Zimmerhofer: la cultura italiana è fascista?

Bernhard Zimmerhofer, del movimento indipendentista  Süd-Tiroler Freiheit, ha presentato ieri pomeriggio in Consiglio Provinciale una mozione riguardante il tema del restauro di due colonne davanti al monumento alla Vittoria e la decisione di ricollocarvi il leone di S. Marco e la lupa capitolina. Il politico ha fortemente criticato i soldi spesi a questo scopo, nonché per il restauro del monumento alla Vittoria.

In seguito ha mischiato a queste sue affermazioni alla sua opinione – ovviamente contraria – riguardo la tolleranza verso la vendita di materiale di propaganda fascista (come i calendari di Mussolini) senza che la Procura intervenga. A tal proposito, ha anche espresso la volontà di invitare il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi a un’audizione in Consiglio per conoscere le ragioni che l’hanno indotto a riattivare i simboli fascisti, di sospendere gli incontri regolari fra Giunta provinciale e amministrazione comunale di Bolzano finché la città di Bolzano non si sia ufficialmente distanziata dal fascismo. Infine ha detto di voler informare il Parlamento e la Commissione europei sulle attività fasciste in provincia di Bolzano e soprattutto nel capoluogo.

Dure sono state anche le parole del collega Sven Knoll, che ha affermato di non essere stupito nel vedere fascisti che si trovano bene a Bolzano, dove “emerge la schizofrenia tra fascismo e nazismo: sempre pronti a criticare il secondo, mai il primo”. Knoll ha attaccato duramente i Verdi, contrari alla mozione, dicendo che “dovrebbero uscire dal loro mondo idilliaco per confrontarsi con la realtà di Bolzano” in quanto loro per primi avevano chiesto di togliere alle scuole tedesche nomi di personaggi compromessi col nazismo.

Oltre ai Verdi, anche altri si sono schierati contro la richiesta: Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) l’ha definitia “fobia paranoica” nell’approccio con la storia, nonché un attacco diretto ad elementi dell’identità diffusa nel Mediterraneo come il Leone di San Marco o la lupa di Roma, identità che comprende anche l’Alto Adige nella sua complessità.

Riccardo Dello Sbarba (del Gruppo Verde appunto) ha definito la mozione “penosa”, in quanto colui che l’ha presentata è estraneo rispetto alla popolazione della città; anche Dieter Steger (SVP) si è espresso in termini contrari alla “cultura dell’abbattimento, a favore di una cultura del chiarimento e della spiegazione di alcuni simboli della città”, sottolineando inoltre come ci siano in città problemi maggiori, quali la qualità della vita e la mobilità.

Hans Heiss (sempre del Gruppo Verde) ha preferito ricordare come Bolzano stia cercando negli ultimi 20 anni di affrontare il proprio passato architettonico fascista, tanto da utilizzare il Monumento alla Vittoria come esemplificazione artistica per scolaresche austriache e tedesche e non solo; a lui si è ricollegato Roberto Bizzo (PD) nel ricordare come il leone di San Marco voglia solo indicare che l’operazione di costruzione delle case di viale Venezia-San Quirino era stata fatta dall’Istituto San Marco di Venezia.

Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha richiamato alla memoria le celebrazioni del Giorno della Memoria e come i bolzanini siano parte attiva nella lotta contro i regimi totalitari.

Si è aggiunto anche il presidente Arno Kompatscher, evidenziando che il partito di cui fa parte, l’SVP é nato nello spirito della resistenza, e si oppone a certe ideologie.

La mozione è stata dunque respinta, malgrado Zimmerhofer si sia schierato fino alla fine favorevole all’informare la Commissione europea, perché considera tali restauri come uno spreco di fondi UE.

Il tema è scottante e sempre più attuale. Dove stia il confine tra fascismo, nazionalismo e storia d’Italia, non si riesce più a comprendere. Il partito indipendentista sfrutta qualsiasi pretesto per sottolineare una sorta di predominio germanico di fondo su Bolzano: nel frattempo mina all’identità culturale italiana, e manipola la sua storia millenaria per i propri scopi.

Silvia Vazzana