Enrico Lillo si dimette da coordinatore regionale di Forza Italia in Trentino – Alto Adige

Si riceve e volentieri si pubblica la lettera di Enrico Lillo indirizzata a Silvio Berlusconi in merito alle proprie dimissioni da coordinatore regionale di Forza Italia in Trentino – Alto Adige.

Caro Presidente,

leggo sul Mattinale del 27 settembre le testuali parole che l’editore Le attribuisce: “Invece di stare ad annoiarsi in caserma a giocare a carte, tutti i militari nelle vie delle nostre città. Loro sarebbero felici”. In verità le avevo già sentite di persona in occasione dell’incontro organizzato a Roma lo scorso luglio con gli eletti degli Enti locali. In quell’occasione ho pensato che si fosse trattato di un “lapsus” che tuttavia non avevo gradito affatto. Le rivedo scritte, nero su bianco e l’effetto è ancora maggiore. Penso, infatti, che la Sua esternazione non è casuale, non è il frutto di un “lapsus”, ma di un’intima convinzione. In tal caso è bene che Lei sappia il mio “sentire”: sono parole che mi hanno offeso, hanno offeso la mia dignità di soldato innanzi tutto, poiché vivo ed ho vissuto nelle caserme per trent’anni e conosco bene la realtà delle caserme; luoghi dove si fa dell’etica, della morale, dello spirito di servizio, del senso del dovere, dell’ordine, della disciplina, del rispetto delle regole, delle gerarchie e delle istituzioni uno stile di vita. Quelle parole buttate, come si gettano troppo spesso cattiverie gratuite, luoghi comuni che personalmente attribuivo a ben altri politicanti di mestiere, le reputo una calunnia per il semplice fatto che non corrispondono alla realtà. Inoltre, sono parole che, così come hanno offeso me, hanno offeso l’onore degli uomini e delle donne delle Forze Armate che quotidianamente, anche e soprattutto nelle caserme assolvono i loro compiti istituzionali con umiltà ed in silenzio, esattamente come coloro che in silenzio, hanno perduto un figlio, un marito, un fratello o una sorella che avevano scelto le caserme come scuola di vita e mantenendo fede agli insegnamenti ricevuti, hanno sacrificato le loro vite per la difesa della Patria, cercando di impedire che la nostra terra, la nostra cultura, il nostro popolo diventino bersaglio del terrorismo o di qualunque altra minaccia; ma anche nella convinzione che la credibilità di una nazione passa in special modo dalle proprie Forze Armate che sono le poche istituzioni in grado di affermare sulla scena internazionale il nostro ruolo di Paese proposito ed incisivo nelle scelte dei principali valori da preservare della nostra civiltà.

Non posso quindi neanche immaginare chi le abbia suggerito un tale linguaggio, tuttavia non mi capacito che Lei, persona che ho sempre stimato, e che per la quale stima ho in taluni casi perso anche delle amicizie, sia potuto cadere di stile così in basso asserendo una simile fesseria.

Auspico e credo di poter parlare a nome di tutti i miei colleghi: un Suo intervento “riparatore” nel merito della questione è a mio giudizio obbligato. Lo auspicano e lo pretendono i vivi, ma anche i tanti morti che abbiamo dovuto contare nell’adempimento del servizio e del giuramento che abbiamo prestato. Un giuramento che non permettiamo a nessuno di infangare con degli sterili luoghi comune.

In ogni caso, poiché la coerenza è sempre stata una mia scelta di vita, con la presente lettera rimetto nelle Sue mani l’incarico di coordinatore regionale del Trentino – Alto Adige, ringraziandoLa per la fiducia che mi ha voluto a suo tempo accordare e verso la quale ho cercato, con tutte le mie forze, nonostante le innumerevoli difficoltà delle quali Lei è a conoscenza, di onorare.

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