Bottamedi, quali garanzie per il centrodestra?

Si fa sempre più strada l’idea concreta che le provinciali del 2018 vedano finalmente l’esordio di una coalizione di centrodestra unita e coesa. Questa è sicuramente una prova di “maturità” da parte della classe politica trentina, uscita massacrata e ridotta alle briciole dalle discordie e dai personalismi che hanno portato per l’ennesima volta il centrosinistra “autonomista” alla vittoria nel 2013.

Ma, come in tutte le storie con un potenziale lieto fine, c’è sempre un’incognita: la consigliera Bottamedi.

Ebbene, Manuela Bottamedi, attuale consigliera provinciale, nata a Rovereto, classe 1969, fu eletta per la prima volta in Consiglio Provinciale nell’Ottobre del 2013 con 1340 preferenze individuali, candidata del Movimento 5 Stelle. Ottimo risultato per una prima candidatura provinciale in cui collezionò ben il 20,42% dei consensi e si piazzò al primo posto della lista pentastellata; per lei e per il candidato presidente sconfitto Filippo Degasperi si aprirono le porte della legislativa provinciale. La sua militanza nel Movimento tuttavia durò poco più di un anno, perché con l’arrivo del 2015 la Manuela provinciale decise di cambiare casacca e trasferirsi nelle file del Partito Autonomista Trentino Tirolese, a seguito (motivazioni ufficiali) di “divergenze inconciliabili rispetto al metodo e all’azione politica da seguire”. Ma se errare è umano, la Bottamedi nella scelta dei gruppi consigliari ha un qualche cosa di diabolico, perché, non me ne voglia il gruppo del Patt, anche questa volta il coniugio fu sciolto per motivazioni imputabili alla controparte. In un comunicato stampa la signora in questione sosteneva che il Partito Autonomista non rappresentasse più quegli ideali di autonomismo vero di un tempo, e tutto ciò venne colto dalla consigliera con una rapidità di intuizione tipica di chi ci vede meglio degli altri. Data del divorzio “breve” marzo 2016, dopo poco più di un anno di nuovo a leccarsi le ferite. 

Nel frattempo si scopre filoaustriaca e lotta per l’indipendenza del Tirolo (il Tirolo storico, sia chiaro), il tutto corredato dall’acquisto di una dozzina di libri biografici di Andreas Hofer e altri patrioti tirolesi, vedasi il suo profilo Facebook per credere. Riesce così ad attirarsi le simpatie di altri fuoriusciti autonomisti, primo fra tutti Corona. Però, e c’è un però, nel frattempo in Consiglio Regionale aderisce al gruppo di Lega-Forza Italia (ma come? Quale Italia?), ma solo per “motivi logistici”, anche se “con Bezzi e Fugatti condivide battaglie politiche”. Insomma un gran minestrone di idee confusionarie che danno l’impressione al cittadino che insieme al partito la signora evolva anche le sue idee. La domanda è: “Dove vuole arrivare?”.

La storia non è ancora finita. È fresca di qualche giorno fa la notizia che la Consigliera è diventata la referente unica di “Energie per il Trentino Alto-Adige”, il progetto di Stefano Parisi per il rilancio di una forte coalizione di centrodestra moderato in vista delle prossime elezioni nazionali. Il tutto stride per due ragioni: la prima è che nel nome del progetto compare “Trentino Alto-Adige” e non “Welschtirol-Südtirol”, la seconda ragione è che nel 2013, a qualche settimana di distanza dalle elezioni provinciali la Bottamedi dichiarava: “con la discesa in campo di Diego Mosna assistiamo a questo triste passaggio anche nella nostra terra trentina. Un imprenditore, solo per il fatto di essere famoso e di aver gestito con successo un’impresa privata e una squadra di pallavolo di livello mondiale, crede di avere i requisiti e le credenziali per gestire l’ente pubblico Provincia” – e ancora, sempre su Mosna – “Non è forse questo il berlusconismo?”, il tutto comodamente reperibile sul blog dei pentastellati trentini. Qualcuno allora le spieghi che lavoro fa Parisi.

La conclusione appare quindi più ovvia che originale. Come fa il centrodestra a fidarsi di chi cambia idea con la stessa frequenza delle camicie?

La proiezione sulle prossime provinciali è ancora poco nitida ma è abbastanza chiaro che chi vincerà non riuscirà ad avere un margine così ampio com’è stato nelle scorse elezioni e poggiarsi su una colonna così labile potrebbe voler dire, in caso di vittoria, rischiare anche di perdere la maggioranza. Supposizioni forse inverosimili le mie, ma quali sono le garanzie? Se vogliamo poi parlare della sfiducia nella politica da parte dei cittadini, il dibattito è aperto…