16 giugno 2014: il MoVimento 5 Stelle presenta a Renzi una proposta di legge elettorale fortemente opposta all’incostituzionale Italicum – nato proprio dall’asse Renzi-Berlusconi -, il cosiddetto “Democratellum”, una legge elettorale scritta dai cittadini per i cittadini. Inizialmente il Premier temporeggia, confermando l’incontro, ma non la data, dichiarando che questa scelta dell’M5S è una nuova strada verso un governo più solido, ma senza prendere sul serio la proposta; almeno, questo finché Beppe Grillo non martella pesantemente tramite il suo blog al fine d’arrivare ad una decisione definitiva: “O noi o Berlusconi!”. A questo punto, il 20 giugno, interviene il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, affermando che l’iniziativa pentastellata è ben accetta, ma che l’Italicum non è da abrogarsi – al massimo da modificare – e che il tutto sarà deciso assieme a Forza Italia e a Lega Nord. “Non si cambia partner all’ultimo momento in percorso” avrebbe aggiunto. In ogni caso l’incontro tra M5S e PD ci sarà: si terrà il 25 giugno in streaming per la trasparenza dell’approccio tra i due partiti rivali, sicuramente senza la partecipazione del leader 5Stelle Beppe Grillo, mentre per quanto riguarda il Segretario PD non è ancora chiara la sua presenza – che intanto s’incontra a porte chiuse col leader FI Silvio Berlusconi per discutere nuovamente dell’Italicum e delle riforme costituzionali promesse.

18 giugno 2014: nel decreto di legge Madia sulla riforma della Pubblica Amministrazione viene scoperto un allegato che permetterebbe al nostro attuale Premier di svicolare una condanna in primo grado inflittagli dalla Corte dei Conti di Firenze – risarcimento multato di poco più di 14 mila euro sui 50 mila complessivi, divisi tra gli altri 20 condannati – per un reato che Renzi avrebbe commesso il 4 agosto 2011 nelle antiche vesti di sindaco della città, ossia un danno erariale in seguito all’assunzione con contratto a tempo determinato presso la sua segreteria di quattro persone non qualificate. L’allegato alla legge Madia direbbe, infatti, che per durata e rapporti lavorativi si può prescindere dai titoli di studio dei dipendenti assunti. Questo cancellerebbe completamente la condanna della Corte dei Conti di Firenze ai danni del nostro Matteo – trattasi, senza tanti giri di parola, di una vera e propria legge ad personam.

22 giugno 2014: Matteo Renzi passa dalla promessa “Abolizione del Senato” di febbraio alla “Riforma costituzionale del Senato”. Cosa comporta? Effettivamente la fine del bicameralismo perfetto, delegando minori poteri legislativi e togliendo il voto di fiducia al governo: potrà avere parola solo su legislazioni regionali ed europee, e sulle leggi elettorali e costituzionali. Inoltre il numero verrebbe ridotto, così come lo stipendio: da oltre 300 senatori si passerebbe a 100 – 95 scelti dai consigli regionali e 5 di nomina presidenziale tra i cittadini più meritevoli – e delegando la sola paga mensile da consigliere regionale, e non in aggiunta da senatore. Ma – oh, oh! – anche in questo caso c’è una piccola postilla: il Senato godrà dell’immunità totale. Quest’ultima nota, in seguito a pressanti proteste – soprattutto del M5S – viene dichiarata “non essenziale” ai fini della riforma. Sì, però intanto c’è! Se l’M5S non l’avesse denunciata, PD, FI, Lega, NCD, etc., l’avrebbero definita tale, o addirittura eliminata dal decreto?

Infine, 24 giugno 2014: il governo Renzi – che, ricordiamolo, a febbraio aveva promesso la quattro riforme costituzionali più importanti terminate entro i primi 100 giorni di governo – dichiara che per attuare le auspicate riforme ha bisogno di un po’ più tempo, ossia 1000 giorni. Esatto: Renzi chiede in questa data una concessione di mandato pari a 1000 giorni, dal 1 settembre 2014 al 28 maggio 2017. E ciò è strano se si pensa che appena una settimana prima – il 18 giugno – Renzi aveva dichiarato con fierezza che la questione “Riforme” era ad un passo alla chiusura…

Insomma, questo è il riassunto di ciò che il governo in carica sta attuando dagli inizi dei Mondiali di Calcio 2014 – quindi, poco meno di due settimane fa – e di cui, ovviamente, nessun giornale (o pochi) parla: l’attenzione è focalizzata sulla nazionale, non sulla nazione, sulle manovre di gioco, non governative, e questo giova ad un governo che non vuole parlar troppo al popolo. Chissà come farà da adesso che l’Italia, sconfitta dall’Uruguay, lascia questa competizione sportiva, restituendo all’opinione pubblica ossigeno per tornare a concentrarsi su ciò che capita nei Palazzi della Politica.

di Giuseppe Comper

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