Italia, Europa e Destra: intervista a Marco Cerreto

Marco Cerreto, portavoce nazionale di Prima l’Italia, risulta essere una figura chiave per le sorti del nuovo centrodestra, le quali saranno decise all’interno della riunione della Fondazione AN, fissata per il prossimo 3 Ottobre. Di seguito, l’intervista che ci ha gentilmente concesso:

La sua biografia la descrive “impegnato nelle politiche studentesche fin dagli anni del liceo classico”; da cosa deriva una tale vocazione e quali consigli si sente di dare ai giovani poco interessati alle vicende politiche del loro Paese?

Io ho cominciato a fare politica in un contesto, quello della metà degli anni 80, gli anni della contestazione studentesca, del binomio Usa-URSS, della crisi del comunismo, delle rivolte nelle fabbriche. Erano anni di forti tensioni ideali, gli anni del glorioso Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI-DN, anni in cui il binomio giovani e politica era consolidato. Ho cominciato a far politica perché ritenevo fosse il mezzo più idoneo per servire la mia patria, l’ Italia. Oggi, il binomio giovani e politica non trova più la stessa convergenza, i giovani hanno perso interesse, sono disillusi, disincantati, colpa anche della classe politica che non ha dato il buon esempio, ma anche dell’inaridirsi del dibattito politico, drogato dalle vicende ordinarie di Palazzo che rendono tutto così grigio ed incomprensibile ai più. Ma ho fiducia che tanto stia cambiando, c’e’ un forte bisogno di sobrietà e le idee forti, quelle che mossero le coscienze dei giovani di una volta, stanno tornando di attualità. I giovani devono capire che se non si interessano di politica la politica  si interesserà comunque di loro e che fare politica è la più nobile forma di cittadinanza attiva, ma anche i politici devono capire che se alla politica manca una base morale e spirituale è difficile destare l’interesse dei giovani.

Era il 5 febbraio, quando lei stesso affermava:”Non c’è futuro senza riconoscere il proprio passato, senza interpretare le proprie radici. Con umiltà e spirito di condivisione, contribuiamo a creare un Nuovo inizio. Confrontiamoci con tutti, rimettiamoci in discussione senza rendite di posizione per nessuno e senza farci condizionare da antiche divisioni e da logore dispute ideologiche”. Quali sono, allora, gli errori che il nuovo partito di Alleanza Nazionale dovrebbe evitare? Quanto c’è di “vecchio” e quanto di “nuovo”?

Dobbiamo dare una casa alla destra sommersa e diffusa con la consapevolezza che un certo leaderismo è finito. Immagino un percorso diverso, un partito lontano dal modello Top-down, un partito orizzontale, fatto di reti sul territorio, capace di ascoltare i cittadini attraverso la metodologia dell’apprendimento consolidato, aperto, plurale, partecipativo, dove prevalgano sempre le ragioni del territorio e non della nomenclatura, dove si dia spazio al merito e alla militanza, dove trovino cittadinanza le esigenze reali della gente. Tutto questo può essere possibile oggi, alla luce degli errori del passato. La nostra gente ha fatto autocritica, ma ha anche il merito di aver rimesso in cammino la speranza.

Quello attuale è un momento fondamentale per le sorti della Destra e lei, di recente eletto nuovo Portavoce Nazionale di Prima l’Italia, sembra incarnarne in toto l’avvenire. Quali sono i suoi progetti per il futuro e come intende muoversi, personalmente e concretamente, per realizzarli?

Prima L’ Italia ha il merito di aver rimesso in moto una dinamica, da una parte con la costituzione di Forum destra, un laboratorio di idee e di confronto che ha rimesso al tavolo molti soggetti che, dopo lo scioglimento del PDL, si erano dispersi in decine di sigle e associazioni, e poi di aver avviato un dibattito in seno alla Fondazione AN, per verificare la possibilità di individuare forme di un ritorno in politica. Un percorso che dovrebbe consentirci di ricostruire un’offerta politica per tutta la destra diffusa.

Giorgia Meloni
                                                        Giorgia Meloni

Come vede Giorgia Meloni nei panni del leader di un ipotetico nuovo soggetto politico di destra? E cosa pensa, invece, di una possibile candidatura di Roberto Maroni?

Giorgia è sicuramente oggi la personalità più visibile a Destra, il suo gradimento è alto, ha il merito storico di non aver fatto scomparire la destra dal Parlamento. Se avrà, come io spero, la capacità di comprendere che c’e’ bisogno di dare ciascuno il proprio contributo per ricostruire un grande partito degli italiani, avrà tutte le carte in regola. Maroni penso che faccia bene il proprio mestiere di governatore della regione Lombardia.

Cosa pensa del Movimento 5 Stelle?

Penso che il Movimento 5 stelle abbia saputo intercettare la quasi totalità del sentimento dell’antipolitica, il movimento funziona molto bene nella fase di intercettazione del consenso, penso abbia dei limiti nella fase propositiva, perché sconta la mancanza di una classe dirigente realmente formata, e soprattutto notevoli contraddizioni al suo interno, dentro il movimento c’e’ tutto e il contrario di tutto.

Lei come considera il rapporto tra Fdi-An e la Lega Nord? Ritiene che un’eventuale alleanza risulterebbe utile per vincere al Sud, dove, paradossalmente, il partito di Salvini ha superato Fratelli d’Italia in fatto di voti?

Diciamo che al Sud il partito di Salvini dove si è presentato non ha superato FDI-AN, se non in Sicilia in qualche  città. Per vincere al Sud c’e’ bisogno di una Destra nazionale e uno dei meriti di AN, fu proprio quello di calmierare la trazione nordista della Lega: la Destra nella sua declinazione considera la Patria una ed indivisibile, solo la Destra ha una visione Mediterranea dello sviluppo, pensare al Sud significa pensare al ruolo stesso dell’Italia in una visione che va oltre i confini dell’Europa stessa. E’ una questione geopolitica, oltre che nazionale, guardate il governo Renzi: il Mezzogiorno e’ sparito dall’azione di governo, per questo solo un partito di Destra ha in se le corde non di un meridionalismo assistenziale, ma di una visione organica della nazione.

“La Destra ha sempre messo al centro delle sue battaglie politiche il Sud e la nazione”: con queste parole, lo scorso 22 Aprile, lanciava la sua candidatura in Campania. Perché i meridionali non dovrebbero considerare le sue parole come l’ennesima promessa elettorale sterile?

Perché la nostra voglia di lottare è la loro ultima speranza, c’e’ grande rassegnazione nella gente soprattutto al Sud, noi siamo convinti che sia ancora possibile rilanciarlo, ma occorre farlo con azioni mirate, capaci di dare a quel territorio una sua missione e che essa sia legata intimamente alla sua naturale vocazione, e come ho detto prima, solo noi abbiamo le categorie per farlo.

Sono molti i partiti che, di recente come nel passato, stanno portando avanti iniziative referendarie: cosa pensa a proposito?

Ogni strumento di partecipazione per me è importante, specie in una stagione come questa dove il potere legislativo è di fatto schiacciato dal Governo, ritengo che su materie importanti sia addirittura un limite il referendum abrogativo, ma si debba dare spazio anche ad iniziative propositive.

Ritiene che lo stretto rapporto tra Berlusconi e Putin potrebbe allontanare una parte di elettori in disaccordo con l’annessione russa della Crimea?

Foto tratta da "www.facebook.com"
                          Berlusconi e Putin in Crimea 

Mi risulta che sull’annessione russa della Crimea sia passata anche per un referendum, ma al di là della questione Ucraina, penso che Berlusconi non sia il solo a comprendere che nello scenario internazionale si debba cercare di avvicinare la Russia all’Europa invece di contrastarla, considerandola una potenza asiatica. Per storia, cultura e tradizione, la Russia è europea e pensare ad un graduale avvicinamento della stessa all’Europa è una strategia di grande valore politico e geoeconomico specie per l’Italia.

Il ritorno agli Stati nazionali potrebbe costituire una sorta di soluzione alla piaga dell’immigrazione? Se “l’unione fa la forza”, perché quest’Europa non riesce ad uscire da tale emergenza?

Il prof. Mauro Bussani nel suo libro “Il diritto dell’Occidente” spiega bene un concetto : La cessione di sovranità dal basso verso l’alto produce un deficit di governance, specie nell’ esercizio della solidarietà orizzontale, lo Stato è ridotto a funzione di regolatore e non riesce a governare i processi direttamente con tutto quello che ne consegue.

Entrando nel merito della questione?

L’Europa si è illusa di governare un processo, come quello dell’ immigrazione di massa semplicemente con gli accordi di Dublino, è ovvio che questo non basta, manca tutta la politica di interventi nelle zone d’origine del problema, oltre a una sperequazione, lasciando soli e abbandonati i paesi di prossimità come ad esempio l’ Italia. Risulta del tutto evidente che il ritorno alla sovranità territoriale ed alla possibilità di esercitare azioni dirette attraverso accordi bilaterali con paesi transfrontalieri sarebbe una soluzione migliore, ma si badi, oggi il problema è talmente vasto, che anche il ritorno agli Stati nazionali non basterebbe a risolvere il problema senza un poderoso intervento dell’ ONU.

La Destra viene accusata di promuovere un “conservatorismo nullista, negativo, inutilizzabile politicamente se non per bloccare riformatori e progressisti, per fermare la Sinistra”. Come risponde a tale critica?

La critica per certi versi è giusta, la Destra per troppo tempo ha tentato di stare nel recinto del politicamente corretto, mettendo nel cassetto idee-forza che sono invece di straordinaria attualità. Se saremo in grado, attraverso la costruzione di una casa comune capace di riaggregare la destra sommersa, di rimettere al centro dell’azione politica il concetto di Stato Nazione, di rigenerazione morale e di rilancio del sistema Italia in maniera chiara e comprensibile si potrà avviare una grande stagione di rilancio per compiere quella rivoluzione conservatrice di cui il nostro Paese ha un disperato bisogno.

di Antonella Gioia

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