AL SENATO SERGIO DIVINA AFFRONTA LA QUESTIONE ORSO IN TRENTINO

“Signor Presidente, dopo aver ascoltato discorsi di così alto profilo, sembrerà un’amenità portare all’attenzione dell’Assemblea un argomento che potrebbe sembrare apparentemente banale, ma che non lo è assolutamente.” Sono queste le prime parole pronunciate al Senato da Sergio Divina in merito alla vicenda Life Ursus.

“Circa venti anni fa – continua l’esponente del carroccio – il Governo italiano ha recepito un progetto europeo, denominato «Life Ursus», e, dialogando con le Regioni, ha chiesto loro chi avrebbe voluto accettare l’introduzione degli orsi, che – ahimè – nel nostro Paese non esistevano più da decenni. Il Trentino decide di aderire a questo progetto e, dunque, viene introdotta una prima decina di orsi e poi un’altra piccola quantità, ma sappiamo che l’orso è un animale abbastanza prolifico. La gestione, purtroppo, non è tutta trentina e non può essere attribuita agli enti locali, perché la regia e le linee guida spettano al Ministero dell’ambiente: credo che il ministro Galletti, in questi giorni, sia stato abbastanza sollecitato in merito.

Negli ultimi mesi, però, si è verificata una pluralità di aggressioni importanti, con persone che sono state segnate in modo pesante: la vittima più recente di un’aggressione è ancora ricoverata in ospedale e si dice che sia viva per miracolo. Immaginate infatti la stazza di un orso, che pesa più di 200 chilogrammi, con un apparato ungueale, che riesce a scavare il terreno come fosse sabbia, cosa possa fare a contatto con la pelle umana. Chi ha visto l’uomo che è stato recentemente aggredito e come è stato ridotto è oggettivamente rimasto colpito. Accade dunque che in Trentino si stanno cambiando le abitudini di vita: le persone che ordinariamente passeggiavano in montagna, non lo fanno più, gli escursionisti non frequentano più certe zone, ci sono donne che si rifiutano di fare determinati percorsi nelle aree in cui sono stati avvistati gli orsi e coloro che possiedono una casa in montagna iniziano ad abbandonare l’abitudine di recarsi lì, specialmente se hanno bambini piccoli: stiamo dunque cambiando abitudini di vita.

L’errore fu probabilmente fatto a suo tempo. I dati biologici dicono che un orso ha bisogno di circa 60 chilometri quadrati. Se noi tenessimo fermo questo parametro di riferimento, oggi in Trentino, avendo superato i 50 orsi, avremmo probabilmente 30 orsi in più di quelli che il territorio potrebbe ospitare. C’è da dire però che non ci troviamo in un territorio incontaminato: non c’è area del Trentino in cui non vi sia una baita, una casupola, una malga o un rifugio. Ormai tutto il territorio è antropizzato, l’uomo è presente dappertutto e questa presenza di orsi problematici in Trentino inizia a preoccupare. L’invito che sto facendo in questo momento al Governo e al ministro Galletti è che quanto meno si consenta innanzitutto di mettere in sicurezza un’area corrispondente a tutta la Provincia autonoma di Trento e poi che si possano almeno prelevare gli animali problematici. Qualcuno parla addirittura di abbatterli, perché quando un animale è pericoloso bisogna fare una scelta tra il pericolo per l’uomo e l’abbattimento dell’animale pericoloso. Si potrebbe quindi abbattere questi animali o prelevare tutti gli esemplari problematici.”

Sergio Divina conclude dicendo: “Vorremmo anche aggiungere che è necessario tornare a numeri compatibili con quelli che il territorio oggi riesce effettivamente a contenere, in un sistema di biodiversità, in quanto ahimè l’orso non avendo predatori è un animale che continuerà ad aumentare la propria presenza. Dobbiamo pensare di poter continuare a prelevare degli individui della specie per mantenere numeri che non mettano in pregiudizio l’incolumità e la salute di chi ha sempre lavorato e passato anche momenti ludici nei boschi, in zone che adesso, ahimè, i trentini iniziano a non frequentare più.”

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