Anche l’Istituto Gramsci favorevole al Family Day

E’ passata ormai quasi una settimana dallo scorso 30 Gennaio, data nella quale a Roma presso il “Circo Massimo” si è tenuto il “Family Day”, manifestazione che aveva come obiettivo quello di difendere la famiglia tradizionale, sensibilizzando l’opinione pubblica riguardo la futura legge che potrebbe aprire l’Italia ai matrimoni omosessuali con conseguenti adozioni da parte dei gay.

Dopo una settimana in cui tutti, dai personaggi pubblici ai politici hanno espresso la loro opinione a riguardo, è arrivata anche la dichiarazione di Giuseppe Vacca, filosofo marxista e presidente dell’ Istituto Gramsci, storica onlus comunista romana fondata nel 1950.

Vacca, ha dichiarato alla stampa di essere favorevole alla legge sui matrimoni omosessuali, ma che essa vada considerata con molta attenzione dato che sempre secondo il filosofo passare dalle unioni civili omosessuali a pratiche come l’utero in affitto o alle madri surrogato sia un passo brevissimo.

Secondo Vacca il “Family Day” ha avuto tutta la ragione di esistere, avendo i manifestanti, difeso un ideale di famiglia largamente presente nella popolazione italiana e ignorare questo fatto, sarebbe come non considerare la maggior parte degli italiani.

Il presidente dell’ Istituto Gramsci ha inoltre affermato che rispetto ai grandi dibattiti italiani del ‘900 dove si sono scontrate idee cattoliche conservatrici contro idee di stampo più progressista come la questione sui divorzi o sull’aborto, il clima è molto più sereno, con le parti molto più dialoganti rispetto al passato, chiaro segno che le “battaglie del passato” hanno insegnato molto alle nuove generazioni.

Il fulcro della questione è quanto permettere le unioni civili anche alle persone dello stesso sesso, possa influire e modificare i normali usi e costumi del nostro paese, dal mero punto di vista legislativo questo ci porterebbe ad eguagliare molti paesi europei che già da diversi anni hanno aperto a questo tipo di unioni, ponendo l’Italia nel gotha dei paesi all’avanguardia. Bisogna però prestare molta attenzione a quella che è la subcultura italiana, storicamente recalcitrante a cambiamenti di questo tipo, fin dall’anno della sua fondazione la nostra Repubblica ha trovato nella vicinanza con la Chiesa (intesa come istituzione) e nel Cattolicesimo, uno dei punti cardine nello sviluppo delle politiche nazionali. Lo Stato Vaticano che per ovvie ragioni si è sempre dichiarato apertamente contrario a qualunque tipo di legge che andasse contro i dogmi cattolici, opponendosi sempre con forza e difendendo a spada tratta la “famiglia tradizionale” da tutte le insidie che la crescente apertura mentale popolare poteva portare.

Sono ancora nella memoria le polemiche del 1970 quando la parte più conservatrice del popolo italiano si opponeva con fermezza al divorzio o all’aborto, con i preti e parroci che pontificavano durante le celebrazioni contro la possibilità che le coppie potessero scegliere di abortire o divorziare. Va considerato però, che al progresso è difficile porre limiti, e se guardiamo al progresso in termini storici, è evidente che alla fine abbia sempre avuto la meglio sulle idee conservatrici, e più di una volta ci si sia ritrovati a considerare che (forse), avremmo potuto cambiare prima.

Così è stato per tante questioni delle quali si è tanto discusso in passato, e sicuramente quella sulle unioni civili sarà un polemica che avrà molti strascichi e che, per ancora molto tempo farà parlare. Che si arrivi alla fatidica promulgazione di questa legge o meno, bisognerà che chi di dovere faccia le giuste e dovute considerazioni, perché potrà sì portarci allo stesso livello dei paesi europei più civili, ma bisognerà vedere se il popolo italiano sarà veramente pronto a questo cambiamento.

Cercare l’avanguardia in tutti i campi deve essere certamente un obiettivo del nostro stato, ma deve essere tenuto conto del retaggio dei suoi cittadini, perché non troverebbe il terreno adatto per potersi radicare nel substrato della cultura nostrana, e sarebbe come tentare di costruire un palazzo sulla sabbia, prima o poi inevitabilmente sarebbe destinata a crollare.

Possiamo solo sperare che chi prenderà la fatidica decisione lo faccia “cum grano salis” pensando semplicemente al benessere dell’Italia e dei suoi cittadini e non per schietti tornaconti personali, perché è vero che la storia la fa chi è audace ed ha il coraggio di osare, ma di novelli “Icaro” ne abbiamo visti fin troppi.

Carlo Alberto Ribaudo

 

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