Punto nascite di Arco, Civettini: “No ai campanalismi, ma ad un progetto di assistenza”

“Doveroso per tutto l’Alto Garda. Si trasformi in centro di eccellenza”

“Ho assistito, ieri, alla commedia sulla sanità organizzata alla Comunità di valle dell’Alto Garda, presenti tutte le Amministrazioni comunali interessate – da Ledro a Dro – anche se non tutti i Sindaci. Dopo l’esposizione da parte dell’Assessore alla Salute Zeni, che di fatto ha addossato al Governo nazionale ogni responsabilità della soppressione del servizio “punto nascite” di Arco, si è vista in modo palese la mancanza di conoscenza della storia della sanità dell’Alto Garda. Infatti, al dottor Bordon, Direttore dell’Azienda Sanitaria, è stato assegnato il compiuto di illustrare quello che si farà al posto del “punto nascite”, vale a dire impegni già monchi conseguenti alla chiusura dell’ospedale di Riva del Garda avvenuta ormai moltissimi anni fa”. Così in una nota il Consigliere provinciale a Trento di Civica Trentina, Claudio Civettini.

“Detto questo, ciò che pare assolutamente inaccettabile è che si sia inscenato un melodramma campanilista davvero non degno della nostra Autonomia. Si è difatti parlato di deroghe, ma con le deroghe non si va da nessuna parte. Il problema vero è che – al di là di comunicazioni del tutto ordinarie – non vi è stato un confronto serrato dell’Amministrazione provinciale nei confronti del Governo centrale, Governo che poco capisce del Trentino e che poco capisce, dal punto di vista orografico, della differenza tra situazioni complesse e romane o comunque di pianura”, spiega Civettini.

E, sempre “detto ciò, il nostro dire è che l’ospedale di Cavalese ha il diritto di mantenere la dotazione del “punto nascite” così come quello di Cles e altrettanto come quello di Arco, che peraltro ha un bacino di utenza di oltre 50.000 persone”, continua il Consigliere trentino. “La chiusura è difatti stata frutto di errate informazioni. Errate informazioni che sono state volutamente così prodotte e la cui diffusione certo non rispecchia la gestione autonoma di una sanità trentina che – com’è stato detto da tutti – rasenta punti di assoluta eccellenza, ma è probabilmente poco conosciuta dall’attuale Ministra, che gestisce i tagli orizzontali nel mondo della Sanità”.

Il Consigliere Civettini prosegue: “A fronte di questo ribadiamo la necessità di superare gli ostacoli investendo fortemente sul “punto nascite” e sull’ospedale di Arco, dando corpo e concretezza a quelli che furono gli impegni presi dai passati Amministratori nei confronti di tutti i residenti dell’Alto Garda all’interno di un progetto sanitari provinciale. Siffatti impegni debbono quindi essere portati avanti dagli Amministratori attuali, nella consapevolezza che non è possibile che l’Alto Garda rimanga privo di un simile servizio, che può tranquillamente contraddistinguersi per efficienza e qualità nel momento in cui si ci investe”.

Civettini ricorda, “infatti, che se problemi ci sono stati ci sono stati quelli della presenza, ad oggi, di un falso ginecologo: l’alta qualità, per tutto il resto, è sempre stata confermata da un gran servizio anche con i numeri artatamente ridotti; numeri artatamente ridotti dovuti, è bene dirlo, al terrorismo che ormai, da oltre un anno, sta minando la qualità della struttura arcense. Allora, al di là di tutte le chiacchiere e rincorse a retoriche elettoralistiche, crediamo che strutturalmente Arco abbia la possibilità e quindi la forza di poter essere, dal punto di vista sanitario, un centro d’attrazione per tutto l’Alto Garda”.

La conclusione del Consigliere di Civica Trentina: “Questa secondo noi è la soluzione e per Alto Garda si intende Ledro, Dro, Drena ma per Alto Garda si intendono anche i Comuni che da Malcesine a Limone, che potrebbero gravitare e attrarre sicuramente puerpere per raggiungere quei necessari risultati che con ogni probabilità creerebbero quei presunti parametri che determinerebbero la sicurezza. Da ultimo, sottolineiamo però come la sicurezza non sia determinata tanto dai numeri quanto dalla preparazione dei professionisti e su questo crediamo che il centro di Arco non abbia nulla da invidiare ad alcuno, a meno che – chiaramente – non lo si voglia far morire di asfissia”.