IL RITORNO DEL CAVALIERE

- A "Porta a Porta" Berlusconi inizia la campagna elettorale e lancia la bomba sulla vicenda Fini.

Esattamente un mese prima delle elezioni europee, alle 23.30 nel salone di “Porta a Porta” nella serata di giovedì   si è concretizzato un momento fondamentale per la corsa ai seggi di Bruxelles: Berlusconi ha lanciato la campagna della nuova Forza Italia e si è levato più di qualche sassolino dalla scarpa. Il leader forzista incalzato dalle domande delle eminenti penne di Antonio Polito, Maurizio Belpietro e Luca Landò, ha svariato dalla Storia più o meno recente della politica nostrana al caso Fini, senza lasciarsi sfuggire qualche annotazione sulle manovre promesse da Renzi,  per concludere con una battuta sul Milan e la sua vita privata. Dopo la campagna elettorale per le politiche 2013 il Cav non aveva più fatto alcuna apparizione televisiva, vi era un’attesa che, per gli amanti della politica, era paragonabile a quella fervente attesa che caratterizza le ore prima di una finale di Coppa, e proprio come una finale merita una cronistoria, con la sola differenza che il risultato potrà essere definito e raccontato solo dopo la tornata elettorale di fine Maggio.

Si è partiti dalle scelte del Premier Renzi, il Cavaliere ha posto l’accento sulle spaccature interne al Partito Democratico e ha affermato che certamente prima del 25 Maggio non verrà discussa in Parlamento la riforma costituzionale che riguarda il Senato, dichiarando inoltre di aver avuto un incontro con importanti costituzionalisti i quali avrebbero sollevato dei dubbi anche sulla costituzionalità dell’Italicum, la legge elettorale che dovrebbe essere varata dal Governo Renzi d’intesa con il centrodestra. Berlusconi ha liquidato il tema degli 80 euro in più in busta paga definendoli “la mancia ” di un “simpatico tassatore”;insomma la carne al fuoco è stata tanta e l’ex Presidente del Consiglio, nonostante l’età e qualche incertezza, si è mostrato vibrante nelle argomentazioni.

Il Cav ha ricordato di essere stato l’ultimo Presidente del Consiglio eletto dal popolo, ha affermato di aspettarsi una Forza Italia che supererà il 25% alle prossime elezioni e non si è risparmiato qualche frecciatina ad Angela Merkel. Infatti la Cancelliera tedesca è stata dipinta come l’assoluta dominatrice negli incontri tra i capi di Stato e di Governo europei, forte anche della incondizionata approvazione francese, e Berlusconi ha voluto precisare di essere stato l’unico a non chinare sempre il capo di fronte ai diktat tedeschi in virtù dell’incontestabile esperienza nella “trincea del mondo del lavoro” di cui può vantarsi e che lo metterebbero nella condizione di poter fiutare quei provvedimenti europei che non fanno gli interessi delle imprese e dei cittadini.

Fino a quel momento l’amabile discussione tra Berlusconi, Vespa e i giornalisti non aveva ancora fatto registrare alcun colpo a sensazione, fatta eccezione per il commento su Marco Travaglio, definito “cattivo, ma il più intelligente giornalista italiano”. Ma tutto ad un tratto la disquisizione sulla fuoriuscita da Forza Italia di alcuni fedelissimi del Cav ha condotto alla vicenda di Fini, di quell’autunno del 2010 e di quel voto di fiducia del 14 Dicembre 2010 che non affossò il Governo Berlusconi III per una manciata di voti.

Berlusconi si è lasciato andare ad una ricostruzione, per altro già perorata da Alan Friedman e da alcuni giornalisti vicini al Cav, per cui all’epoca a spingere Gianfranco Fini a voltare la gabbana fu il Capo dello Stato: Napolitano,secondo quanto dichiarato dall’allora Premier, avrebbe spinto Fini a cercare di aggregare una nuova maggioranza in Parlamento con la promessa che sarebbe stato lo stesso leader di Futuro e Libertà poi a guidare il nuovo Governo. Una vera e propria bomba considerando che la voce narrante è quella del Silvio nazionale, un’affermazione che imbarazza e allo stesso tempo intriga Bruno Vespa,forse preoccupato dalla possibile ira di Napolitano ma pronto a cogliere l’occasione per indagare sulle fonti del Cavaliere, e che sicuramente farà discutere ed entrerà nella letteratura della politica nazionale.

La ricostruzione di Silvio Berlusconi delle vicende di quell’autunno politicamente caldissimo non solo riaccendono l’astio dell’elettore ex AN verso Fini, all’epoca capitano dei postmissini, ma aprono lo scenario a paragoni tra Angelino Alfano e Fini appunto, oltre a rappresentare la genesi dell’accusa di impeachment più recentemente rivolta a Napolitano dal M5S.

Per concludere l’intervista Vespa sceglie la via della leggerezza e della galanteria, chiedendo una smentita sulle voci della cessione da parte della famiglia Berlusconi del Milan, eloquente la risposta dell’ex Premier “non si scherza sulle cose sacre”, e chiedendo cortesemente della vita privata dell’illustre ospite, il quale si è dichiarato assolutamente sereno.

Raffaele Freda

 

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