Riforma del credito cooperativo: partorito l’esproprio dei risparmi dei trentini

Fugatti: “Finirà come Caritro e BTB?”.

Il decreto legge approvato nella giornata di ieri ha preso di sorpresa anche i vertici del Credito Cooperativo trentino che senza mezze parole si dichiarano “sorpresi e preoccupati”.

Infatti il provvedimento del governo non rispetta gli accordi presi con il Credito Cooperativo nella trattativa avvenuta nelle ultime settimane. “Quindi oltre al danno di una riforma fatta per decreto, cosa che se fosse stata fatta da un governo di centrodestra avrebbe fatto gridare al “golpe finanziario” da parte dei parlamentari di centrosinistra trentini, oggi registriamo anche la beffa di un accordo non mantenuto”, dichiara in una nota il Segretario Nazionale della Lega Nord Trentino, Maurizio Fugatti.

“Come abbiamo già avuto modo di dire la Lega Nord farà ricorso in ogni sede per difendere la autonomia e la specificità delle Casse Rurali Trentine e invitiamo sin da ora i parlamentari trentini di centrosinistra a ribellarsi alle imposizioni romane. Ci rivolgiamo in particolare ai parlamentari del Patt che dovrebbero difendere la autonomia dei nostri istituti di credito cooperativo e che invece finora non hanno battuto colpo contro questo decreto che smantella e svende le casse rurali”, prosegue Fugatti. “Ci chiediamo ancora per quale motivo in Trentino non si è fatto come a Bolzano, che ha invece ottenuto la autonomia delle Casse Rurali. Forse perché il nostro sistema ha rapporti anche all’esterno della nostra Regione? Non crediamo possa essere questo un motivo sufficiente. Ci spieghino il perché, altrimenti il cittadino comune è portato a credere che tutto si sia risolto con qualche posto al vertice delle holding in fase di costruzione, cosa questa certo utile per il Trentino, ma non sufficiente ad accettare questo provvedimento”.

“E poi la autonomia che verrebbe concessa alle Casse Rurali trentine in proporzione al grado di rischio e alla redditività, da chi verrà calcolata? Chi deciderà che a Trento le casse rurali rischiano meno e producono di più? Decideranno a livello centrale dove le garanzie per i trentini saranno poche e, visti i precedenti di simili rapporti come con la Banca di Trento e Bolzano e con la Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, non possiamo certo dichiararci fiduciosi”, continua il Segretario leghista trentino. “Non sappiamo nemmeno se la possibilità di derogare al limite dei 200 milioni di riserve per andare poi a trasformarsi in Spa possa essere una opportunità o meno per le Casse Rurali Trentine, in quanto comunque le fusioni sarebbero necessarie, visto che una media Cassa Rurale in Trentino ha un patrimonio che si aggira sui 50 milioni di Euro. E, visti i pessimi risultati delle banche sul mercato finanziario di queste settimane, non ci pare certo allettante una simile ipotesi”.

“L’attacco al sistema delle banche di credito cooperativo operato dal governo Renzi è solo l’ultima tappa di un percorso che ha deliberatamente perseguito lo snaturamento del tradizionale sistema di intermediazione creditizia che ha sempre funzionato nel nostro paese e anche in Trentino”, aggiunge Fugatti, concludendo: “Il progetto del Governo Renzi che sradica le banche dal territorio, con la distruzione del credito popolare, cooperativo e delle casse rurali, mette in difficoltà quella parte di sistema creditizio più vicino a artigiani e piccole e medie imprese nel momento della crisi economica”.

[Photocredit www.cassaruraleditrento.it]

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