MATTEO RENZI A BAGDAD: L’IRAQ CAMBIA VERSO?

La guerra continua a imperversare il Medio Oriente. L’esercito iracheno, assieme alle milizie sciite e curde, ha ormai liberato dall’occupazione di ISIS la diga di Mosul, ed ora si pone come prossimo obbiettivo la città di Tikrit, luogo che diede i natali e la morte a Saddam Hussein, conquistata dalle forze jihadiste lo scorso 11 giugno.

Rezan Kader, Alto Rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia e presso la Santa Sede, lancia perciò quest’appello: “Abbiamo bisogno di armi, non di soldati stranieri. I nostri peshmerga sono in numero sufficiente e hanno grande coraggio, ma non possono arginare l’ISIS con i mezzi al momento a loro disposizione. Quelle poche armi che abbiamo risalgono all’epoca di SaddamIl governo di Nuri al-Maliki, – Premier iracheno uscente – infatti, non ci ha mai fornito equipaggiamento militare. Ma noi non vogliamo attaccare nessuno, solo vivere in pace“.

Contemporaneamente Papa Francesco interviene, dichiarando che questo conflitto rischia di degenerare in una Terza Guerra Mondiale. Afferma in maniera decisa che “è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: dico fermare, non bombardare o fare la guerra“.

Non solo: anche Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano, decide – come gli è ormai consono – di metterci la faccia, in questo che ormai non è più solo un teatro di morte e violenza, ma anche di immagine: difatti oggi è prevista una sua visita lampo in Iraq, nelle città di Baghdad ed Erbil, con un rapido rientro in patria la sera stessa. Nella capitale Renzi incontrerà il Presidente iracheno Fuad Masum, il Premier uscente Nuri al-Maliki e quello incaricato di formare il nuovo governo iracheno, Haidar al-Abadi. Ad Erbil incontrerà il Presidente del governo regionale del Kurdistan iracheno, Masud Barzani. Questa decisione è stata presa abbastanza in fretta in seguito ad un colloquio tenutosi tra il nostro Premier ed il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, tanto in fretta che Matteo ha dovuto rinunciare addirittura ai suoi ultimi tre giorni di vacanza in compagnia della sua famiglia.

Ancora non è chiarissimo il motivo della visita del Premier italiano in Iraq: forse il terzo Presidente del Consiglio non eletto dal popolo vorrà gentilmente impartire al neo-Premier iracheno lezioni di democrazia? O forse vorrà esportare il suo oramai celebre messaggio di speranza anche in un’area geografica che di concreta speranza ne avrebbe veramente bisogno? Ancora nulla è sicuro: per ora si sa che Matteo Renzi, con questo viaggio diplomatico, vuole “portare l’Europa in Iraq“, elogiandone gli aiuti umanitari da sempre inviati in Medio Oriente.

Gli aiuti umanitari, le missioni di pace, il ripristino dell’ordine. Come già citato, anche Rezan Kader vuole la pace, così come i governi occidentali. Infatti la vogliono così tanto che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha recentemente dato il via per il massiccio bombardamento in territorio iracheno.

Invece l’Italia vuole esaudire la richiesta di Kader, inviando aiuti umanitari in loro soccorso. Come? Forse sostenendo associazioni onlus mondiali per la tutela dei diritti umani, come UNICEF, Save the Children o Medici Senza Frontiere? O magari inviando risorse e mezzi per ricostruire, curare, sopravvivere?

No: inviando, come richiesto esplicitamente da Kader, altre armi. Quindi l’invio degli “aiuti umanitari” in Iraq da parte dell’Italia riguarderà un pacchetto di 30mila kalashnikov e munizioni sequestrati negli anni ’90 sulla rotta dei Balcani, fucili mitragliatori e materiale militare non offensivo, come sistemi di comunicazione e giubbotti antiproiettili. E’ interessante constatare che Rezan Kader richiede in soccorso l’invio di mezzi bellici più avanzati, in quanto al momento in possesso di un armamentario dei tempi di Saddam Hussein mentre le truppe jihadiste controllano una tecnologia molto più avanzata, e l’Italia risponda con kalashnikov datati anni ’90.

Domani in Parlamento si voterà per decidere se definire democraticamente l’invio di questi aiuti umanitari alle truppe curde. Ad opporsi si presentano MoVimento 5 Stelle Sinistra Ecologia Libertà: Carlo Sibilia (M5S) spiega che quest’azione rischia di “creare un precedente pericoloso“, mentre Nicola Fratoianni (SEL) dichiara che “armare i curdi significa delegare a loro quello che dovrebbe essere fatto da una forza internazionale a guida Onu“.

Si attendono aggiornamenti su quest’intricata vicenda, ovviamente senza perdere di vista nemmeno le mosse del Premier italiano, Matteo Renzi, in visita in questo territorio sotto gli occhi del mondo intero e sulla bocca di tutti.

di Giuseppe Comper

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