QUANDO IL MODERATISMO DIVENTA MISTIFICAZIONE

Da tempo ormai immemorabile, la memoria di lungo periodo della società civile odierna, concepita dai postumi della seconda guerra mondiale, pare completamente estraniata da una disamina oggettiva e super-partes degli accadimenti dell’ultimo secolo: da un lato, è cospicua la frangia di chi crede che un’impostazione centripeta e una democrazia egualitaria plasmata – soltanto in teoria – sulle fondamenta valoriali della rivoluzione francese quali Liberté, Égalité, Fraternité potessero e possano essere le sole visioni del mondo plausibili, per abbracciare la speme di un avvenire migliore e proficuo; dall’altro, è altrettanto ampia la cerchia di quelli che i sullodati additano come negazionisti, senza che si creino distinguo di ciò che professino. Basta solo che un’opinione sia più dissonante rispetto all’omologazione intellettiva ed intellettuale di massa per essere etichettati come i totalitaristi e dispotici di turno, rasentando addirittura il nazi-squadrismo.

Peccato però che i medesimi apologhi dell’arte del moderatismo scadano in banali contraddizioni disdicevoli e diventino a loro volta i revisionisti per antonomasia, ma stavolta collimando con l’inganno e la falsificazione: nell’arco di una quattro giorni esatta fra il 25 e il 28 aprile, si sono rispettivamente susseguite le ricorrenze del 68esimo anniversario dalla Liberazione italiana e del 69esimo dalla dipartita di Mussolini ed è superfluo ricordare che le date siano state celebrate con animi ed intenti completamente opposti; benché sia difficile che aspiranti e rinomati esegeti della storiografia nostrana e mondiale abbiano l’imparzialità di giudicare la governance del Duce scevri da condizionamenti di pensiero e svestiti della propria coltre politica, sarebbe almeno opportuno che, oltre a mistificare, si argomentasse esaustivamente.

Nonostante sia caratteristica di pochi eletti il sapere analizzare oggettivamente lo scorrere incessante degli eventi, è necessario evidenziare che la testimonianza di quanto precedentemente riportato sia stata espressa da numerose entità di un certo peso e rilievo storico: il 25 luglio 1943, nell’immediatezza delle dimissioni di Mussolini, pilotate da Vittorio Emanuele III, il in illo tempore vescovo titolare di Mesembria Angelo Giuseppe Roncalli, proclamato Papa quindici anni più tardi e santificato proprio ventiquattro ore fa, ci tenne a sottolineare che “la notizia più grave del giorno fosse il ritiro di Mussolini dal potere, denotando il gesto del Duce alla stregua di un atto di saggezza e precisando che non avrebbe lanciato pietre contro di lui, perché anche per il dittatore sic transit gloria mundi. In tutto questo, a differenza di molti suoi coevi e successivamente di analoghi posteri, non dimenticò di rimarcare che il gran bene fatto all’Italia sarebbe rimasto, auspicando che Dio avesse pietà della sua persona.

Parimenti a San Giovanni XXIII, che lo inquadrava come l’Uomo della Provvidenza, sono state di molteplici le considerazioni d’encomio per l’icona politica del fautore della Marcia su Roma: da Mahatma Gandhi a Sigmund Freud, da Igor Stravinskij a Ezra Pound, passando per Guglielmo Marconi e Winston Churchill; personaggi dell’epoca che furono capaci di valicare il tabù del 1938 e delle leggi razziali e seppero valutare le opere sociali di Benito Mussolini con gli occhi della neutralità: non constatarono la persecuzione ebraica come espressione di discriminazione, ma appurarono le politiche di sussistenza semita nelle colonie del Regime sul finire degli anni 20 e l’impossibilità contingentale di Mussolini di soppiantare l’ordine del Terzo Reich; non lo giudicarono come dittatore, ma guardarono al di là del muro di cinta erto dall’inconsapevolezza ventura di contestualizzare la bonifica dell’Agro Pontino – debellando di fatto la virale patologia della malaria in quelle specifiche zone laziali – per la salvaguardia della vivibilità popolare e dell’economia agricola, la cosiddetta e famigerata quota 90 in ambito di riforme monetarie e la battaglia del grano per incentivare all’autosufficienza produttiva.

Poiché il fascismo, alla stregua del comunismo e del socialismo, è innanzitutto un’idea sociale e non dovrebbe unicamente avere un’accezione estremista: l’aspetto preminente è che questa forma mentis possa essere attualizzate in un’interpretazione cognitiva del mondo equanime, identitaria e nazionale. Che Benito Amilcare Andrea Mussolini, uomo di Stato ed emblema governativo di un’allora Nazione prospera e rigogliosa socio-politicamente, sia stato tra le figure ideologiche ed istituzionali più anti convenzionali e vituperate della storia contemporanea è un dato conclamato dai garanti e cultori delle dottrine moderatrici e forse qualunquiste, le quali in questi 70 anni di repubblica hanno veicolato un’opinione pubblica votata al buonsenso, senza altresì considerare che probabilmente certi dogmi rappresentassero un falso storico; chissà però che proprio un’estemporanea e repentina esternazione di un’astrale e trascendente personalità recentemente canonizzata non possa rettificare l’immaginario collettivo sull’operato di uno statista dell’Italia unita, comunque la si veda.

Alex Angelo D’Addio

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