PROVINCIA AL FIANCO DI CHI VUOLE RICAMARE UN NUOVO WELFARE

“Risalire sul treno della crescita lasciando a terra la coesione sociale non ci porterà lontano. Non è il welfare che dobbiamo rifondare ma un modo di vivere e stare insieme, un’idea di società che includa tutti gli ambiti di ciò che oggi intendiamo per sociale, dalla sanità alla scuola, dai giovani agli anziani, guardando ai bisogni singoli delle persone, senza alcuna distinzione, sapendo che ognuno di noi deve sapere alzare la soglia della propria partecipazione e responsabilità personale”. Sono le parole, del presidente della Provincia Ugo Rossi, con le quali si è chiuso stamane alla Sala Don Guetti della Federazione Trentina della Cooperazione il partecipato convegno “Ricamare Comunità. Il tessuto sociale si costruisce dal basso” promosso dalla cooperativa sociale FAI.

Rossi è intervenuto al termine di una mattinata che ha proposto varie esperienze di costruzione sociale dal basso, che partono dalla comunità (social street, sharing economy, housing sociale), tutte orientate a dare una risposta nuova e non scontata alle nuove domande oggi legate ai servizi alla persona ed al nuovo welfare nel quadro dei cambiamenti in atto nel sociale e nella solidarietà, ed a fronte della necessità da parte del privato sociale (circa 6 mila le associazioni di volontariato operanti in Trentino) di rivedere il proprio ruolo in un contesto di ridimensionamento delle risorse.
Esperienze concrete che – ha avvertito il sociologo Nadio Delai – “oggi hanno assunto le caratteristiche di un welfare di rammendo rappresentando una risposta a situazione di disagio ma che, se opportunamente accompagnate, possono trasformarsi un un “welfare di ricamo”, diretto a dare qualità evoluta alla nostra convivenza.”

Una realtà, però, che rimane ancora sottotraccia. “C’è davvero una grande voglia di partecipazione e capacità di mettersi in gioco – ha aggiunto, a questo proposito, il presidente Rossi ringraziando la cooperativa FAI e il suo presidente Massimo Occello per aver organizzato il convegno – c’è ma non viene valorizzata, non emerge: positività e fiducia sono due parole che possiamo ancora pronunciare perché qui queste cose sono ancora presenti. Dobbiamo continuamente interrogarci su come possano essere declinate, il nostro impegno sarà quello di saper riconoscere il valore di queste esperienze, ma soprattutto quello di tenere la barra dritta rispetto ad una direzione di marcia che non contrappone competitività e crescita economica ma che anzi le include ritenendo che siano la stessa cosa”.

Un intervento, quello del presidente, preceduto dalle parole dell’assessora Donata Borgonovo Re: “Principio cardine della nostra cultura costituzionale è la capacità di avere relazioni reciproche, sono le relazioni che qualificano il nostro stare insieme. La sfida non è di tagliuzzare le risorse destinate al sociale, quanto di riscrivere un sociale che ha già in sé tante capacità e risorse che non sappiamo usare appieno. I numeri ci parlano di un’ampia platea di persone potenzialmente occupabili, di un capitale umano sotto impiegato, di risorse gestite a costo e non a investimento. Dobbiamo favorire la dimensione di un welfare generativo, capace di attivare risorse, e le istituzioni devono dare un indirizzo, mettere a disposizione percorsi di formazione e di valorizzazione di alcune esperienze, che vanno però accompagnate e riorientate, altrimenti non saranno sostenibili in futuro. La valorizzazione di tali esperienze ci serve per indirizzare il sostegno, che non può essere a pioggia su tutti; verifichiamo insieme come costruire percorsi efficaci che sappiano valorizzare sempre più l’autonomia delle persone e la dimensione della responsabilità e corresponsabilità, perché solo così potremo uscire dalla dimensione di un welfare passivizzante.”

“Le istituzioni – questa la conclusione dell’assessora alla salute e solidarietà sociale – devono recuperare la fiducia dei cittadini, con i fatti e non con le parole. La sfida di questi mesi sta anche nella costruzione del Piano per la salute, che non è un piano sociale o sanitario ma un piano che parte dalla persona e che cerca di intercettare tutte quelle caratteristiche e necessità che alla persona garantiscono salute, un piano che non riguarda solo la dimensione fisica ma anche quella psichica, relazionale e sociale, che si propone di restituire qualità della vita, relazioni e felicità.”

[Photocredit www.ladigetto.it]

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