Il ddl omofobia serve davvero?

Al Consiglio Provinciale Trentino si prospetta un autunno caldo. In questi giorni si è dibattuto infatti sul disegno di legge che mira al “contrasto delle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dall’intersessualità”, testo che unifica in diciassette articoli due ddl precedenti a firma Zanella, Civico ed Altri.
La discussione in materia vede impegnato il Consiglio della Provincia Autonoma dall’8 novembre 2012, e tra respingimenti e colpi di scena l’incidentato iter giunge alla tre giorni di discussione che da martedì a giovedì ha surriscaldato gli animi di maggioranza e opposizione. A far da miccia un commento in un post del profilo facebook del Consigliere Zanella, primo firmatario del Ddl e Presidente dell’Arcigay trentino, in cui si suggerisce di uccidere un politico ad ogni suicidio legato all’omofobia, candidando il Consigliere di minoranza Claudio Cia ad essere la prima vittima sacrificale.
Inutile dire l’indignazione per frasi di questo tipo incitanti odio e violenza proprio da chi propone di combatterla.
Immediate le reazioni di Cia e le espressioni di solidarietà da parte della Civica Trentina e dei colleghi di minoranza, ma nonostante i tentativi di stigmatizzazione da parte della maggioranza, ora il Ddl rischia di subire il colpo finale e affossare definitivamente.
Infatti, se il primo articolo è stato approvato, il secondo concernente le definizioni lessicali di identità di genere, orientamento sessuale, intersessualità, ecc., è stato cancellato grazie all’emendamento Borga.
La discussione è quindi ferma agli emendamenti all’articolo tre, ma c’è chi è ormai sicuro che la maggioranza non abbia più i numeri per approvare il testo.
Il dibattito si conclude con la discussione sulle parole del Ministro dell’Istruzione Giannini, che ha definito “truffa culturale” chi sostiene l’esistenza delle teorie di genere nelle scuole, minacciando azioni legali. Si prospetta quindi una seduta calda quando si andrà a discutere dell’articolo 5, il quale parla di sostenere specifici “progetti e attività sui temi dell’educazione alla sessualità e all’affettività, della promozione della salute e della prevenzione del bullismo omofobico” nelle scuole.
Ma a ben leggere il testo le preoccupazioni di Borga che in dichiarazione di voto ha affermato di non volersi piegare al pensiero unico del politicamente corretto, non appaiono così infondate.
Il testo infatti intende inserire la nuova prospettiva di genere in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e politica della Provincia (artt. 5-6-7-8), ma per fare questo deve anzitutto educare al nuovo pensiero e quindi l’articolo 9 punta proprio ad insegnare un nuovo linguaggio con tanto di sanzioni per chi sarà reo di discriminare sulla base del genere, dell’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’intersessualità.
Il testo prevede inoltre campagne di informazione esterne (art.11), e soprattutto un Osservatorio (art. 12), che deve fungere da Grande Fratello del nuovo umanesimo gender-free.
L’articolo 17 si conclude con una disposizione finanziaria: dall’applicazione di questa legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio provinciale. Meno male che c’è scritto “dall’applicazione”, perché a vedere la mole di discussioni e di tempo in cui tiene impegnato il Consiglio pare che abbia già gravato abbastanza sul bilancio. Ha buona ragione quindi Claudio Cia a rinunciare al proprio gettone di presenza quando si discute di tale materia, la quale se passerà graverà certamente il bilancio di qualche ufficio giudiziario.
Ma poi, questa legge, serve davvero al popolo trentino?

Diego Marchiori

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