Una poltrona per quattro: prove generali per le prossime regionali in Veneto

Banco di prova generale ieri sera al programma televisivo Porta a Porta condotto da dott. Bruno Vespa su Rai 1 in vista delle prossime elezioni regionali per la Presidenza in Veneto del 31 maggio. Ospiti della serata erano infatti i quattro maggiori candidati, quali Flavio Tosi, attuale Sindaco di Verona di recente fuoriuscito dalla Lega Nord, Alessandra Moretti (PD), ex-deputata ed ex-europarlamentare, Luca Zaia (Lega Nord), l’attuale Presidente in Regione Veneto uscente, e Jacopo Berti (M5S).

Il dibattito è iniziato con l’argomento del momento, ossia la corruzione ed il legame tra politica e mafia. Più nello specifico Bruno Vespa si è soffermato sul caso di Verona, dove la Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi nutrirebbe forti sospetti d’infiltrazione mafiosa nella città amministrata da Flavio Tosi. Il Primo Cittadino veronese ha ribattuto che, sì, ci sono delle indagini in corso, ma anche che lo stesso Procuratore Capo di Verona ha affermato di «non aver trovato prove certe e che questa battaglia della Bindi sembra essere in realtà più una battaglia politica».

E’ intervenuto allora Jacopo Berti, ricordando che tuttavia il suo vice Sindaco, Vito Giacino, si è dovuto dimettere perché indagato in prima persona per associazione mafiosa. Dal canto suoAlessandra Moretti ha difeso a spada tratta la collega di partito, affermando di essere sicura che Rosy Bindi stia lavorando in veste unica di Presidente della Commissione Antimafia, e non certo per scopi politici. «Dopotutto – ha detto Moretti – in Veneto, essendo una regione ricca e piena di risorse, c’è un alto rischio di infiltrazione mafiosa».

Si è ricordato per esempio il Caso Mose di Venezia, esploso a inizio giugno 2014, dove la magistratura trovò un gigantesco giro di tangenti e corruzione nell’amministrazione locale del grande appalto pubblico. Non ha perso occasione Alessandra Moretti di attaccare l’avversario Luca Zaia proprio su questo scandalo, affermando che, essendo accaduti i fatti sotto la sua Presidenza, la responsabilità è anche e soprattutto della sua Giunta leghista. Ma Zaia ha prontamente controbattuto, ricordando alla candidata del Centro-Sinistra che l’appalto del Mose era cominciato sotto il precedente Governatore – tale Giancarlo Galan di Forza Italia –, che ad essere implicato in prima persona è l’ormai ex-Sindaco di Venezia – Giorgio Orsoni, indipendente ma spalleggiato dai Democratici –, e che nella rete delle indagini della magistratura venne coinvolto gran parte del PD. Al contrario, il nome di Luca Zaia non comparirebbe in nessun documento ufficiale dei giudici. Zaia ha concluso sottolineando: «Non accetto lezioni di legalità da una partito che attualmente ha oltre 400 indagati e decine di arrestati».

A quel punto Flavio Tosi è intervenuto cercando di metter pace tra “i due litiganti”, evidenziando il fatto che giustamente le colpe penali sono sempre individuali, e mai del partito o della Giunta. Ma Alessandra Moretti non si è arresa, e allora ha attaccato Zaia sul numero dei suoi mandati e delle varie poltrone su cui si sarebbe seduto dal 1993 – anno di inizio della sua carriera politica – ad oggi. A quel è inaspettatamente intervenuto Jacopo Berti in difesa dell’attuale Governatore del Veneto, ricordando alla candidata PD tutte le sue cariche investite – vice Sindaco ed Assessore all’Istruzione a Vicenza (2008-2013) , Deputata alla Camera (2013-2014) ed europarlamentare (2014-2015), le ultime due delle quali nemmeno portate a termine, contravvenendo al volere degli elettori che l’avevano votata.

Bruno Vespa ha quindi ripreso le redini della trasmissione, chiedendo ai quattro candidati quali sarebbero le loro soluzioni in merito al problema sicurezza. Ha prontamente risposto il Sindaco di Verona, sottolineando il grosso problema dell’immigrazione clandestina incontrollata, e che a suo modo di vedere servirebbe utilizzare la Marina militare per pattugliare le coste libiche, visto che è dalla Libia che proviene il flusso migratorio maggiore dopo la dipartita di Gheddafi. Per quanto riguarda gli altri problemi, secondo Tosi, servirebbe accorciare i tempi dei processi ed indurire le pene, oltre che reintrodurre i piccoli furti depenalizzati dal Governo Renzi.

Per Alessandra Moretti è invece necessario prima di tutto finanziare adeguatamente le Forze dell’Ordine, affermando che il Governo Renzi ha già devoluto 760 milioni di euro all’Arma. Ma ciò non è del tutto vero, anzi: è bene ricordarsi il congelamento degli stipendi ai dipendenti pubblici, tra cui le forze di Polizia, oltre a un blocco dei finanziamenti decisi appena qualche mese fa dal Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione Marianna Madia.

Luca Zaia ha spiegato invece che per risolvere il problema della sicurezza in Italia, ed in particolare in Veneto, la soluzione migliore sia mettere a disposizione parte delle truppe dell’Esercito per pattugliare le strade, così da prevenire determinati piccoli crimini.

A concludere è stato Jacopo Berti, il quale è dell’idea che «se si mettono i ladri nelle istituzioni non sorprendiamoci se poi ce li troviamo in casa»: il candidato pentastellato ha affermato infatti che il problema sicurezza non è altro che la conseguenza di una mala gestione dell’amministrazione pubblica, e che la radice del problema stia alla base, nella classe politica corrotta. Da buon grillino infatti Berti muove la sua battaglia verso la corruzione e l’incapacità della classe dirigente, evidenziando il fatto che per risolvere il problema della sicurezza – come poi molti altri – il primo passo da fare sia mettere nella gestione pubblica gente onesta, pulita e competente.

di Giuseppe Comper

[Photocredit www.ilgiornaledivicenza.it]

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*