BOLZANO, URZI’ SULLE ETICHETTE IN TEDESCO E IN ITALIANO: “DUE PESI E DUE MISURE”

“Manca l’etichetta in lingua tedesca del bene commerciale sullo scaffale del negozio? Il Consiglio provinciale vota e approva un atto di sdegnata denuncia. Manca l’etichetta in italiano? Nessun problema: il Consiglio provinciale dice che non è così importante votare la medesima denuncia. Due pesi e due misure, ancora una volta questa pessima dimostrazione di insensibilità sulle regole fondamentali del convivere civile è andata in scena in Consiglio provinciale. Ciò che è uno scandalo in un senso non viene avvertito un medesimo scandalo nell’altro senso”. E’ quanto denuncia il Consigliere provinciale a Bolzano per L’Alto Adige nel Cuore Alessandro Urzì.

“E allora – continua Urzì – se manca l’etichetta in lingua tedesca si mobilitano tutte le forze democratiche del Consiglio, se manca l’etichetta in italiano chi se ne frega. Quello che poteva essere un bellissimo momento di condivisione e di inno al bilinguismo (votare un documento trasversale per richiedere il rispetto del bilinguismo nelle etichette) si è trasformato nel solito sgarbato sgambetto. Ovviamente a senso unico”.

“La mozione politicamente scorretta era di Suedtiroler Freiheit. A non votare a favore – racconta il Consigliere provinciale – solo il sottoscritto, seguito a ruota dal PD che aveva provato in collegio dei capigruppo a sostenermi con l’alleato della SVP. Di fronte al no di Kompatscher è bastato il comodo rifugio nell’astensione”.

“Per onore di cronaca a giustificazione del comportamento incomprensibile contrario ad una formulazione a favore del bilinguismo – spiega Urzì – è stata citata la legge che comunque prescrive che le etichette in Italia, e quindi in Alto Adige, debbano essere almeno in italiano. Ma era stato lo stesso assessore Theiner a informarci sul fatto delle continue sanzioni per il mancato rispetto di queste norme per vendita di prodotti anche pericolosi, come quelli tossici e nocivi”.

“Ma tutto questo non meritava censura: nella visione monocolore della maggioranza del Consiglio provinciale il problema è solo se manca la etichetta in lingua tedesca, non in italiano”, conclude Alessandro Urzì.

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