Referendum, cultura italiana e Roma: intervista a Gianni Alemanno

Gianni Alemanno, classe 1958, inizia la sua carriera di militante politico di Destra da giovanissimo, quando entra nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN, divenendo segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù. E’ uno dei protagonisti della Svolta di Fiuggi del 1994-1995, anni in cui lui e la sua corrente decidono di fondare Alleanza Nazionale partendo dall’ideologia del vecchio MSI per creare una nuova Destra nazionale, liberale e conservatrice. Nominato Ministro per le Politiche Agricole e Forestali nei Governi Berlusconi II e III, viene poi eletto Sindaco di Roma nel 2008. Con lo scioglimento del PdL nel 2013 Gianni Alemanno fonda il suo movimento politico di Destra chiamato Prima l’Italia, che poi confluisce in Azione Nazione. Ora è uno dei promotori più impegnati per la costruzione di un nuovo Polo della Destra che raccolga tutte le anime della Destra presenti sul suolo nazionale italiano.

Nell’eventualità che dovesse vincere il Sì, che fare?

In ogni caso si andrà a votare massimo tra 15 mesi per le politiche. Di certo in caso di vincita del SI Renzi sarà avvantaggiato: bisognerà in ogni caso prepararsi a combattere. Ma bisogna assolutamente fare in modo che vinca il NO.

Se invece vincesse il no: si può ripartire da qui? Si può fare un attacco al Governo Renzi, o il Referendum non influirà su ciò?

Non siamo stati noi ad attaccare Renzi, ma Renzi che ha collegato la sua vita e quella del suo governo ad esso: a metterci la faccia, a dire che lui si gioca tutto. È evidente che dopo una sconfitta referendaria sarebbe molto in difficoltà, così come lo sarebbe il PD e tutta l’opposizione. Sono gli errori di infantilismo politico di Renzi ad aver generato questa situazione.

Unione della Destra, o della “Destra Centro”: si può? O si è ancora molto lontani? In fondo, con Francesco Storace (La Destra) ha funzionato.

Bisogna creare un polo identitario della Destra così come abbiamo fatto con Storace, includendo la Lega (che deve però superare la logica nordista), Fratelli d’Italia, con Raffaele Fitto (di Conservatori e Riformisti – CoR)  e probabilmente con un pezzo di Forza Italia. Questa realtà si può progressivamente unificare, per creare un polo di Destra che sia quello che porta avanti i temi dell’identità, della sovranità e dell’interesse nazionale.

Lei ha presentato una proposta di legge all’Accademia della Crusca a favore della lingua italiana. Con lei c’erano Fabrizio Di Stefano (FI) ed Alessandro Urzì (consigliere della Provincia di Bolzano – Alto Adige nel cuore). Qui a Trento siamo “vicini di casa”: cosa vorrebbe dire in merito ai trentini? Le sembra corretto che in alcune parti dell’Alto Adige si venga assunti di più se si parla tedesco rispetto al parlare italiano?

L’italiano va difeso su due fronti. Uno è quello tipicamente dell’Alto Adige, dove sostanzialmente si sta mettendo in atto il tentativo della minoranza-maggioranza tedesca di cancellazione dell’italiano, a partire dai toponimi: si sta effettuando la cancellazione dei  nomi dei Paesi italiani a favore di quelli tedeschi. Secondo discorso, quello di poter avere una diversa logica rispetto alle cosiddette ‘quote’: non è possibile che ci sia un’egemonia tedesca su quella italiana. Non è un dato accettabile. Poi, sostanzialmente, l’italiano è la lingua nazionale, e dev’essere difesa: vogliamo metterlo anche in Costituzione. Vanno difese anche le minoranze linguistiche, ma nessuna minoranza può andare ad aggredire l’italiano.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, a Bolzano per i settant’anni dell’autonomia, è stato accolto da Schuetzen e parate a favore dell’Alto Adige. Inoltre tre giorni fa il consigliere provinciale Sven Knoll dei Südtiroler Freiheit ha detto: “Gli italiani come gli immigrati devono imparare ad integrarsi in Alto Adige”. Come commentare tali provocazioni?

Quella del presidente Juncker è l’ennesima buffonata autonomista che veramente bisogna smettere di concedere. Quando si entra nel territorio italiano si sta sotto la bandiera italiana, ci sono le autorità italiane – che tutelano le minoranze peraltro. Questo è lo Stato italiano, e come tale dev’essere rispettato.

Noi italiani stiamo diventando immigrati in casa nostra. Soltanto che siamo immigrati trattati peggio degli altri, perché si preferisce difendere quelli che vengono dal Marocco o dal Bangladesh rispetto a quelli italiani. In realtà questa non è un’immigrazione, è una guerra vinta che ha affondato la nazione italiana già dalla Prima Guerra Mondiale.

Infine, dal 2008 ad oggi, come è cambiata Roma? Cosa si dovrebbe fare secondo Lei, che la conosce bene, per aggirare le problematiche che insorgono? Secondo Lei durerà 5 anni la Giunta Raggi?

I sondaggi fatti nella Capitale dimostrano che la qualità della vita era molto superiore quando eravamo al governo noi rispetto alla giunta Marino, rispetto al commissario straordinario Tronca e rispetto alla giunta Raggi. Per risolvere questa situazione bisogna mandare quest’ultima a casa: si è dimostrata totalmente inadeguata e sta dimostrando che il M5S non è in grado di esprimere una cultura di governo. Dopo averle lasciato tutto il tempo per fare qualcosa di buono, bisogna pensare ad un’alternativa. Non escludo che si torni a votare per il Comune di Roma entro il 2018.