PODEMOS, LA SPAGNA CHE SVOLTA

Pp e Psoe «puniti» dagli elettori, in Spagna sconfitto il bipartitismo. Dopo le elezioni europee, El Pais rileva come «i due principali partiti spagnoli, che hanno governato il paese senza tregua dal 1977, hanno ottenuto il peggiore risultato della storia democratica», fermandosi «leggermente sotto il 50 per cento». Avanza Izquierda Unida e sorprende Podemos, che diventa quarto partito del paese.

La lista dei movimentisti, ha portato a far perdere al Pp di Rajoy più di cinque milioni di voti rispetto alle europee del 2009, quando ottennero l’80 per cento dei voti. I risultati finali danno il Pp come il partito maggiormente votato, con il 26,6 per cento dei voti e 16 scranni, tre punti avanti sul Psoe, col 23 per cento e 14 seggi, rispettivamente con 8 e 9 seggi meno che nel 2009.
La vittoria di Podemos, che porta a casa il 7,97 per cento, è quella di un partito nato solo quattro mesi fa dalle macerie degli indignados spagnoli: «Podemos non è nato per ricoprire un ruolo simbolico. Siamo nati per vincere, la nostra sfida da domani sarà quella di costruire una forte scelta politica», ha dichiarato il capolista Pablo Iglesias, all’annuncio dei risultati.
Attraente, con pizzetto e lunghi capelli raccolti in una coda, Iglesias aveva in sé tutte le caratteristiche per diventare una star della TV: carismatico e dalla dialettica brillante ma anche con la battuta pronta. È colto ma mai noioso, al bisogno abile provocatore e meticoloso nella scelta degli argomenti, preparati in ore di studio prima delle trasmissioni. Nelle discussioni televisive è bravo a incalzare l’avversario ma sa essere educato, senza scomporsi anche davanti agli attacchi più accessi.

Ecco le sue ultime provocazioni: per quanto concerne il terrorismo dell’ETA, Iglesias ha esordito riconoscendo che “ha causato un dolore enorme nel nostro paese.” In seguito ha detto che tale violenza “ha spiegazioni politiche”, come dimostrano le discussioni successive che i governi hanno avuto con i rappresentanti del gruppo terroristico. Inoltre, ha paragonato Vito Corleone al nuovo presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, accusato senza mezzi termini di aver architettato nel 2011 con Papandreou un piano-salvataggio dell’UE alquanto iniquo.
Ha detto inoltre che alcuni leader europei del sud Europa hanno trasformato i nuovi governi dei loro paesi in “Vichy” o “colonie” della Germania, della troika e potere finanziario. “Coloro che hanno governato e guidano il nostro Paese l’hanno messo in vendita e l’hanno trasformato in una colonia”.
Narcisista quanto basta, è pronto ad accendere il populismo eccitando i seguaci con proposte politiche seducenti, insistendo sul fallimento totale delle vecchie e boriose amministrazioni, viste come causa di tutti i mali. Rispondendo ad una domanda sugli emendamenti per giudicare Don Juan Carlos che ha perso una parte dell’inviolabilità avendo abdicato alla corona, Iglesias ha detto: “L’emendamento è incompatibile con l’uguaglianza di fronte alla legge: ciò significa che se il signor Juan Carlos de Borbón commette un crimine, non può sedere in tribunale: può restare impunito”. Tuttavia, può essere giudicato direttamente, in questo caso, da parte della Corte Suprema.

Tra le qualità di Pablo Iglesias si può annoverare anche la furbizia, perché se da un lato non nega di aver usato la televisione per ottenere il dirompente successo elettorale, dall’altro sa che alcune mosse hanno fortificato la fiducia della gente nei suoi confronti. Per la campagna elettorale ha girato il Paese a bordo di furgone, ponendosi un limite di 10 euro per i pasti, finanziati in toto dai simpatizzanti, e non smette di ricordare che fa il professore precario con contratto a progetto e uno stipendio da 1.000 euro. Come dire: sono uno di voi, datemi fiducia.

Solo il tempo dirà se Iglesias sarà in grado di legittimare un successo chiaro, fulmineo e inimmaginabile. Per il momento, ha in mano le illusioni di quel milione e 200 mila spagnoli che l’hanno votato. In Spagna ha dunque vinto il voto di protesta contro la corruzione politica, dopo che la lunga crisi economica ha fortemente colpito il ceto medio e incrementato la povertà. I cinque milioni di disoccupati sono andati alle urne e hanno castigato Popolari e Socialisti.

Pasquale Narciso

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