ITALIA UNICA. TROPPE INCERTEZZE SULLE PENSIONI DAL GOVERNO

“Sono passati meno di due mesi dalla nomina alla presidenza dell’INPS del Professor Boeri è già si sono moltiplicate le dichiarazioni all’insegna di una prossima revisione al ribasso delle pensioni più alte unitamente ad un “ricalcolo” di 7,8 milioni di pensioni”.

Lo scrivono gli economisti di Italia Unica, Massimo Brambilla e Riccardo Puglisi su www.italiaunica.it, il sito del movimento guidato da Corrado Passera.

“Noi di Italia Unica – proseguono Brambilla e Puglisi – siamo fortemente contrari a ogni ulteriore intervento sulle pensioni perché il sistema pensionistico è, ovunque nel mondo, uno degli elementi del “contratto sociale” tra Stato e cittadini affinché questi ultimi abbiano certezza sulla pensione che verrà loro corrisposta. Certo, questo contratto può essere rivisto se, per motivazioni straordinarie, il sistema non sia più sostenibile dal punto di vista finanziario. Ma oggi, grazie alla riforma Fornero, il sistema non si trova più in condizioni di insostenibilità, come sottolineato dal Ministro dell’Economia nella Nota di aggiornamento del DEF e dal ministro Padoan nella lettera inviata nel novembre scorso al commissario Moscovici e al vicepresidente della Commissione Dombrovskisdel. Il giudizio favorevole sulla sostenibilità del nostro sistema pensionistico è stato poi confermato dalla Commissione Europea il 18 Marzo 2015 nella “Relazione per paese relativa all’Italia 2015 comprensiva dell’esame approfondito sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici”.

“Non si capisce pertanto – concludono gli economisti di Italia Unica – la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni e la conseguente richiesta di ulteriori sacrifici a spese della classe media, aumentando la sensazione di incertezza e una nuova contrazione dei consumi con il rischio di uccidere nella culla una ripresa che si fa fatica a vedere. Il fondatissimo sospetto è che il gettito una tantum di tali interventi possa in realtà servire per finanziare forme di “flessibilità in uscita” dal mercato del lavoro: un preoccupante eufemismo per descrivere uno smantellamento permanente della riforma del 2012 attraverso il ritorno a insostenibili prepensionamenti”.

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