Consulta per lo Statuto Speciale, Baratter (PATT): “Coinvolta, per la prima volta, la società civile trentina”

“Elaborare un progetto, una visione, del futuro Statuto di Autonomia: si tratta dell’innesco di un processo politico istituzionale che auspichiamo possa andare oltre l’azione per quanto preziosa della Consulta e della Convenzione. Stiamo parlando del terzo Statuto nella storia repubblicana dell’Autonomia. Lo si fa contemporaneamente a Bolzano, lo abbiamo visto nei giorni scorsi, in modo molto partecipato.”

Con queste parole il Capogruppo del PATT Lorenzo Baratter ha introdotto oggi in sede di Consiglio Provinciale il momento cruciale dell’attivazione della Consulta per l’elaborazione dello Statuto dell’Autonomia del Trentino Alto Adige.

Come funziona: “Si convergerà quindi sul consiglio regionale e si attiverà a quel punto la procedura descritta per modificare lo Statuto. Per la prima volta nella storia repubblicana dell’Autonomia il processo di (ri)scrittura dello Statuto passa anche attraverso un percorso di coinvolgimento della società civile trentina” ha spiegato Baratter.

Come è nato lo Statuto dell’Autonomia trentina: “Nell’immediato dopoguerra non vi furono le condizioni di un ampio coinvolgimento della società civile, nella fase di definizione del Primo Statuto, dentro un luogo istituzionalizzato: nonostante la lotta politica dell’ASAR, movimento che raccoglieva al suo interno oltre 115.000 aderenti, cui va riconosciuto il merito di avere elaborato con ampia condivisione delle proposte di Statuto e nonostante il ruolo sicuramente prezioso e determinante di Alcide Degasperi. Non vi furono le condizioni tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta quando la riscrittura dello Statuto fu fondamentalmente dettata da una situazione emergenziale, a tratti drammatica, che pose la questione sudtirolese sul piano internazionale dei rapporti tra Italia e Austria (sul tavolo dell’ONU in almeno due occasioni), conclusasi grazie ad un insieme di proposte, il c.d. Pacchetto, che fu il risultato di una concertazione lunga e difficile tra due governi e parlamenti nazionali.
Peraltro i due processi portarono a due visioni molto diverse di Autonomia: nell’assetto del 1948 un’autonomia regionale, nell’assetto del 1972 un’autonomia bipolare con due regioni/provincie autonome” ha proseguito nell’intervento in aula consigliare.

“L’assetto dell’Autonomia 3.0 deve rispondere a diverse e nuove sfide che conosciamo, quindi guarda al futuro ma guarda, pur con strategie diverse, all’obiettivo di rafforzare, anzichè indebolire ulteriormente, il ruolo della Regione. Magari non partendo necessariamente dal tema delle competenze ma piuttosto – su un piano se vogliamo più politico – attraverso la costruzione di una visione comune, di una politica comune, di una strategia comune nella ridefinzione di un’Autonomia regionale intesa non come somma di due autonomie provinciali ma come qualcosa di nuovo e più autentico rispetto alla Regione che abbiamo conosciuto in questi decenni.”

I nodi cruciali al centro dell’attenzione per la Consulta sono i seguenti: i rapporti con Roma; i rapporti con l’Europa; un rilancio innovativo, su altre basi, del sistema regionale; aggancio dell’Autonomia regionale al progetto euro regionale e anche alle nuove frontiere delle Alpi (pensiamo a quanto realizzato ieri con l’avvio di Eusalp, la macroregione alpina che coinvolge 7 nazioni, 48 regioni, 80 milioni di persone e che ha visto come protagonisti i governatori di Trento e Bolzano); le modalità di relazione fra la nostra regione a statuto speciale e le regioni a statuto ordinario.

“L’istituzione della Consulta si rivolge alla società trentina, a tutta la società trentina, a quella parte di società, almeno, che è più attenta e sensibile all’evoluzione dell’Autonomia – spiega – il ruolo rappresentativo della politica e delle istituzioni del Consiglio provinciale e regionale sono garantite sia all’interno della consulta sia nel successivo lavoro di sintesi che dovrà effettuare il Consiglio regionale. Il lavoro concomitante fra Trento e Bolzano è altrettanto importante. Processo garantito da una mozione regionale (a prima firma del governatore Rossi) che garantisce un coordinamento nei lavori della Convenzione di Bolzano e della Consulta di Trento e che sarà ulteriormente rafforzato da quanto si dovrà fare in Consiglio regionale, nel luogo deputato a questo genere di decisioni. Anche quello, lo auspichiamo come autonomisti e come regionalisti, potrà essere un momento elevato di confronto democratico dentro la società regionale” ha concluso Lorenzo Baratter.

 

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